Twenty Four Hours

Close - Lamb - White - Walls

2018 (Velut Luna, Musea) | eclectic prog, psych-rock

A distanza di due anni dall'ottimo "Left-To-Live", i Twenty Four Hours tornano con un doppio album volutamente ispirato ai quattro dischi bianchi più noti della storia del rock: "Closer" dei Joy Division, "The Lamb Lies Down On Broadway" dei Genesis, il "White Album" dei Beatles  e "The Wall" dei Pink Floyd. L'ispirazione non si ferma tuttavia all'immagine di copertina, ma percorre sostanzialmente note e fraseggi all'interno dei brani, in cui anche l'ascoltatore meno esperto può riconoscere gli omaggi celati. Questa volta la band rifugge la definizione del concept-album, anche se da un certo punto di vista il nuovo disco può essere interpretato in tal modo, se prendiamo per "guida" le coordinate poste con il titolo di copertina. L'intento dichiarato è quello di ripercorrere le diverse fasi creative del gruppo, non focalizzandosi su un unico genere, ma abbracciando tutte le influenze che hanno segnato la nascita dei Twenty Four Hours, da sempre attenti a contaminare di nuovi canoni la loro idea di progressive rock, anche grazie alla voce particolarmente teatrale e mutevole del frontman Paolo Lippe.

All'interno dell'opera, divisa in due album, troviamo brani di diversa matrice che spaziano dalla musica elettronica/sperimentale ("Intertwined") a innesti darkwave ("Urban Sinkhole", il tripudio di synth di "77") alternati a suite poliritmiche tipiche del progressive, con tanto di sintetizzatori e organo Hammond (i 15 minuti di "Supper's Rotten", che gioca sul titolo del brano dei Genesis "Supper's Ready"). A chi legge le note di copertina salta subito all'occhio la presenza di due ospiti illustri come Blaine Reininger (violino, voce) e Steven Brown (sax) dei Tuxedomoon, che intervengono in "Intertwined" e "All The World Needs Is Love". Per suggellare questa collaborazione, i Twenty Four Hours omaggiano poi la coppia con due ritmatissime cover di "What Use", ponendo la versione acustica a chiusura del disco. 

Per completare un disco che si fa apprezzare per il suo eclettismo, troviamo poi un palese rimando ai Pink Floyd più watersiani ("Embryo"), mentre l'energica "She's Our Sister" e lo spoken-word di "The Tale Of Holy Frog", presenti nel secondo cd, deviano rispettivamente verso l'hard-rock e la synth-wave grazie alla voce carismatica di Elena Lippe. Tra le tante presenze e i fantasmi che aleggiano nel corso dell'album, il più evidente rimane quello di Adrian Borland (il singolo "Adrian"), sfortunato compositore e cantante dei Sound, morto suicida dopo avere lungamente lottato contri i suoi disturbi mentali.

Il titolo e la foto di copertina (chiaro rimando ai Joy Division) fanno quasi pensare ai Twenty Four Hours come a una cover-band, ma chi li conosce sa che non c'è nulla di più sbagliato. Con questo disco la formazione dimostra di sapere rivitalizzare dalle proprie macerie un genere per certi versi stantio e passatista come quello del progressive italico, aprendolo a svariate contaminazioni.

(13/12/2018)



  • Tracklist
  1. 77
  2. Broken Song
  3. Embryo
  4. What Use
  5. All The World Needs Is Love
  6. Interwined
  7. Urban Sinkhole
  8. Adrian
  9. Supper's Rotten
  10. The Tale Of The Holy Frog
  11. She's Our Sister
  12. What Use (acoustic version)


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