Approfondimenti

Hungry Eye Records: the new dark age

di Antonio Ciarletta
In "Post Punk 1978-1984", Simon Reynolds non esita a dedicare un corposo capitolo alla fiorente scena di San Francisco, che nell’arco di un quinquennio riuscì a esprimere alcune delle più importanti formazioni punk, azioni punk-wave, industrial/rumoriste.
Qualche nome? Be’, ormai sono piuttosto noti, così giusto per i neofiti viene da citare Factrix, Chrome, Negative Trend, Flipper, Sleepers, Minimal Man, Tuxedomoon, considerando ovviamente a parte quell’oscura entità freak post-situazionista(?) chiamata Residents, avulsa da qualsivoglia ipotesi di catalogazione. Di cabaret noir e teatro della crudeltà parla il critico britannico, sottolineando la componente iconoclasta, ma anche il carattere multimediale di quelle situazioni, che nella Bay Area trovarono terreno fertile alla sperimentazione, visto l’humus (contro)culturale favorevole, retaggio tra le altre cose, della San Francisco Renaissance e delle visioni post-acid test della Beat Generation. Etichette quali Ralph e Subterranean si rivelarono fondamentali nel catalizzare quelle enormi potenzialità creative, che altrimenti avrebbero rischiato di rimanere inespresse, vista la non ancora massiccia diffusione di realtà indipendenti.

Navigando dalle parti di www.subterranean.org, sulla cui homepage spicca un tristissimo "last updated June 25th 2002", ci si può imbattere in un’interessante intervista dell’epoca a Steve Tupper, coofondatore di Subterranean, dove il nostro spiega i motivi e le finalità che furono alla base del discorso: "…I would very much like to last and survive long enough to generate some interest in alternative forms of music and help generate new cultural ideas through this music".
Cosa accadde? Presto detto: la scena iniziò a dissolversi già al principio degli Eighties, "avversata" da un clima politico intanto mutato, e dall’incapacità degli stessi protagonisti di gestire in maniera economicamente fruttuosa il proprio talento.

Cos’è rimasto di quella stagione? Dischi ottimi, qualche defunto eccellente purtroppo, e una visione d’insieme che, pur rintracciabile in alcune esperienze successive, pare aver trovato degna riproposizione in questi ultimi anni, in Hungry Eye Records. Va da sé, è arbitrario mettere in relazione situazioni diverse, accadute in contesti non del tutto assimilabili. Insomma, si rischia di cadere nel classico errore di post hoc ergo propter hoc. Ci pare, tuttavia, che Hungry Eye Records si ponga come fattore di continuità immaginifica, quasi valoriale, prima ancora che stilistica, con le esperienze di cui sopra. Un’ennesima temperie underground, attrice di un’estetica nuova, in quanto protesa verso un’esegesi creativa di quegl’idiomi, altrove solo calligraficamente riproposti.
"Hungry Eye Records rejects the reification of the past, but recognizes that music is a dynamic narrative that interpolates interpretations of the past, present, and future. Hungry Eye's concern is not to document a specific style of music, and present it as a static representation of a place and time. Rather, it is to support progressive currents in music made under noteworthy circumstances".
Provate a farvi un giro su www.hungryeyerecords.com, e vi renderete conto del genuino citazionismo dell’operazione, del gioco di rimandi che si palesa nei colori scelti, come dal logo, un bulbo oculare che richiama neanche troppo velatamente l’iconografia Residents/Cryptic Corporation.
Operativi tra New York e Montreal, i tipi tengono comunque a precisare di come l’operazione abbia carattere fortemente trans-regionale, e in effetti alcuni dei dischi in catalogo sono emanazione di formazioni non strettamente relazionabili allo humus della Bay Area.
Ancora: "Hungry Eye Records is dedicated to the notion that commercially released media can serve the following two functions; to document a set of events or circumstances, or to express perspectives or ideas much in the same way as a manifesto. Hungry Eye has these two functions in mind when releasing music". Non un rifiuto ideologico dell’aspetto commerciale, ma una concezione che invece pone l’accento sull’aspetto per(in)formativo che il disco, o qualunque altra emanazione, deve possedere, e tutto ciò al fine di influenzare la cultura musicale in essere: "In these ways, Hungry Eye Records aspires to contribute to and influence the musical culture of today". Vi ricorda qualcosa? Esatto, la sopraccitata dichiarazione di Steve Tupper, e il cerchio parrebbe chiudersi…

