Cccp / Csi

Cccp / Csi

Punk filo-sovietico

di Claudio Fabretti

Emancipandosi dai dogmi musicali anglo-americani ed elevando la provincia emiliana a scenario universale, la saga epica di CCCP-CSI ha segnato uno dei momenti fondamentali del rock italiano. Tra manifesti ideologici e inni dolenti, ironia e paranoia, rabbia punk e misticismo orientale

I CCCP nascono nel 1982 a Berlino, dall'incontro di Giovanni Lindo Ferretti (voce) e Massimo Zamboni (chitarre). I due si muniscono di drum machine e suonano in giro per la Germania, rifacendosi soprattutto al punk espressionista di Einsturzende Neubauten. Il ritorno in Italia porta l'illuminazione. La cultura popolare emilano-romagnola può essere filtrata da etica ed estetica punk. Non si tratta di colte ricerche ma proprio della superficie culturale turistico-godereccia-comunista della regione. Del resto, anche il nome CCCP non inneggia al comunismo sovietico ma ne celebra la pronuncia storpiata da un ipotetico militante provinciale. Quasi anni 50. Quasi Guareschi. I due mettono in piedi degli show, ma l'impatto col pubblico non è dei migliori: la complessità e il distacco dei testi e la mancanza di linee melodiche non aiutano. L'idea allora è arricchire lo show con situazioni e personaggi. Così Danilo Fatur e Antonella "Annarella" Giudici si uniscono alla band.Ora la formazione è al completo: questa è la vera nascita dei CCCP.

Nel 1984 esce il primo Ep Ortodossia. E' tutto punk e filastrocche elementari urlate su chitarre spigolose a ritmo forsennato: "Spara Yuri spara, spera Yuri spera" e "Islam punk, Islam punk, punk Islam e Islam punk" sono i vagiti di questa italianissima creatura che nella sua necessaria violenza ricorda più gli MC5 o gli Stooges che le band inglesi del '77.

A Ortodossia segue Ortodossia II che aggiunge a "Spara Yuri spara", "Islam punk" e "Live in Punkow", tutte già presenti nel primo Ep, "Mi ami" che resterà una delle canzoni simbolo della band, con l'andamento iniziale lento che accompagna nel loro corso gli "spermi indifferenti" del testo e poi lo scatto in avanti in un hard-core musicale mozzafiato e il primo soliloquio depresso-esistenziale di Ferretti. E' una canzone punk italiana, e tutti i ragazzi dell'85 ci si possono riconoscere. E' quello che non si era (forse) mai visto in Italia: una band che non fosse una scopiazzatura di modelli inglesi e americani. L'impianto ideologico si veste di un bizzarro kitsch est-europeo e si concretizza in manifesti teorici, nei quali i CCCP si dichiarano "punk filo-sovietici".

I riferimenti più evidenti sono reminiscenze mitteleuropee (soprattutto la scena new wave tedesca, dai Kraftwerk agli Einsturzende Neubauten), punk e proto-punk americano (MC5, Stooges, Ramones), cantautorato italiano (Battiato in primis) e dark britannico (dai PIL ai Bauhaus). Ma i CCCP non sono un clone provinciale di una band inglese o americana: sono una band provinciale italiana che ha storpiato tutto quello che poteva essere canzonetta o ballo liscio e l'ha tritato in un frullatore punk al massimo dei giri.

Sempre nel 1984 arriva l'album Compagni, cittadini, fratelli, partigiani, che raccoglie i pezzi già presenti sugli Ep e un pugno di altre canzoni. Il suono è casereccio, rozzo e povero, ma dentro ci sono energia da vendere e l'esatto contrario dell'energia: canzoni annichilite e annichilenti come la lunga "Emilia paranoica", uno dei capolavori della band, in cui una stasi pesante e obesa (una batteria elettronica in quattro e lentissima, accoppiata agli accordi di chitarra in sincrono con il declamato sillabato di Ferretti) improvvisamente inciampa per prendere velocità, come una caduta dalle scale, e poi si blocca immobile per riprendere l'ossessiva lentezza dell'inizio. C'è "Morire", con il suo testo reducistico ed emozionato, c'è "Militanz" a mille all'ora. In sostanza, è un disco ancora acerbo, non tutto è ancora a fuoco: a parte "Emilia paranoica" e "Mi ami", è dichiaratamente un disco di formazione, i testi non sono ancora i proclami di disperazione e ribellione che arriveranno poi, l'impianto musicale è ancora troppo lineare, troppo deboli ancora le influenze popolari.

