Colin Stetson

Sorrow. A Reimagining Of Gorecki's 3rd Symphony

2016 (52Hz) | classica, avanguardia

Conosciuta come “Symphony Of Sorrowful Songs”, la terza sinfonia di Henryk Górecki è l'unica incisione di musica classica contemporanea salita sul podio delle classifiche di settore (nell’esecuzione della London Sinfonietta diretta da David Zinman -1992).
Scomparso nel 2010, il compositore polacco ha lasciato un’eredità lirica importante: i tre movimenti della sinfonia “Dei Canti Lamentosi” hanno ispirato una generazione di musicisti non solo classical ma anche avantgarde e rock come i Godspeed You! Black Emperor e i Faust.
La sinfonia fu composta partendo da un canto popolare polacco, un’esternazione altamente poetica del dolore di una madre che ha perduto il figlio in guerra; una figura retorica che l’autore mette in connessione con la Vergine Maria e con una scritta trovata in una prigione della Gestapo, alla quale una giovane ragazza, prima di essere giustiziata, affidava la sua preghiera affinché la madre non cadesse vittima della disperazione.

La sinfonia è strutturata su semplici armonie medievali e scale modali prive di dissonanze e virtuosismi, il cui crescendo è nel tempo diventato l’archetipo perfetto della rappresentazione sonora del dolore e della sofferenza.
Tocca ora a Colin Stetson rinverdirne i fasti, raccogliendo intorno a sé undici musicisti di elevato profilo artistico, ovvero Dan Bennett, Greg Fox, Grey Mcmurray, Gyða Valtýsdóttir, Justin Walter, Matt Bauder, Megan Stetson, Rebecca Foon, Sarah Neufeld, Ryan Ferreira e Shahzad Ismaily.

La contaminazione tra classica e musica rock ha vissuto una serie continua di ibridazioni non sempre riuscite, l’enfasi eccesiva del progressive-rock e lo stravolgimento di alcune riletture in chiave jazz o avantgarde sono sempre state strutturali all’egocentrismo dell’interprete.
Stetson invece fa suo il linguaggio di Henryk Górecki rispettando l’opera originale, non alterando il senso della sua genesi, giocando più sulla sostituzione timbrica degli strumenti (alla maniera di Adrian Utley, Art Tatum, William Orbit, o Isao Tomita). Così chitarra elettrica, batteria, basso, sax, synth analogici prendono il posto di flauti, clarinetti, fagotti, sezione fiati e tromboni, mentre alle sezioni d’archi di violino, viola e violoncello si sostituisce un trittico di raffinate virtuose dello strumento ad arco (Neufeld, Foon, Valtýsdóttir).

Colin Stetson non reinventa, perché non rimuove, ma aggiunge sonorità, alle quali spetta il compito di introdurre piccole distorsioni sonore, aliene alle versioni finora conosciute. Il timbro è a volte quasi metallico, greve, e nonostante ciò rinnova il fascino liturgico e trascendentale dell’opera.
Le novità sono più evidenti nel primo movimento, il sax di Colin introduce il tutto con delle note basse, che vengono man mano inglobate nel ciclico fluire di archi e fiati, le armonie sono leggermente turbate da chitarre elettriche ed elettronica, le quali iniettano un curioso timbro metal doom, che si affranca solo quando arriva la voce di Megan Stetson (la vera sorpresa di “Sorrow”), dando forma a una rilettura che prima svuota la maestosità della sinfonia, per poi rigenerarla con nuove sembianze sonore, che in parte sorridono al suono post-apocalittico dei Godspeed You! Black Emperor.

Il secondo movimento è il più noto, nonché il più saccheggiato dalla cinematografia mondiale (non ultimo, “La Grande Bellezza”). Qui è la batteria l’elemento più rilevante del rinnovo tonale, un inatteso groove si insinua dietro la voce della Stetson, alterando, con briciole d‘elettronica e noise a base di sax e chitarre, l’enorme impatto lirico della composizione, fino al colpo di tamburo che pone fine al pathos, annunciando altresì le tribolazioni post-rock del terzo movimento.
Ed è qui, in "III", che Stetson imperversa con le sue sonorità aliene e oscure, il sax diventa la voce della sofferenza contemporanea, con un taglio ancora più secco, netto, imprevisto, crudele, che non solo ribadisce il valore universale dell’opera di Gorecki, ma apre le porte a una nuova poetica del martirio, ancor più viscerale e autentica, nonché priva di connotazioni politiche temporali. Ed è proprio in questa scelta ideologica la vera chiave di volta della riuscita di “Sorrow”.

(22/04/2016)



  • Tracklist
  1. I
  2. II
  3. III






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