Canadians

The Fall Of 1960

2010 (Ghost) | alt-pop-rock

Per una band che riesce a ottenere già al primo disco una serie di riscontri molto positivi da parte di critica e appassionati, le alternative sono due: battere il ferro finché è caldo, e quindi realizzare e pubblicare velocemente un altro album, oppure prendersi il tempo necessario per solidificare i propri punti di forza e rinfrescare il proprio stile, ripresentandosi sul mercato, quindi, con il rischio che nel frattempo la gente se ne sia dimenticata, ma con maggiori possibilità di offrire una proposta migliore. Questa seconda strada ha rappresentato la scelta effettuata dai veronesi Canadians, dopo che il loro debutto "A Sky With No Stars" (2007) aveva ricevuto giudizi positivi quasi unanimi da parte della stampa specializzata e li aveva portati a suonare tantissimo dal vivo nei mesi successivi alla pubblicazione, e non solo in Italia, vista l'apparizione al prestigioso festival SXSW ad Austin, Texas. Far passare quasi tre anni prima di tornare nei negozi di dischi avrebbe potuto rappresentare un suicidio commerciale (e non è detto che non lo rappresenti), ma, come da cartella stampa, la band ha preferito dedicare tutto il tempo che le è parso necessario alla scrittura e alla realizzazione di queste dieci nuove canzoni.

Il risultato è quello di un secondo lavoro dallo stile più definito e contemporaneamente dal suono e dalla struttura più vari. Se il debutto guardava genericamente al versante indie della West Coast statunitense, con riferimenti che spaziavano tra Weezer, Grandaddy, Death Cab For Cutie e Beach Boys, qui sarebbe molto più facile descrivere il disco in modo appropriato utilizzando soltanto i primi due nomi tra quelli appena citati. Definire, però, questo "autunno del 1960" come un mero incrocio tra le idee di Rivers Cuomo e quelle di Jason Lytle, sarebbe anche troppo semplicistico, perché all'interno dei confini definiti dalle idee stesse, l'esplorazione effettuata dalla band è approfondita e porta a risultati mai banali per tutta la durata dell'album, sotto qualunque aspetto lo si voglia considerare.

Cominciando l'analisi dalle melodie, si può dire che la centralità del loro ruolo è stata mantenuta, però è stata accentuata la loro attitudine, già presente in passato, a risultare molto scorrevoli ma allo stesso tempo non così immediate da rimanere in testa al primo ascolto. La struttura dei brani è ancora legata alla forma canzone tradizionale, ma non le è più perfettamente aderente come in precedenza, grazie ad alcune piccole ma significative deviazioni e a passaggi tra strofa e ritornello non convenzionali e quindi parzialmente inaspettati.
Per quanto riguarda il suono, c'è una maggior spigolosità di base nelle chitarre e nelle tastiere e allo stesso tempo una costruzione più articolata grazie a un ampliamento dell'utilizzo di archi e chitarre acustiche e a nuovi ingressi come mandolino, banjo, pianoforte, glockenspiel; anche il cantato segue la parte musicale in questo aumento di soluzioni, grazie a un'aumentata capacità di modulazione, sia della voce solista che dei cori e al fatto che in un paio di brani altri componenti del gruppo prendano il posto alla voce solista del cantante Duccio Simbeni.
Concludendo con le sensazione espresse dai vari brani, rimane sempre un disincanto di fondo, ma all'ascoltatore arrivano meglio sia i momenti più spensierati ("Yes Man"), che quelli più velati di malinconia ("Carved In The Bark", l'episodio più intenso e meglio riuscito), che quelli più carichi di adrenalina ("Leave No Trace"), che infine quelli più basati su una sottile insofferenza (la title track).

Il termine maturità è indubbiamente troppo inflazionato oggigiorno, e tra l'altro rischia di non essere particolarmente adatto per una band come i Canadians, che continua a dare l'impressione di fare le cose con molta naturalezza e senza prendersi troppo sul serio: ciononostante, i pregi di questo lavoro ne giustificano pienamente l'utilizzo, nell'accezione più positiva possibile.

(22/03/2010)



  • Tracklist
  1. A Great Day
  2. Leave No Trace
  3. Carved In The Bark
  4. The Night Before The Wedding
  5. Yes Man
  6. Rain Turns Into Hail (And Then The Sun)
  7. Kim The Dishwasher
  8. The Fall Of 1960
  9. The Richest Dumbass In The World
  10. Open Letter To An Alpine Marmot
Canadians su OndaRock
Recensioni

CANADIANS

Mitch

(2018 - Bello Records)
L'orecchiabile indie-pop del trio veneto, ricostituito dopo otto anni di assenza dalle scene

CANADIANS

A Sky With No Stars

(2007 - Ghost)
Esordio sulla lunga distanza per la promettente band veronese

Canadians on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.