Un anno dopo esce 1964-1985. Affinità-Divergenze fra il compagno Togliatti e noi. Del conseguimento della maggiore età. Il disco si apre con una dichiarazione di identità, un urlo "CCCP" e via, in un mare di feedback, una batteria elettronica che è una pulsazione continua e le parole che sono quelle che non senti altrove "fedeli alla linea, anche quando la linea non c'è, quando l'imperatore è malato, quando muore o è dubbioso". Il disco ripropone "Morire" con il suo arpeggio sospeso e la voce lontanissima che declama "Esiste una sconfitta pari al venire corroso che non è mia ma dell'epoca in cui vivo" e ci sono ancora "Emilia paranoica" e "Mi ami". Tra i brani nuovi, svetta "Curami", con il suo tipico giro punk che si interrompe per lasciare solo il bit meccanico della batteria elettronica con la frase "Solo una terapia" in una pausa sospesa che sembra durare all'infinito, e con un uso straniante dello xilofono.
Ma ci sono anche "Trafitto", con il suo proclama d'apatia ("Trafitto sono, trapassato dal futuro, cerco una persona. Fragili desideri, a volte indispensabili, a volte no"); "Noia", cupa e depressa come da titolo; "Allarme", inquieto e improbabile tango dai sussulti prepotentemente rock; "Fedeli alla linea", con la sua ritmica sconnessa; "Valium, Tavor, Serenase", una trottola esplosiva di violenza inaudita che si spezza di colpo per lasciare il campo a del vero liscio ("Romagna mia, Romagna in fiore" in puro tre quarti da balera!). Ma c'è soprattutto "Io sto bene". Questa è la canzone che li identificherà, perché in questo lieve accelerando in quattro quarti c'è tutta la provincia italiana e tutta il senso di vuoto degli anni Ottanta ("Non studio, non lavoro, non guardo la TV, non vado al cinema, non faccio sport"...).
A emergere è anche il canto distaccato e straniante di Giovanni Lindo Ferretti, sorta di John Lydon padano, che si rivela forse il primo cantante italiano capace di adattare la propria lingua alle esigenze ritmiche e armoniche del rock.

Dal vivo, la band si presenta come un circo sfavillante e decadente, un tempio del kitsch con trampolieri e mangiafuoco, con Fatur ("Artista del popolo") che si denuda e Annarella ("Benemerita Soubrette") che officia questi riti agnostici. Ma dietro quest'immagine istrionica, si inizia a intravedere un'ombra di misticismo.

Passano due anni ed esce il singolo "Oh battagliero" (1987), con il suo andamento tangheggiante e poi, nello stesso anno, il primo album per una major, la Virgin. Si tratta di Socialismo e barbarie. L'apertura del disco è affidata alla prima cover della loro carriera: "A Ja Ljublju SSSR", ovvero l'inno sovietico con un testo epico originale di Ferretti, una roboante ed echeggiante batteria elettronica e la tagliente chitarra di Zamboni a cantare la melodia. Nel disco, la violenza punk si smorza contro l'apparire di un Oriente di facciata, da musicassette d'autogrill. E così troviamo "Hong Kong", con il suo gocciolare di chitarre in un vuoto pneumatico, "Inch'allah ça va", con un cantato in francese, e "Radio Kabul", che riprende i tempi e le movenze delle danze sufi. Le chitarre distorte e i tempi veloci ci sono ancora, ci sono "Per me lo so" e "Tu menti", l'inno religioso per organo e voce di "Libera Me Domine" e soprattutto "Rozzemilia", inno disperato e devastato, pieno di amore-odio per la propria terra segnata da quelle "cataste di maiali sacrificati". E' il disco di passaggio, un lavoro in cui l'energia, la rabbia e la depressione degli esordi iniziano a diluirsi in una inquieta introspezione e in un "altrove" da film di Salvatores. Il disco suona tutto sommato ancora bene e riesce a stare in equilibrio fra impulsi nativi e nuove fascinazioni.

