Pubblicato senza alcun preavviso a inizio agosto su tutte le principali piattaforme digitali, “Harmonizer” – album che segue di due anni il precedente “First Taste” – vedrà la luce anche in formato fisico il prossimo ottobre. Co-prodotto e co-mixato assieme a Cooper Crain presso gli Harmonizer Studios di Topanga, in California, questo progetto vede la partecipazione di Denée Segall, che ha scritto i testi e cantato in “Feel Good”, occupandosi anche dell’artwork, e di diversi membri della Freedom Band: il bassista Mikal Cronin, il batterista e percussionista Charles Moothart, il chitarrista Emmett Kelly e il pianista Ben Boyer.
Da un musicista come Ty Segall, che ha prodotto svariate decine di dischi, sia come solista, sia a nome della band, sia affidandosi alle più svariate collaborazioni, più o meno occasionali, non si può certo pretendere ogni volta il colpo di genio. E “Harmonizer” in effetti non lo assesta: si tratta di un lavoro che si pone in scia alle sue opere migliori, al quale manca però la spunto determinante per agguantare l’eccellenza. “Whisper” ed “Erased” rappresentano un buon inizio, dopo la breve introduzione strumentale di “Learning”, ma è nella seconda metà che il disco presenta i frangenti migliori.
E questi arrivano in particolare con la scarica adrenalinica di “Waxman”, degna erede dei momenti migliori dei Fuzz, e con la già citata “Feel Good”, che grazie all’apporto della voce femminile fa segnare una significativa discontinuità.
In tutto 35 minuti di sano psych-rock, genere nel quale Segall è da anni un’autorità globale, e che ne confermano lo status di autorevolezza e rispettabilità. Ma per avere un altro pazzesco caleidoscopio sonoro, come fu nel caso di “Freedom’s Goblin” tre anni or sono, dovremo aspettare il prossimo giro.
06/08/2021
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