Il Teatro degli Orrori

A sangue freddo

2009 (La Tempesta Records) | alt-rock, noise

L'ampio e quasi unanime consenso di critica (e di pubblico) riscosso dal debutto "Dell'impero delle tenebre" di due anni fa rendeva il secondo album de Il Teatro degli Orrori uno dei dischi più attesi del panorama nostrano.
"A sangue freddo" mantiene l'originalità della proposta, specie sotto il profilo lirico, con un uso eccellente della lingua italiana in strutture musicali che accoglierebbero meglio quella inglese, ma sembra virare verso una scelta stilistica che smussa gli angoli, lasciando da parte il folle impeto noise per un più ragionato (ma a volte non meno rabbioso) furore rock, lasciandosi talvolta andare anche a una ricerca melodica e a citazioni del cantautorato italiano più classico.

L'inizio è spiazzante: preceduta da un lungo sibilo elettronico, come un ecg piatto, "Io ti aspetto" è una storia di attesa e di abbandono, lenta e rassegnata, con archi e piano a sospendere il tempo figurandolo lungo e vuoto come solo l'attesa di vana speranza può essere.
Non c'è tempo di stupirsi dell'inconsueto romanticismo di Capovilla che subito si viene investiti dal muro sonico grunge-metal di "Due", trascinante ritorno alle sonorità dell'esordio così come la seguente title track, inno al poeta-attivista nigeriano Ken Saro-Wiwa, e "Mai dire mai", miscela di hard-rock, melodia pop e spoken word.

Il gruppo degli ex-One Dimensional Man è però in evoluzione e i risultati sono spesso ottimi; come in "Direzioni diverse", ballata di splendida convivenza tra basi elettroniche, archi e potenti chitarre, nell'enfasi poetico-teatrale di "Majakovskij" (rilettura di "All'amato me stesso") o nel fluire lento e dilatato, tra Massimo Volume e Csi, dei dieci minuti finali di "Die Zeit".
Il processo evolutivo ha degli inciampi (vedi "È colpa mia" e "La vita è breve") che però vengono recuperati con i mezzi conosciuti, trasformando, ad esempio, il "Padre nostro" in un rabbioso sfogo o gettandosi in un pazzo rock marziale con uno scatenato Capovilla versione Sergente Hartman ("Alt!").

In un certo senso similare al caso dell'ultimo Afterhours, la scelta stilistica de Il Teatro degli Orrori potrà far parlare tanti su un "ammosciamento" in favore  di un maggior consenso di pubblico, ma "A sangue freddo" non è una crescita con perdita d'identità, bensì un progresso graduale che mantiene salde le radici.
Il gruppo di Capovilla e Favero si è presentato alla famigerata seconda prova smorzando i toni e rischiando, omaggiando cantautori come De Gregori e Celentano (ma anche Battiato e Ciampi nei toni) senza tuttavia perdere il fuoco che ardeva nell'album di debutto, costruendo pezzi trascinanti e con il solito gran lavoro di testi e interpretazione.

Un disco di amore, distacco e protesta, mix di rabbia e armonia che conferma il Teatro degli Orrori come la realtà più interessante e stimolante dell'odierno panorama alternative-rock italiano.

(06/11/2009)

  • Tracklist
  1. Io ti aspetto
  2. Due
  3. A sangue freddo
  4. Mai dire Mai
  5. Direzioni diverse
  6. Il terzo mondo
  7. Padre Nostro
  8. Majakovskij
  9. Alt!
  10. E' colpa mia
  11. La vita e' breve
  12. Die Zeit
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