SOPHS - Goldstar

2026 (Rough trade records)
indie-pop, indie-rock

Le nuove stelle di Rough Trade Records. Sestetto made in Usa capitanato dal cantante Ethan Ramon, i Sophs sono riusciti ad attirare l’attenzione della celebre etichetta discografica britannica con l’invio diretto di demo, senza aver mai fatto nemmeno un live fino a quel momento. Il loro sound, che a un primo avviso nei punti salienti e nei refrain può richiamare in parte Fall Out Boy, My Chemical Romance, e tutta quella quota pop-rock/pop-punk dei primi Duemila, che negli anni è stata sdoganata ampiamente, si pensi ad artisti successivi come The 1975, Yungblud e soci, qui accompagna l’interpretazione di tendenze autodistruttive della gioventù odierna. Per “Goldstar” si intende infatti la validazione da parte degli altri nei nostri riguardi, oggetto del desiderio ormai più o meno interiorizzato dalla maggioranza nella società in cui viviamo, e per cui molti farebbero carte false.

Ogni canzone mostra abbastanza apertamente le influenze da cui attinge, senza tuttavia limitarsi alle sonorità di base illustrate sopra, includendo a più riprese blues, country e altri suoni dal mondo (i Nostri hanno affermato ad esempio di aver ascoltato molta musica slava durante la composizione del disco, oltre a Tom Waits e Bright Eyes) in una sorta di collage. Un ulteriore segno che vi sia la necessità di andare oltre le prime impressioni, senza fermarsi a quanto rilevato in superficie, è l’omaggio surrealista sulla copertina dell’opera a “La riproduzione vietata” di Magritte, tela datata 1937.

L’(efficace) apertura delle danze si presenta in bilico tra il dondolio delle strofe scarne e le esplosioni drammatiche del ritornello di “The Dog Dies In The End”, cedendo di seguito il passo all’intro flamenca di “Goldstar”, traccia il cui mood conduce a una “Humanity” degli Scorpions in una chiave completamente rinnovata, fino a incontrare i rintocchi di tastiera sparsi nella pseudo-ballad “Blitzed Again”. Lasciano momentaneamente disorientati i beat introduttivi di “Sweat”, che sfociano in una leggera ballata mossa da vezzi di chitarra, mentre i riff elettrici in chiusura a “House” rimandano agli Aerosmith, lasciando il posto al mix Delta-blues e country scanzonato di “Sweetiepie”.

Una delle liriche più interessanti per concetto (nonché maggiormente personale per Ramon) è quella di “Death In The Family”, analisi interiore che illustra il rapporto con sentimenti come frustrazione e vergogna, alla quale fanno seguito le vibe velatamente scure e waitsiane di “A Sympathetic Person”, il palese tributo a ZZ Top e affini di “They Told Me Jump, I Said How High” e la conclusione con i cori e i sing-along di “I’m Your Fiend”.

“Goldstar” è un disco che vuole essere mainstream e pone principalmente in risalto la versatilità del progetto in termini di influenze, senza tuttavia riuscire a centrare completamente l’obiettivo al primo colpo (e a far breccia al primo ascolto). Al netto di ciò, con un po’ di rodaggio, è praticamente certo che i Sophs possano avere le carte in regola per poter attrarre una discreta audience in futuro.

22/03/2026

Tracklist

  1. 1. The Dog Dies In The End
  2. 2. Goldstar
  3. 3. Blitzed Again
  4. 4. Sweat
  5. 5. House
  6. 6. Sweetiepie
  7. 7. Death In The Family
  8. 8. A Sympathetic Person
  9. 9. They Told Me Jump, I Said How High
  10. 10. I’m Your Fiend