Nicolò Carnesi

Ho una galassia nell’armadio

2014 (Malintenti) | songwriter, pop

Su Twitter, a proposito del nuovo album del cantautore siciliano, è apparso questo post: “Non so davvero se Carnesi abbia una galassia nell’armadio, ma quasi certamente ce l’ha in testa”. Ecco un ascoltatore che ha saputo cogliere nel segno, perché l’idea che viene in mente scorrendo le 10 tracce del disco è che il capellone dall’aria da nerd possegga un’immaginazione fuori dal normale, capace di spaziare dalle molli note del pop da cameretta di estrazione anglosassone (Casiotone For The Painfully Alone, Belle and Sebastian) ai paesaggi siderali della fisica quantistica trasposta in note new wave (dai New Order ai Flaming Lips).

Già nel 2012 il songwriter ci aveva incantati con “Gli eroi non escono il sabato”, un frutto leggero e agrodolce figlio dei 20 anni vissuti in una società senza smalto e ambizioni. Nel frattempo però gli anni passano e le esperienze si moltiplicano e Carnesi non è più lo stesso, altre urgenze premono sotto pelle e altri orizzonti si profilano nella sua mente.
Concepito tra le decine e decine di date del tour e un viaggio a New York, “Ho una galassia nell’armadio” è fatto di una pasta più matura del suo predecessore e questo gli conferisce contorni levigati e alchimie sonore quasi perfette. La title track, ad esempio, posta in apertura, vale il disco intero: la poesia stralunata di Colapesce incontra l’ironia pop di Pelle Carlberg e Nicolò mostra un’abilità nel cucire i versi davvero rara di questi tempi (“Siamo andati a male, siamo solo cellule in continua collisione (…) Paracaduti di piombo, lasciamo che il vento ci salvi, miracoli non ne ho visti mai, i santi non aiutano quelli come noi”).

La traccia conclusiva, invece, è stata scelta come singolo che anticipava l’intero lavoro, anche perché cronologicamente è l’ultima canzone scritta dal cantautore. S’intitola “La rotazione” e la sensazione è proprio quella di una spirale che si avvolge fino a toccare i lembi iniziali del viaggio intergalattico; musica e interpretazione poi ricordano da vicino le stagioni del tempo e della vita narrate da Brunori Sas, ma questo non ci stupisce vista la stretta amicizia che lega due tra i più raffinati autori dei nostri giorni (basta riascoltare “Mi sono perso a Zanzibar” dal disco precedente per accorgersi della sintonia tra i due).
In mezzo divertissement intellettuali degni di Magnetic Fields (“La grande fuga di Alberto”, nel senso di Einstein, una delle maggiori influenze dell’album), spigolature pop-politiche stile primo Battiato (“Illuminati”) e romanticismo d’annata sfregiato dall’epoca dei social e delle connessioni forzate (“Cassandra”).

Carnesi scrive, canta e suona batteria, basso, chitarra, pianoforte, sintetizzatori e batteria elettronica, ma stavolta al suo fianco ha raccolto una cricca di amici che non hanno fatto altro che ornare una materia dai contorni e dai colori preziosi (tra cui Tommaso Colliva alla produzione, synth e vibrafono, Roberto Angelini alla slide, Rodrigo D’Erasmo agli archi, Antonio Di Martino al basso).
I capodanni e le feste sono scaduti e il nostro (anti)eroe si massacra di noia, almeno così dice in “Gli eroi non escono il sabato”, ma forse è una fortuna per noi che sia andata in questo modo perché dal fondo di quella cameretta - vissuta come antidoto al tedio esistenziale - sono venute fuori piccole meraviglie.

(06/04/2014)

  • Tracklist
  1. Ho una galassia nell’armadio
  2. Il disegno
  3. L’ultima fermata
  4. La grande fuga di Alberto
  5. Numeri
  6. Proverbiale
  7. Cassandra
  8. Illuminati
  9. Gli eroi non escono il sabato
  10. La rotazione


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