Il passo seguente è spiazzante, un singolo con Amanda Lear, una cover di "Tomorrow". Poi viene il 1989 con il nuovo disco Canzoni, preghiere e danze del II millennio - sezione Europa. Più elettronica e meno distorsione: un disco di techno pop. Tutta la forza del gruppo si stempera fra tastierine e scale arabeggianti, anche se l'inizio è affidato alla poco duttile voce di Ferretti che canta da solo una canzone tradizionale degli alpini "Il testamento del capitano". Il disco in sé non è poi brutto, però sembra quasi uno scherzo, come il maccheronico italiano di "Uligani dangereux", la sinceramente spiacevole "Vota Fatur", blaterata dallo stesso Fatur, o la inutile "Reclame", dove su un tappeto di tastiere in stile ambient Annarella presenta i musicisti e i tecnici del gruppo. Il Medio Oriente la fa da padrone in pezzi come "E' vero ", "Madre", "Le qualità della danza" e "And the radio plays", a dire il vero solo in quest'ultima sembrando un qualcosa di non totalmente sintetico e di maniera. Per chi volesse trovare qualcosa dei vecchi dischi, restano "Fedele alla lira?" e "Conviene", che negli arrangiamenti elettronici perdono senso e impellenza per restare solo filastrocche. Gli episodi meglio riusciti sono proprio le canzoni che tentano la via di una epica techno-pop: "B.b.b.", "Svegliami" e "Roco roco rosso".

Il gruppo sembra dirigersi verso la sua fine, almeno per come lo avevamo conosciuto. La svolta avviene durante un tour in Unione Sovietica, effettuato nello stesso 1989 insieme ai Litfiba, il gruppo di riferimento per la dark-wave italiana. Da questo tour nasce l'ultimo disco dei CCCP, quello della svolta e della fine. Epica, Etica, Etnica, Pathos nasce infatti dall'incontro di Ferretti e Zamboni con Francesco Magnelli, Ringo De Palma e Gianni Maroccolo, rispettivamente tastiere, batteria e basso degli allora morenti Litfiba, e da una nuova idea della registrazione: andarsene tutti insieme in campagna vivendo in comune e registrare tutto live.

Il disco è qualcosa di totalmente nuovo per i CCCP. C'è una diversa competenza strumentale e non ci sono più i sapori di plastica del disco precedente. La violenza e la rudezza dei primi dischi sembrano essersi sì stemperate, ma anche compattate in un suono meno selvaggio e straziato, ma austero e solido. La qualità del suono è decisamente migliorata. Con questo disco nasce una entità nuova, è l'ultimo lavoro dei CCCP ma in realtà è il primo disco di un gruppo nuovo. Fanno capolino le fisarmoniche e i testi si sbilanciano definitivamente verso il misticismo, le chitarre di Zamboni si addolciscono e per la voglia di distorsione deve fare il suo ingresso nella band Giorgio Canali. Ci sono alcune cose fra le più affascinanti suonate dal gruppo. "Aghia Sophia" è un collage musicale straniante, che spazia da un'invocazione ecclesiastica ("Tedio domenicale, quanta droga consuma. Tedio domenicale, quanti amori frantuma") alle intuizioni brechtiane di Kurt Weill fino a sprazzi folk. "Paxo de Jerusalem" e "Sofia" completano il capitolo con continui rimandi alla mistica e al folklore. "Depressione Caspica", con le sue chitarre amplissime e taglienti, potrebbe sembrare una "Io sto bene" suonata a velocità dimezzata; "Amandoti" è un ¾ liscio popolare con la voce narrante e terribile di Ferretti; "Campestre" è una improbabile ballata bucolica; in più, ci sono l'infinita cavalcata di "Maciste contro tutti" e il canone "Annarella" come testamento del gruppo - "Lasciami qui lasciami stare lasciami così, non dire una parola che non sia d'amore" - che, sentito dal più devastante e devastato gruppo punk italiano, sinceramente commuove.

Così nel 1990 il gruppo, a cui chiunque oggi suoni in Italia deve almeno un piccolo grazie, chiude la sua esistenza. Quello che resta sono sicuramente le parole di Ferretti, con la consapevolezza di non essere per sempre legati alla dimensione cantautorale per esprimere in italiano qualcosa che vada oltre la banalità, e un suono semplice ma dannatamente efficace, che fa della sua povertà la sua maggiore dote, mettendo a nudo le personalità fortissime di quelli che lo hanno creato. Ci sarà una lunga pausa, poi gli stessi attori di questo ultimo disco si reincontreranno e ripartiranno insieme con il progetto CSI.

