Credo di non sbagliare nel dire che la musica pop sta vivendo gli anni in cui, in assoluto, viene più facilmente rivestita di una certa dignità artistica. L'era telematica, con creazione e circolazione della musica via computer, è stata nutrice di un nuovo pubblico, di una nuova critica e di nuovi musicisti. Zibaldone di stili e sdoganamento di ogni cosa sono le linee direttici: la demonizzazione e i partitismi (rock buono, pop cattivo; o il contrario) tendono a sparire.
Figli di questa cultura sono i Dø, duo franco-finlandese, Dan Levy e la fascinosa Olivia B.Merilahti. Potremmo definirli indie-pop, ma basta sbirciare fra le influenze dichiarate (Mingus, Wu Tang Clan, Beatles, Waits, Michael Jackson, Beck) per rendersi conto di quale frullato ci venga servito. A dire il vero a venire in mente è, molto più paganamente, quella meteora dal nome Shivaree. Certo, i Dø propongono canzoni con più fantasia e con un suono meno ovattato (anche se magari meno tecnico); ma, buone intenzioni a parte, raramente riescono ad andare oltre la superficie.
L'esotico e infantile inno d'apertura, "Playground Hustle", bazzica dalle parti di una M.I.A. molto meno arrabbiata; solleticano il poppettino caraibico di "Stay", l'impeto percussivo di "Unissasi Laulet" e la fanfara R&B di "Queen Dot Kong"; riscaldano le intime ballate tristi "Song for Lovers" e "When Was I Last Home?".
La gradevolezza di base viene scavalcata nei momenti in cui l'atmosfera diviene più carnale. Il ritmo lineare di "The Bridge Is Broken", aggredito da distorsioni elettriche, e, soprattutto, il singolone "On My Shoulders", con i suoi violini da melodramma, fanno da sfondo alle nevrosi di una generazione che ritrova il conflitto nella propria leggerezza. La varietà degli arrangiamenti e le ottime soluzioni vocali della Merilathi (scuola Newsom) sono gli altri due, stavolta fissi, punti a favore della band.
Perfetto specchio dei tempi, "A Moutfhul" scivola via bene, unisce la natura al destino di ascolti fugaci, intensi e ben poco duraturi, e mostra tra i solchi ("Tamnie") qualche motivo d'interesse che, si spera, sarà sviluppato a dovere in un futuro sempre più vicino.
14/01/2008