C’è stato un periodo, all’inizio degli anni 90, in cui ci si esaltava per tutto quello che suonasse rumoroso, melodico e lo-fi allo stesso tempo. Come se l’energia di Husker Du, Dinosaur Jr e Pixies dovesse infettare l’universo rock intero. In effetti ci si esaltò con i primi Pavement e con tutti quei gruppi che costellarono il loro successo, tra i tanti i meravigliosi Seam. Ecco, l’esordio dei Japandroids ricorda proprio “Headsparks”, il primo lavoro del gruppo di Sooyoung Park.
Su “Post-Nothing” ci sono otto canzoni, otto melodie appiccicose coperte da riff che scoppiano nelle orecchie con l’urgenza di un uragano emotivo. Le voci, registrate come tutto il resto in bassa fedeltà, urlano i ritornelli delle canzoni sempre sotto le chitarre di Brian King e la batteria di Dave Prowse. Su “Heart Sweats” e “Crazy/Forever” emergono affinità con gli indimenticabili Nirvana e i primi insuperabili Smashing Pumpkins.
Probabilmente bisogna avere vissuto i primi anni 90 con l’entusiasmo degli adolescenti per esaltarsi con l’indie-rock dei Japandroids.
05/11/2009
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