I CCCP si trasformano in CSI (Consorzio Suonatori Indipendenti) nel 1992, in un concerto a Prato. Quello che potrebbe anche sembrare un ironico riflesso della politica internazionale su un gruppo politicizzato si concretizza in un disco collettivo, Maciste contro tutti (con Ustmamò e Disciplinatha). I pezzi sono tutti tratti da Epica Etica Etnica Pathos dei CCCP e non c'è nulla di nuovo: si potrebbe trattare di una reducistica reunion ma non è così. L'anno seguente (1993) esce infatti Ko' De Mondo. E' il vero disco di esordio per la nuova sigla. In formazione entrano stabilmente Gianni Maroccolo, Giorgio Canali, Francesco Magnelli e Ginevra di Marco (cori), mentre abbandonano la compagnia Fatur e Annarella.

Dagli ultimi CCCP mutua una certa severa austerità e la modalità di lavoro: tutti insieme in campagna a far crescere suoni e idee. Il disco suona molto asciutto, gli arrangiamenti sono dosati, le chitarre di Zamboni sono molto ordinate e quelle di Canali riscoprono qua e là un uso primitivo del feedback, lontano dal grunge, dalla no wave o dai Sonic Youth, e vicino ai gruppi dei tardi Sessanta, che resta sempre in secondo piano. Ferretti unisce misticismo e pensiero femminile a uno sguardo che dalla provincia italiana abbraccia l'Europa. "A tratti" apre il disco con potenza e con il monito "se divento un megafono m'incepperò"; "Del mondo" culla con il piano e taglia con le chitarre una magica amarezza; "Fuochi nella notte" recupera un sapore di ballata popolare, mentre l'ipnotica "In viaggio" è quasi rock da autostrada. Se "Celluloide" è un piacevole scherzo su un tempo fra il funky e l'elettronico, "Finestere" è sinceramente un po' ingombrante con il suo latino e le sue chitarre obese e "Intimisto" è un monologo faticoso.

Il passo successivo è un benvenuto da parte del mainstream pop-rock: un live acustico (come di moda al tempo) da Mtv: In Quiete (1994). Nel disco brillano vecchie gemme dei CCCP che in questa forza, controllata dalla sottile elettricità, vengono fuori con una indiscussa eleganza di scrittura. E così il live si ricorda soprattutto per il tango di "Allarme", l'accatastarsi di percussioni e distorsioni di "Stati di Agitazione", la lineare e danzante "Io Sto Bene" (che poi così "unplugged" non sono); la nuova "Fuochi nella notte" e la vecchia "And the radio plays", messe così vicine in scaletta, mostrano la loro discendenza. Seguono molti altri concerti, in cui il gruppo si appropria anche di "Noi non ci saremo" dei Nomadi in un lento mormorare di tastiere.

Bisogna aspettare il 1996 per avere il nuovo disco, Linea Gotica. Dedicato al mito della Resistenza (in particolare quella italiana durante la Seconda guerra mondiale e quella bosniaca di Sarajevo), il disco presenta una ricerca quasi disperata dell'intimità. Una ricerca di profondità che si evidenzia con la quasi totale rinuncia alle percussioni, con il rallentamento di tutti i tempi, con la scelta di una uniformità timbrica data dalle chitarre appena distorte e dalle tastiere, che fanno da piccolo organo, il tutto a fare da tappeto alle parole di Ferretti e ai vocalizzi di Ginevra di Marco, senza mai cercare variazioni improvvise o aperture potenti. Quasi fosse una lunga preghiera.
In alcuni frangenti il disco raggiunge una grande intensità, e questo proprio nei momenti in cui questo lungo mantra si avvolge su se stesso prendendo respiro, ad esempio nell'intrico di archi e chitarre in tempo ternario della splendida "Cupe Vampe" (sull'assedio di Sarajevo) o alla fine del disco ("Irata"), nel moto circolare della frase pasoliniana "ad onta di ogni strenua decisione o voto contrario mi trovo imbarazzato sorpreso ferito per un'irata sensazione di peggioramento di cui non so parlare né so fare domande". Da segnalare anche la cupa cover di "E ti vengo a cercare", cantata insieme all'autore, Franco Battiato, e l'ipnotica "Esco", con cadenze rallentate alla Codeine.
In altri momenti, però, il disco scorre pesante e lento ("Blu", "Io e Tancredi") e non riesce a trovare quella sintesi di spirito e materia così fortemente cercata.

