Coldplay

Viva La Vida (Or Death And All His Friends)

2008 (Capitol) | alt-pop, britpop

A tre anni da quel "X&Y" (Capitol, 2005) che spiazzò critica e pubblico per la sua sfacciata presa di posizione mainstream, per una band da cui invece ci si aspettava un più deciso passo in avanti nel rock melodico di ricerca, "Viva La Vida" dimostra che quelle premesse erano di lì a venire. Ovviamente introdotto da rumori (che risalgono addirittura al tardo 2006), voci di corridoio, e un battage pubblicitario più strombazzante che mai, il lancio di "Viva La Vida" non ha dimenticato di evidenziare la novità più clamorosa del progetto: la produzione di Brian Eno. Come per i primi U2 e i Talking Heads della maturità (e ben più recentemente per "Surprise" di Paul Simon), il Leonardo Da Vinci del rock ha raccolto i quattro giovani londinesi e li ha trasformati in freddi strumentisti pop che ripercorrono con nuovo vigore creativo l’intera storia del britrock.

L'intero album è anzi all'insegna del più spudorato citazionismo (un ingrediente che già era stato appannaggio dei Coldplay fin dal debutto "Parachutes"), ma le intersezioni tra melodia e arrangiamenti suonano ora grandemente a fuoco. In "42" il mood passa dal Lennon di "Imagine" ai Radiohead di "Paranoid Android" e quindi in filastrocca saltellante alla Arcade Fire (i maestri del revisionismo degli anni 2000), per poi tornare brevemente al registro pensoso iniziale. La doppia "Lovers in Japan/Reign of Love" attacca con una corsa gaudiosa che richiama nuovamente gli Arcade Fire di "Power Out", e quindi sfuma in una ninnananna cristallina di corde e piano soffuso rutilante.

La title track prende in esame il melodismo degli Smiths e lo rimpinza di archi, timpani e celesta (e un lieve contrappunto ambientale con clavicembalo), e si spegne in un organo di chiesa. "Yes", la più ambiziosa, è una ballata che ricalca la "Eleanor Rigby" Beatles-iana, pur nascondendo una profusione di suoni in sottofondo (brusii di chitarre, archi e drum machine), scardinata da un artificio di produzione (un effetto "sbobinamento") che lancia una corsa di chitarre space-rock ispirata dal canto shoegaze dell'era Broken Social Scene.

Altre accortezze riguardano "Lost!", debitrice del Lennon di "Give Peace A Chance", forte d'organo polifonico e battimani, e la soul-oriented "Cemeteries Of London", con canto preso a prestito dal tardo Bono, libere note di piano fuori tempo e sincopi in stile flamenco. Ma "Strawberry Swing" adotta un honky-tonk giubilante con canto sussurrato (che tende a illanguidirsi come per le peggiori ballate di "X&Y") e un marasma d'arrangiamento quasi lisergico. E "Violet Hill", il singolo di lancio, è una hit quantomeno atipica (passo ska, chitarre apocalittiche, cori invocanti), aperta e chiusa da due minuscoli prodigi di produzione: un'aurora drone e un sottovoce alla Harold Budd. In scala ingrandita, pure l'album è aperto e chiuso da intro e outro analoghe, quasi una salmodia glitch che all'inizio si arricchisce di un motivo strumentale e in chiusa fa da sfondo al canto di Martin (ma preceduta da "Death and All His Friends", umile fantasia melodica-corale che cita anche gli ultimi baluardi del rock britannico, i Polyphonic Spree).

È un album stranamente epidermico dall'inedita robustezza di suono e di escamotage sonori, che camuffa il qualunquismo in esistenzialismo. Come? Tutti fanno praticamente tutto, dal Chris Martin tenuto a briglia corta che canta secco e talvolta dolente, agli accordi costantemente sfaldati di Jon Buckland (anche polistrumentista), dal synth del bassista Guy Berryman alle sovraccariche ma disinibite ritmiche di Will Champion (anche al piano). Il filtro Eno (ma con lui c'è un Jon Hopkins nei panni di lussuoso decoratore), tra armature elettroniche, grumi digitali e armonie folgorate, lo rende credibile pur impiantando una dose sprecona d'istrionismo sdilinquito.
La scritta che sfonda l'emblema di Delacroix della copertina riprende l'iscrizione della pittrice messicana Frida Kahlo, forse la musa del progetto. L'outro collegata a "Death And All His Friends" ha un titolo fantasma: "The Escapist".

(13/06/2008)

  • Tracklist
  1. Life In Technicolor
  2. Cemeteries of London
  3. Lost!
  4. 42
  5. Lovers in Japan/Reign of Love
  6. Yes
  7. Viva La Vida
  8. Violet Hill
  9. Strawberry Swing
  10. Death and All His Friends
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