WeegsScorrendo il catalogo di Hungry Eye Records, non fatichiamo a intravedere qualche nome, uno in particolare, cha ha goduto di buona stampa anche dalle nostra parti. Trattasi dei Weegs, notevole formazione di San Francisco, titolare di un paio di lavori davvero interessanti, che, nel carnevaleggiare travestimenti improbabili e dichiarazioni controcorrente, si rende interprete di un’estetica dal taglio indubbiamente freak.
In due parole la band presenta efficacemente se stessa, esplicitando senza riserve e con molta autoironia, la propria attitudine: "THE WEEGS are 2 guys and 2 girls making music since the year of 2001. A Space Odyssey... not really, but an odyssey nonetheless. Many people have asked us what exactly a weeg is. Well from our collected data - weegs are: a rugby team, a transracial-adopting family, part of alien-wrestling mythology, a method of performing cunnilingus, and a creature one might find in one's pants. In other words we are hard-hitting-cross-genre-bizarro-acting-sexy-tarantesque-motherfuckers from San Francisco/Oakland. Oh and some times we have gorillas and hula-hoopers come to our shows". "The Lowest Form of Music" coniato per L.A.F.M. suona quanto mai appropriato…
I Weegs suonano un post-punk corvino, non distante da quanto proposto quasi tre decenni or sono, da formazioni del calibro di Nervous Gender, Minimal Man, Sleepers, ed effettivamente i ragazzi non ne disconoscono l’influenza. Ciò che rende i Weegs così peculiari è quella sorta di attitudine stramba a marchio Ween/Devo di cui si diceva prima; ed è straniante veder emergere un mood dal taglio fortemente beffardo da una selva di sonorità che subodorano di ritorno all’età della pietra post-apocalisse dell’evo industriale.
"Meat The Weegs" del 2005 (provate a indovinare la citazione…) facendo largo affidamento su affilatissime rasoiate chitarristiche, presenta un suono scuro, dissonante, a tratti persino acido. I pezzi brillano per incisività benché la struttura appaia a tratti involuta, forse volutamente incapace di distendersi e rendersi complessa. Attacco, strofa, stop and go punk-funk, tastiere cupe. Mai però orrorificamente espressioniste, e via senza necessità di ricorrere a trucchi di produzione che "rischierebbero" di accrescerne l’appeal commerciale.
Nel 2006 Hungry Eye Records licenzia "The Millions Sounds Of Black", seconda uscita della formazione di San Francisco, che conferma appieno quanto di buono espresso nell’esordio. Pur insistendo nella medesima direzione, l’album esibisce un suono maggiormente stratificato, forte di un’elettronichetta analogica "rubata" ai Minimal Man di "Safari". Tralasciando la non meno convincente "The Million Sounds", una sorta d’ambient antidiluviana che si trascina per tre quarti d’ora tra ronzii, note spettrali e implosioni distorte, i restanti 8 pezzi evidenziano una meccanica poppy ben definita, sicuramente funzionale alla fruibilità complessiva del discorso.

Phantom LimbsSolo di passaggio per Hungry Eye Records per lo split con Vanishing (la dark-band guidata dalla cantante e sassofonista Jesse Evans, esplosa nel 2004 con "Still Lifes Are Failing") e per la riedizione in vinile dell'Ep "Random Hymns", inizialmente pubblicato dalla Gold Standard Labs, sono i Phantom Limbs. Votati, nel 2003, migliore band della città dal San Francisco Weekly, anche se originari di Los Angeles e successivamente di base a Oakland, i Phantom Limbs hanno salutato la compagnia nel 2005, lasciando ai posteri un patrimonio di due album, un Ep, e quatto 7".
Da segnalare, in particolare, "Applied Ignorance" del 2001 e "Displacement" del 2003, entrambi su Alternative Tentacles. Comunque integrabili nella trattazione in termini di affinità stilistiche, i Phantom Limbs mostrano una musica dotata di maggiore linearità, specialmente se paragonata alle demenziali spigolosità griffate Weegs. Su tutto risaltano le tastiere, come da prassi batcave, con ritmiche sostenute e un pizzico di espressionismo glam che ben si amalgama alla foggia, globalmente oscura, del suono. Non a caso le band di riferimento, almeno a parere della critica, si chiamano Screamers e Christian Death.
"Random Hymn", atto finale dei Phantom Limbs prima dello scioglimento, si scopre impregnato di una disperazione quasi insostenibile. Hopeless (…) incarna una sorta un Rozz Williams incarognito, mentre il resto della band ne asseconda le evoluzioni con un sound discretamente angoscioso. La "Topanga Canyon Torture" posta in apertura esemplifica alla perfezione le caratteristiche della band californiana; se dovesse risultarvi sgradita c’è buona probabilità che non riusciate a digerire nemmeno il resto.
Nonostante una musica fortemente caratterizzata, i Phatom Limbs (come pure i Weegs) esulano da una mera catalogazione di genere, poiché depositari di uno stile, che pur riferendosi a canoni ben precisi, sa rendersi eterogeneo, anche per l’uso di certe soluzioni proprie dell’indie-rock americano di fine anni 80 inizio 90. Hanno il merito, soprattutto, di non indulgere in sterili pose da posticcia iconografia proto-ghotic che ne inficierebbero, quanto meno, l’immaginario. Discorso chiuso comunque, visto che la band ad oggi non esiste più.