La band, che ormai ha in pianta stabile anche Ginevra di Marco e Francesco Magnelli, parte per un viaggio in Oriente e ne ritorna per un nuovo album. Si tratta di Tabula Rasa Elettrificata, (1997). Il disco esce in estate e questo fa sì che nel vuoto di uscite circostante, vendendo poco più dei due precedenti, catapulti i CSI in testa alle classifiche italiane, con oltre 80.000 copie vendute. Che si tratti di calcolo o di casualità, se ne discute a lungo... il rock alternativo italiano conquista i mercati... Ma di alternativo il disco non ha molto. I testi di Ferretti sono i meno interessanti di sempre ("M'importa na sega"?), l'album è super prodotto con strati di chitarre su strati di chitarre e sopra uno sfarfallio continuo di tastiere e piatti nelle parti più potenti, cui si alternano parti quiete guidate dal basso con batteria soft e piccoli respiri di tastiere o di chitarre: un quasi dub senza il coraggio di spingersi in terreni più elettronici. Questa stanca alternanza copre tutto il disco e la distorsione non riesce quasi mai a comunicare quella durezza che forse si cercava. Fanno eccezione il singolo "Forma e sostanza", molto trascinante anche se chiaramente orientato alle classifiche di vendita, e l'orientaleggiante "Ongii", che concede forse i momenti più spirituali dell'album. Per il resto, è un disco sinceramente imbalsamato, power pop senza neanche il dono della felicità melodica.

Sembra una strada da cui è difficile uscire e invece nel 1998 esce La terra, la guerra, una questione privata concerto in onore e a memoria di Beppe Fenoglio, suonato e registrato ad Alba in una chiesa, le cui note di copertina così si concludono "Uscirà il 29 gennaio 1998, ci accompagnerà durante il "M'importa 'na sega' tour", ma non ce ne sarà traccia in quei concerti. Verrà ritirato dal mercato il 1° maggio 1998. Non è una questione economica, è una questione privata". E' un disco splendido, una gemma purissima e tagliente. Una magica sospensione tiene insieme una architettura sonora semplice che al tempo stesso è leggera e solidissima.
Le canzoni, denudate da qualsiasi orpello, mostrano il loro solido scheletro e le loro radici, che siano piantate nello spirito o nella memoria di ognuno, e trovano quello spazio, non dentro di sé ma in mezzo a tutti, che può far parlare di capolavoro. E capolavoro è questo concerto dalle chitarre di "Campestre" alle tastiere di una "In viaggio" rallentata e rarefatta, all'emozione di risentire "Annarella" accompagnata solo dal pianoforte, al finale con la ripresa di "Guardali negli occhi" con la sua ode partigiana e le chitarre di Canali in un feedback delicato quanto straziante. Il disco brilla dall'inizio alla fine, e chiude la storia di questa band. Quella frase "Se divento un megafono m'incepperò" diventa la barriera oltre cui non si può andare: il gruppo si spacca fra chi prende impegni per il futuro sempre più stringenti, nuovi dischi, nuovi concerti, libri, e chi vuole un tempo diverso e forse motivazioni diverse per continuare a suonare. Zamboni e Ferretti si lasciano male. Ora i CCCP sono finiti sul serio, usciranno ancora due live postumi che nulla aggiungeranno e nulla toglieranno a quanto fatto dal gruppo.

Nel 2001 Ferretti pubblica un disco solista (Co.Dex, 2000), che passa quasi inosservato così come il debutto sotto la nuova sigla Per Grazia Ricevuta (2002), sorta di rimpatriata dei Csi senza Zamboni, improntata a sonorità electro-world, con la produzione di Hector Zazou e il mixaggio dell'esperto Peter Walsh (presente anche in "The Last Broadcast" dei Doves). Ferretti ha intanto vinto la più difficile delle battaglie, sconfiggendo il cancro alla pleura da cui era affetto. Ma tutto lascia pensare che la sua vena artistica sia ormai in declino.

