Nonostante le numerose uscite eccellenti (anche recentissime) elaborate su strutture più varie, l’arte di Steve Roach si esprime al massimo grado nelle suite singole ed estese. Un formato su cui il Nostro è tornato più volte, non a caso centrando quelli che sono i risultati migliori dei suoi ultimi anni di carriera solista – “Soul Tones” e “The Delicate Beyond“. Lo stesso scelto anche per questo “Invisible”, regalato in digitale a fine 2014 ai più assidui frequentatori del suo shop online e ristampato a grande richiesta su cd a inizio di quest’anno, in edizione di sole 300 copie.
Nei settanta minuti di questa lunga immersione, Roach mette in scena il soundscape più inquieto degli ultimi dieci anni della sua carriera: nemmeno “Possible Planet” e “Dynamic Stillness” si erano spinti tanto in profondità nell’evocare l’instabilità, nell’indagare il dark side delle visioni del maestro californiano. Qui si arriva addirittura a sfiorare il contatto con certe deviazioni post-industriali, in una contemplazione che si sofferma sui dettagli più sinistri e angosciosi dell’oscurità: quelli, appunto, legati al venir meno della vista.
Così le usuali nebulose immersive, in grado di guidare negli angoli più remoti dell’immaginazione e di evocare gli scenari più vari e lontani nel tempo, si trasformano qui in strumenti funzionali a sensazioni nuove: il timore e l’inquietudine. Il silenzio riconquista un ruolo preponderante e a decadere è anche l’usuale continuità del flusso, qui spezzato da vagiti concreti, rumori distanti e irriconoscibili. Quasi fosse il luogo prediletto e inconscio di tutte quelle impurità solitamente filtrate per favorire l’evoluzione della purezza.
Operazione indubbiamente necessaria, minoritaria solo finché confinata all’omaggio per pochi, “Invisible” è l’affermazione ultima di un artista incapace di esaurire gli stimoli, ancora in grado di edificare cattedrali sonore su semplici e intime associazioni di idee o immagini. Elaborato negli ultimi giorni di un anno buio e piovoso, semplicemente osservando i contrasti di luce e la sostanziale parità emotiva tra giorno e notte, è una fuga, un’evasione dalle magnifiche evocazioni della sua musica verso un luogo dove l’occhio abdica.
11/03/2015
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