Arriviamo così ai Sixteens, anch’essi titolari di un paio di Lp, su This Starcraft e Cochon Records, e su Hungry Eye Records con l’Ep "Fendi", che pare si sia fregiato del lavoro di Genesis P. Orridge per la copertina, in verità molto bella. Cosa suonano i Sixteens? Avrete oramai capito che siamo in ambito death-rock e dintorni, e il duo di San Francisco formato da Kristen Louise e Veuve Pauli non fa eccezione. Nel caso di specie ci troviamo al cospetto di una musica propriamente di genere, indirizzata verso lidi synthwave. Non dovete, però, pensare a composizioni smaccatamente da dancefloor. Le componenti sonore, al contrario, si avviluppano in un groviglio di ronzii elettro alla morfina, che in virtù di un battito sostenuto ma non frenetico, risultano dannatamente ipnotiche.
"Fendi", dopo il già notevole "Casio" (2003) esibisce quattro gioiellini di allucinato cabaret cyberpunk, e non ci pare azzardato tirare in ballo, per "Cell Schedule" in special modo, l’estro espressionista dei Malaria. Anche i Sixteens tengono a rivendicare discendenze illustri, tanto da citare intenzionalmente Factrix nell’ultima canzone dell’Ep che, infatti, sfoggia quella vena wave decostruzionista caratteristica della formazione di Cole Palmer e Bond Bergland.
I Sixteeens hanno poi replicato con "Into The Goldwave Of Future Non Rip-off", senza tuttavia stupire più di tanto.

Sulle medesima lunghezza d’onda veleggiano i newyorkesi Skabs, rappresentati dall’album "Aged To Perfection", 2003, definito "Vaudevillian deathrock with a carnivalesque new wave sound". Vi consigliamo di non perderci troppo tempo, poiché a noi sono sembrati, in tutta onestà, non più che mediocri. I pezzi di "Aged To Perfection" si sostengono su ritmiche danzerecce, mal assecondate da una scrittura sciatta, e da un synth che, fulgidamente in evidenza, rende il suono fastidiosamente monocorde. Non hanno granché catturato la nostra attenzione, malgrado l’aspetto debosciato da Siouxsie and the Banshees dei bassifondi meets Suicide giocasse decisamente a loro favore.

Black IceTralasciando il 12" dei Witnesses, troppo poco per giudicare, e i Saros di "Five Pointed Tongue", troppo derivativi per significare qualcosa, ci paiono invece interessanti i Black Ice di Stevenson Sedgwick (Factory Of Angst, The Phantom Limbs), Skot B. (Anal Kitties, Phantom Limbs) e Miss Kel. I Black Ice sono, Weegs a parte, la migliore formazione del roster Hungry Eye Records, e "Terrible Birds rappresenta il perfetto manualetto del batcave sound.
In due parole: un basso tellurico evoca abissi di profonda alienazione, ritmiche fratturate, canto annoiato Siouxsie/Lunch a rasentare vuote espressività glam, e il fantasma dei primi Christian Death che aleggia un po’ ovunque. Ma è certamente un bel sentire, a dispetto della pericolosa inclinazione a indulgere nei cliché del genere, poiché le canzoni si scoprono gradevoli, nonché sufficientemente elaborate. Volessimo servirci di qualche espressione eccessivamente colorita, diremmo che i Black Ice sono "l’epitome dello sfacelo morale…", "oscura testimonianza di una generazione disastrata…" e quant’altro. Ci siamo capiti, vero…? Scherzi a parte, procuratevi il disco, se vi piace il genere non ve ne pentirete. Niente male anche "Myopia" del 2007.

