C+C=Maxigross

Fluttarn

2015 (Trovarobato) | folk-rock

Successore del magnifico girotondo di “Ruvain” (2013), “Fluttarn” allarga il canzoniere del magico combo veneto dei C+C=Maxigross. Stavolta c’è ancor più precisione e cura, non solo nella confezione ma anche nella manipolazione dei brani.

Il combo inizia con 30 secondi di spirituale motto in coro (“You Won’t Wait At The Arrival”). Contrita serietà e giocoleria faceta s’incontrano nel motivetto di “Bruce Skate”, surf dalla sghemba vocalità che raggiunge di colpo la stasi più trascendentale: qualcosa da far eccitare il David Crosby più intransigente. Il valzer hippy di “Born Into It” non ha alcunché di tossico o drogato, anzi porta avanti con calma e potenza il suo apparato di metallico scampanio. Il motivo lisergico di “Every Time I Listen To The Stones”, al contrario, si accende in una baraonda impazzita e acida. “Let It Go” è un ottimo esempio di come la compagine eviti, o ripensi, gli stereotipi del pop psichedelico, lasciando andare una poesia di chitarra bizzarramente distorta e pianoforte, in una quasi totale assenza di batteria.

Le tre pièce più impegnative di chiusa mantengono la medesima coesione di stile e intenti, permettendosi nuove spericolatezze. Il circo spaziale di “An Afternoon With Paul”, degno di Kevin Ayers, si lega a un pastiche di sortite elettroniche approfondendo “Every Time I Listen To The Stones” (purtroppo anche agganciando un neo-soul davvero fuori contesto). Il complesso non resiste alla tentazione e in “Moon Boots” porta avanti una cantilena Beatles-iana, ma impiantata in una cortina di droni gracchianti che si librano in un’apoteosi marziana. Logica conseguenza e sfogo è dunque l’operetta di 7 minuti di “Rather Than Saint Valentine’s Day Part III”, un vaudeville che grazie all’apparato elettronico si ricombina di continuo, fino a dare un miraggio d’orchestrina aliena.

Fiore all’occhiello dei veronesi (Monti Lessini) sono le canzoni altamente instabili, non solo descrivono uno spettro armonico ampio, ma pure lo raccolgono al loro interno con uno sforzo titanico e la massima grazia. Fotografato da un Marco “Jennifer Gentle” Fasolo che qui sale in cattedra, in una produzione pittografica; esalta colori, descrive volumi, e confonde le acque. Il colpo gobbo è però nell’equilibrio con l’istinto dirompente, figlio diretto delle loro esibizioni dal vivo che hanno preceduto di poco la registrazione, che fa toccare con mano una cristallina spontaneità. Nuovo titolo in cimbro, stavolta - più intuibile - significa “fluttuare”. Preceduto dall’Ep “An Instantaneous Journey With Martin Hagfors” (2014).

(25/10/2015)

  • Tracklist
  1. You Won’t Wait At The Arrival
  2. Born Into It
  3. Bruce Skate
  4. Every Time I Listen To The Stones
  5. Let It Go
  6. All That I’ve Done To Be So Lonely
  7. Est
  8. An Afternoon With Paul
  9. Moon Boots
  10. Rather Than Saint Valentine’s Day Part III


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