Franco Battiato

Dieci Stratagemmi

2004 (Sony Music) | pop

Al bando premesse, preamboli e presentazioni. Se esiste, in Italia, un artista che non ne ha bisogno è Franco Battiato, da 25 anni buoni innovatore, prima, e poi autentico faro e punto di riferimento imprescindibile della canzone d'autore nostrana. Moderno e sofisticato come sempre, con questo "Dieci Stratagemmi" Battiato si ripresenta a tre anni di distanza dal suo ultimo album di inediti, il poco riuscito "Ferro Battuto". Molto meglio avevano fatto negli ultimi anni Novanta album come il prezioso "L'imboscata" e "Gommalacca". E molto meglio riesce anche a "Dieci Stratagemmi" (il titolo dell'album è preso da un antico manuale cinese di strategia militare): album conciso e irrequieto, compatto, senza fronzoli, e tra le righe ricco anche di una vena di rabbia caustica e polemica verso l'attualità internazionale.

Ad aprire l'album è il singolo "Tra sesso e castità", canzone con la quale il quasi sessantenne Battiato sembra voler riflettere sul tempo passato e sull'approssimarsi della vecchiaia, ma soprattutto canzone in puro, inimitabile, Battiato-style, superbamente arrangiata, elegante, raffinata e capace di aprirsi in squarci di potenza maestosa. Un brano degno di entrare da subito nell'ormai ricchissimo repertorio di classici assoluti del musicista. Ma non gli sono da meno altri episodi come "Conforto alla Vita", pezzo adagiato su un tappeto di archi ed elettronica, e "Apparenze e Realtà" (collaborazione con Maurizio Arcieri, mente dei mitici Krisma), che potrebbe essere la canzone che gruppi giovani e "cool" come i Subsonica hanno sempre cercato di realizzare. E che dire della magica "Fortezza Bastiani", che richiama i "Secrets Of The Beehive" di David Sylvian... La vetta dell'album è però "Le Aquile non volano a stormi", brano poetico e fascinoso, carico di fascinazioni orientali (il testo è tratto da versi del poeta cinese Qu Yan).

Ma, come si diceva più sopra, cifra caratteristica di questo disco è soprattutto una corrente di malcelata tensione e sotterranea insofferenza, che trova sfogo prima in un brano come "Ermeneutica" ("eiacula precocemente l'impero/ tornano i vecchi testamenti/ gli stati mostri si avventano sui regimi fascisti"… "mostruosa creatura, il suo nome è fanatismo"… "gli stati servi si inchinano a quella scimmia di presidente... si inventano democrazie..."), che peraltro si segnala come una delle partiture più folli e spiazzanti della sua carriera, e poi nella fantasia visionaria e minacciosa di "23 coppie di cromosomi", autentico incubo metropolitano, memore delle "allucinazioni" di "Shock In My Town".

Assistito in diversi episodi di questo album dalla voce della brava - e bella - Cristina Scabbia (cantante del gruppo goth-metal dei Lacuna Coil) e con i testi scritti come di consueto in collaborazione con Manlio Sgalambro, Battiato appare in gran forma, ispirato e febbrilmente ansioso di esprimere la sua visione delle cose. Una visione che trova la sua espressione più lirica nella conclusiva "La porta dello spavento supremo", singhiozzante e dimessa nenia per piano e archi (tutto rigorosamente "synth") con Battiato e Sgalambro a scambiarsi il posto di voce recitante di versi brevi e dolcemente fatalisti ("nel regno fisico o in quello astrale tutto si dissolverà").

Battiato convince e suscita ancora ammirazione, quel tipo di ammirazione che va rivolta a chi s'è davvero meritato, e certo non da oggi, l'appellativo di "maestro". E ci offre "dieci stratagemmi" per cercare di combattere contro una realtà carica di paure e incertezze. Con la sola forza dell'arte. Vale la pena almeno provarci.

(16/11/2006)

  • Tracklist
  1. Tra sesso e castità
  2. Le aquile non volano a stormi
  3. Ermenautica
  4. Fortezza Bastiani
  5. Odore di polvere da sparo
  6. I'm that
  7. Conforto alla vita
  8. 23 coppie di cromosomi
  9. Apparenze e realtà
  10. La porta dello spavento supremo
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