Da ascoltare anche i Bellmer Dolls di "The Big Cats Will Throw Themselselves Over", con Jim Sclavunos in cabina di regia. E qui vale, pressappoco, il medesimo discorso fatto per Black Ice. Death-rock a tutto tondo, con chitarre fragorose e una passionale vena bluesy a stuzzicare paragoni con Crime And The City Solution. Notevoli "There Is No Oblivion", che avanza per fragorose convulsioni funk-soul, e "Pictures", orgogliosamente depositaria della lezione trash-punk crampsiana. Il cantante manca della sciamanico ipnotismo di un Jeffrey Lee Pierce (forse pretendevamo troppo…), ma l’impianto complessivo non ne risente eccessivamente, anche in virtù di intrecci chitarra-basso piuttosto incisivi che pongono in secondo piano il resto.
Insomma, il suono c’è, manca forse un po’ di scrittura…

Discorso a parte meritano le ristampe, due in programma per la precisione, e di album autenticamente di culto, ovvero "1933" dei Missing Foundation, originariamente edito nel 1988, e l’Ep omonimo, datato 1982, degli Urban Waste.
Gli Urban Waste furono tra i protagonisti di quei Matinee Day domenicali del Cbgb's, veri e propri happening della generazione hardcore, in cui band del calibro di Gorilla Biscuits, The Cro-Mags, Agnostic Front, Sick Of It All, Rest In Pieces, Warzone, Youth Of Today, Murphy's Law, Leeway, Sheer Terror, Minor Threat e Killing Time, si avvicendavano in un programma di esibizioni che occupava l’intero pomeriggio, fino a protrarsi, non di rado, all’orario di cena.
L’Ep in questione, 8 pezzi in tutto, è giocato all’insegna del più verace "Live Fast Die Young". Hardcore-punk veloce e compatto, benché sufficientemente originale, con chitarre sferraglianti distorsioni sature di feedback, a generare un magma radioattivo capace di annichilire. Da ascoltare in apnea.

Due elementi dei KMFDM e Peter Missing formarono nel 1984 i Missing Foundation, detto senza possibilità di smentita, una delle formazioni più radicali di fine anni 80, contesa tra aleatorio caos incontrollato e catastrofisti baccanali post-industriali con appena una parvenza di struttura. Insomma, pensate a una versione imbarbarita dei primi Einsturzende Neubauten
"1933" è il secondo lavoro dei Missing Foundation, ed è consigliabile farne uso con raziocinio, se avete intenzione di preservare la vostra salute mentale. Una musica da internamento, tra caotici baccanali rumoristi che sanno di rituali primitivi, terribili visioni Naked City e brutalità cacofoniche degne dei primi Swans.

Se i gruppi in catalogo configurano un’incontrovertibile indirizzo stilistico, è altresì probabile che alle suddette ristampe l’etichetta affidi il compito di diversificare l’offerta, senza peraltro snaturare la propria filosofia di base. Da tenere d’occhio, infine, MATW Records (www.matwrecords.com), label gemella di Hungry Eye Records, dedita a suoni di matrice hardcore-punk.

Playlist

The Skabs - Aged to Perfection (2003)

Urban Waste
- Mob Style (Ep, 1982, Hungry Eye Records 2003)

The Witnesses
- We're Taking Over (12", 2003)

The Vanishing/ Phantom Limbs Split
(7", 2003)

Sixteens
- Fendi Blue (12", 2004)

Missing Foundation
- 1933 (Purge/ Sound League 1988, Restless 1990)

Weegs
- Meat The Weegs (2004)

Black Ice
- Terrible Birds (2005)

Phantom Limbs
- Random Hymns (2005)

Weegs
- The Million Sounds Of Black (2006)

Saros
- Five Pointed Tongue (2006)

Bellmer Dolls
- The Big Cats Will Throw Themselves Over (2006)

The Holy Kiss
– S/t (2007)

Sixteens
- Into The Goldwave Of Future Non Rip-Off (2007)

Black Ice
- Myopia (2007)

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