Anne Chris Bakker

Reminescences

2014 (Dronarivm) | ambient-drone, modern classical

Machinefabriek, Nils Frahm e Peter Broderick: breve quanto significativo è l'elenco di musicisti che ha ospitato sino ad oggi il violino della giovane Anne Chris Bakker nei propri lavori. A voler sfogliare i credits di dischi che qualsiasi appassionato del filone cosiddetto modern classical ha ascoltato almeno una volta, il nome della giovane artista olandese compare in realtà molto spesso abbinato a quello di del connazionale Jan Kleefstra, un quarto della Alvaret Ensemble e collaboratore fidatissimo dello stesso Rutger Zuydervelt. Un'amicizia importante ma che, vuoi per scelta o per mancati incastri, non le ha permesso fino ad oggi di pubblicare un prodotto tutto suo, salvo fatto per un paio di CD-R oggi impossibili da rintracciare.

E' dovuta arrivare la Dronarivm, splendida etichetta russa che da queste parti abbiamo scoperto altrettanto tardivamente, a darle l'occasione di lavorare su quello che è il suo effettivo album di debutto e che mostra Bakker per la prima volta nella veste di musicista e compositrice a trecentosessanta gradi. Questo nuovo approccio la conduce, in “Reminescences”, a "coltivare musica" con un humus decisamente più ambientale di quanto sarebbe stato lecito aspettarsi – sebbene su quel “Mort Aux Vaches” che la vedeva session woman per i “soliti” Broderick e Zuydervelt le fosse già accreditato un ruolo ben più ampio di quello di semplice “violinista” - all'interno del quale l'elettronica e l'elemento drone giocano il ruolo di protagonisti indiscussi.

Il meraviglioso quarto d'ora di “I Thought My Heart Was Calm”, che parte da nevi perenni per prodigarsi in una costante ascesa verso il cosmo, è l'emblema di questo evidente cambio di binari, che sembra andare alla ricerca di una conciliazione fra due passioni conviventi. Un caso tutto fuorché nuovo, ma che, se in passato aveva dato vita ad ibridi calorosi pronti a propendere decisamente per il versante romantico (Eluvium su tutti), stavolta viene interpretato a partire da una base di natura minimalista, pronta ad evolversi e pareggiare i conti su alcuni brevi affreschi di pianoforte (la bucolica “This Garden” e la più intima “Paths (For Robert)”, ovvero Harold Budd in una potenziale uscita su 12k).

“Nordge Svømmer”, forse il brano più squisitamente “umano” del lotto, pare pescare dai bagni glaciali di Celer su Glacial Movements e dalle dilatazioni di un Aidan Baker privato di ogni brivido sotterraneo, accantonando del tutto ogni nesso stilistico diretto con le esperienze passate. Il pregio più evidente delle esplorazioni di Bakker è però quello di non abbandonare mai una sfera atmosferica che cerca il contatto con la superficie terrestre anche a costo di ricalcare il mai dimenticato linguaggio californiano di Steve Roach e Michael Stearns, come nell'iniziale collezione di respiri vitali di “Between The Garden And The Lake”. La chiusura nell'oscurità di “Droesem”, glissata da lontane note di piano e carezze dissonanti alle corde di una chitarra, tende e unisce in definitiva i fili solidi di un debutto promettente.

(29/04/2014)

  • Tracklist
  1. Between The Garden And The Lake
  2. I Thought My Heart Was Calm
  3. Paths (For Robert)
  4. Nordge Svømmer
  5. This Garden
  6. Droesem
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