A ridestare la nostalgia per i tempi d'oro di CCCP-CSI provvede il live Montesole, registrazione del concerto, in memoria di Don Dossetti, tenutosi il 29 giugno 2001 nel parco storico di Montesole, che ha portato alla ricostituzione dei CSI nel nuovo progetto dei Per Grazia Ricevuta. Il disco (18 tracce per 72 minuti) presenta vecchi brani dei CCCP, canzoni dei CSI, letture di Ferretti, inediti dei PGR. Tutti i brani, infatti, sono scarnificati, ridotti all'osso, rallentati, dilatati, senza percussioni e batteria, suonati perlopiù con l'ausilio di pianoforte e di una buona dose di effetti elettronici. A trarre giovamento da questi riarrangiamenti sono soprattutto i brani dei CSI e in particolare le tre tracce che aprono il disco. "Guardali negli occhi", "Unità di produzione", "Cupe vampe". Dopo questa prima sequenza di canzoni, il disco si fa frammentario e un po' ripetitivo: troppi intermezzi ("Libera me domine", "Veni Creator Spiritus") e qualche canzone che non dà il meglio di sé nella sua versione edulcorata ("Morire", quasi irriconoscibile). Massiccio l'utilizzo dell'elettronica (che, con la complicità di Hector Zazou, assumerà un ruolo ancora più importante nel loro disco in studio): nella lettura "La notte", di Elie Weisel, la voce di Ferretti è accompagnata, e talvolta quasi sovrastata, da suoni techno, mentre in "Unità di produzione" si può ascoltare addirittura il cantato di Ferretti filtrato col vocoder. Gli inediti (registrati a parte) sono interessanti: "P.C. - Popular Correct", urlata, non sfigurerebbe in un disco dei CCCP; "1/365°" è una semplice canzone a due voci accompagnata dal solo pianoforte.

Seguiranno altri progetti minori, come le due collaborazionidi Ferretti - Iniziali: BCGLF (con Giorgio Barberio Corsetti, 2003) e la composizione di ispirazione sacra Litania (con Ambrogio Sparagna, 2004) - più la nuova produzione targata Per Grazia Ricevuta, D'anime e d'animali (2004), che segna un ritorno agli assalti rock di qualche anno prima, seppur senza più l'originaria verve.

Nel frattempo, Ferretti intraprenderà anche una brillante carriera letteraria, pubblicando, tra gli altri, "Fedeli alla linea dai CCCP ai CSI" (con Massimo Zamboni e Alberto Campo), "Il libretto rozzo dei CCCP e CSI" (con Massimo Zamboni e Remo Bonazzi) e "In Mongolia in retromarcia" (con Massimo Zamboni).

Composto dal trio di capisaldi Giovanni Lindo Ferretti, Giorgio Canali e Gianni Maroccolo, l’ultimo atto dei PGR, Ultime notizie di cronaca, non è certo il loro canto del cigno. Piuttosto, dopo partenze (non ultima, quella di Ginevra Di Marco) e soprattutto opere mediocri (l’omonimo e D’anime d’animali, con l’eccezione forse del non indegno live a Montesole), si può parlare di doveroso capolinea per la saga dell’ultima incarnazione musicale di Ferretti e compagnia.
Il contenuto delle “Ultime notizie” è ben espresso fin dalla confezione del cd, che preferisce mostrarsi come opera dei tre nomi reduci, più che della band-progetto. In effetti, i tremendi deja vu sovraprodotti a base di elettronica (“Cronaca montana”, “Cronaca di guerra 1”), i clichè new age (“Cronaca del ritorno”, con una nuova riscoperta della drum machine dai tempi dei Cccp, e “Cronaca di guerra 2009”), e le tiritere del cantante (“Cronaca settimanale”), non impressionano il fan più incallito. Il finale di “Cronaca Divina Te Deum” è tanto sorprendente quanto le dichiarazioni filo-clericali e destrorse di Ferretti.

A far rivivere le emozioni della epopea-Cccp è poi la rimpatriata tra amici organizzata da Zamboni per festeggiare trent'anni di Ortodossia. Un progetto che si sublima in versione live, dove la voce della nuova cantante Angela Baraldi risuona potente, le chitarre fendono l'aria con i loro lancinanti feedback. Camicia bianca e cravattino nero à-la Patti Smith, l'ex-investigatrice di "Quo Vadis, Baby" sfodera una presenza scenica sorprendente, saltando e ballando sul palco con foga da frontgirl di razza. Ma a stupire è soprattutto la sua voce: se ne conoscevano le qualità fin dagli inizi della sua lunga gavetta (a scoprirla fu Lucio Dalla nel 1990, poi in pratica ha collaborato con tutti i big del cantautorato italiano) ma ora ha acquisito una strana timbrica, oscura, quasi maschile, che si attaglia insospettabilmente, ma in modo perfetto, ai vecchi brani di Ferretti. Una trasformazione agevolata, a suo dire, dal tour con Giorgio Canali per il progetto-tributo ai Joy Division e che ora le schiude le porte di una interessante "seconda vita" artistica.

