Esiste un territorio, al confine tra indie-rock, alt-pop e qualche ultimo rimasuglio post-, in cui da qualche tempo va definendosi un interessante linguaggio prog. Gli Aloha sono stati fra i primi a inserirvisi, e ad avvicinare all’epica Genesisiana incastri e rintocchi vibrafonici tipici dello stile Tortoise.
“Home Acres” segna un parziale addio alla levigatezza degli ultimi lavori (tra cui il capolavoro “Some Echoes”), e il riavvicinamento alla ruvidità di altre band affini, ad esempio American Football. Gli spigoli sono però ottusi, e calcati in una chiave power-pop scalcagnata e vagamente hard alla ricerca (vana) della capacità ipnotica di Hawkwind, Sabbath – o June of 44, senza andare troppo lontani.
Qualche episodio riuscito c’è: “Searchlight” su tutti, tra pop-punk e tarda West Coast. Il più delle volte, però, pare che nonostante le buone intenzioni alle canzoni manchino idee e melodie.
03/05/2010