Adoro le copertine dei Cloud Nothings: scenari marittimi, scorci metropolitani, ora anche un bellissimo tramonto. Dentro quegli involucri la musica di solito non era però mai troppo rassicurante. Dylan Baldi con il passare del tempo è diventato un musicista dalle vedute molto più ampie rispetto a quanto chiunque avrebbe potuto credere: sono del 2020 due lavori avant-jazz che lo hanno condotto fuori dalla propria comfort zone, e che con ogni probabilità hanno indirizzato la sua scrittura successiva. Pur conservando il trademark sonoro tipico della formazione di Cleveland, oggi in effetti “Final Summer” suona meno acuminato rispetto al micidiale post-hardcore che caratterizzava album come “Last Building Burning” o “Here And Nowhere Else“. I Cloud Nothings oggi cercano di mediare – ancor più che in passato – ruvidità e armonie.
C’è un inatteso interludio, vagamente kraut, che ci accoglie all’ingresso di “Final Summer”, una title track eccitante, soprattutto per l’effetto prodotto dagli interessanti contrappunti del basso. Baldi si catapulta in scena cantando una strofa melodica, seguita da un ritornello luminoso. La successiva “Daggers Of Light” non risparmia declinazioni noise ma appare evidente quanto l’obiettivo della band sia rivolto verso l’elaborazione di un alt-rock più accattivante, come dimostra la serena coda strumentale di “Mouse Policy”. È pur vero, però, che se con “Running Through The Campus” i Cloud Nothings si slanciano verso orizzonti “classic”, attraverso “Thank Me For Playing” provvedono a portare qualche complicazione, in “On The Chain” continuano a divertirsi con le dissonanze, con la poderosa “I’d Get Along” tornano a scuotere come nei loro momenti più spigolosi.
25/04/2024
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