La saga epica di CCCP-CSI ha segnato una tappa decisiva nella storia del rock italiano. Tutta la scena nostrana degli anni Novanta deve qualcosa a Ferretti e compagni. Un ruolo fondamentale, dunque, ma non solo dal punto di vista strettamente musicale. La band emiliana, infatti, è stata per lungo tempo il simbolo di una controcultura musicale, di un attacco irriverente e spietato al "sistema", che ha traghettato attraverso due decenni il pubblico "alternativo" italiano. E alcuni dei loro classici - da "Curami" a "Emilia Paranoica", da "Annarella" a "Cupe Vampe" - resteranno tra i massimi traguardi raggiunti dal rock italiano.

Contributi di Davide Bassi ("Montesole"), Michele Saran ("Ultime notizie di cronaca")



Cccp / Csi

Punk filo-sovietico

di Claudio Fabretti

Emancipandosi dai dogmi musicali anglo-americani ed elevando la provincia emiliana a scenario universale, la saga epica di CCCP-CSI ha segnato uno dei momenti fondamentali del rock italiano. Tra manifesti ideologici e inni dolenti, ironia e paranoia, rabbia punk e misticismo orientale
Cccp / Csi
Discografia
 CCCP

 

  

 

 Compagni, cittadini, fratelli, partigiani/Ortodossia II (Attack Punk, 1984)

6

1964-1985. Affinità-Divergenze fra il compagno Togliatti e noi. Del conseguimento della maggiore età (Attack Punk, 1986)

8

 Socialismo e Barbarie (Virgin, 1987)

6,5

 Canzoni, Preghiere, Danze del II millennio - sezione Europa (Virgin, 1989)

5,5

Epica Etica Etnica Pathos (Virgin, 1990)

7,5

 Ecco i miei gioielli (antologia, Virgin, 1992)

7

 Enjoy CCCP Fedeli alla linea (antologia, Virgin, 1994)

 

 Live in Punkow (live, Virgin, 1996)

 

 

 

 CSI

 

  

 

 Maciste contro tutti (Virgin, 1992)

 

Ko' De Mondo (Polygram, 1993)

8

 In quiete (Polygram, 1994)

6

Linea Gotica (Polygram, 1996)

8

 Tabula Rasa Elettrificata (Polygram, 1997)

5

 La terra, la guerra, una questione privata (live, Polygram, 1998)

8

 Noi non ci saremo vol I (Universal, 2001)

 

 Noi non ci saremo vol II (Universal, 2001)

 

 

 

 GIOVANNI LINDO FERRETTI

 

  

 

 Co-dex (Blackout, 2000)

4,5

 Iniziali: BCGLF (con Giorgio Barberio Corsetti, Blackout, 2003)

 

 Litania (con Ambrogio Sparagna, Blackout, 2004)

 

 

 

 PER GRAZIA RICEVUTA

 

  

 

 Per Grazia Ricevuta (Universal, 2002)

5

 Montesole (live, Universal, 2003)

5

 D'anime e d'animali (Blackout, 2004)

 

 Ultime notizie di cronaca (Mercury, 2009)

4

pietra miliare di OndaRock
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Csi su OndaRock
Recensioni

CSI

La terra, la guerra, una questione privata (ristampa)

(2009 - Universal)
Una ricca ristampa in dvd per l'omaggio fenogliano di Ferretti e compagni

CSI

Linea Gotica

(1996 - Black Out)
Il manifesto musicale e politico della band di Giovanni Lindo Ferretti, nata dalle ceneri dei Cccp ..

CCCP

1964-1985 Affinitą-Divergenze Tra Il Compagno Togliatti E Noi - Del Conseguimento Della Maggiore Etą

(1986 - Attack Punk)
Il dissacrante "punk filo-sovietico" di Ferretti e compagni al suo apogeo

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