Gerald Casale - Devo

Gerald Casale - Devo

Nuovi segnali di Devoluzione

intervista di Michele Savoldi

Gerald V. Casale, 72 anni: bassista e compositore per i Devo; regista di video musicali per Devo, Rush, Soundgarden, Foo Fighters tra gli altri; produttore di vini. E provocatore: provate a cercare notizie sul suo progetto solista (Jihad Jerry And The Evildoers) o sul suo recente matrimonio con festa a tema 11 Settembre 2001. Insomma, definirlo poliedrico è dir poco, ma quello che mi ha colpito è la pacatezza con cui un personaggio di questo calibro ha condotto questa intervista. D'altra parte una persona scampata alla strage del campus di Kent nel maggio 1970 o diventa un criminale o decide – è questo il caso di Jerry – di utilizzare la propria intelligenza per dar vita a una rivoluzione all'interno del sistema stesso: i Devo. Buona lettura.

Dunque, caro Gerald: come sta andando secondo te il processo di involuzione (Devo-lution, ndr)? Non sta aumentando molto più velocemente rispetto agli anni Settanta? O è solo un'impressione?
Sì, credo che il livello sia cresciuto in maniera esponenziale e che abbia superato le nostre peggiori paure e le nostre più orribili visioni: le avevamo, ma non volevamo che si avverassero sul serio. Non volevamo predire tutto questo! (ride)

Pensi che la tecnologia abbia a che fare con tutto questo? Voglio dire, l'esplosione dei social network e via dicendo...
Sì... perché dato che la natura dell'uomo è Jekyll & Hyde, esiste un lato oscuro nella natura umana, la tecnologia ha dato alla gente gli strumenti per fare quello che facevano prima a un livello molto più alto e intenso. Così tutte le cose negative che la gente fa improvvisamente acquistano più energia, più voce sul mercato, e assisti alla disinformazione, all'immondizia, alle bugie, alle cospirazioni ridicole che si diffondono. Dunque se le persone non sono forti e non possono pensare in maniera logica, non sono in grado di separare la verità dalla bugia e i più vulnerabili crollano. È come una malattia: le loro menti vengono contaminate e distrutte e questo è esattamente quello a cui si assiste. Chiunque è uno stupido, chiunque è folle, chiunque è malvagio e quella gente sta vincendo. Ci sono persone buone, ma non sono abbastanza.

Potremmo avere bisogno di aiuto, dunque ti chiedo: hai delle novità sul buon vecchio Jihad Jerry?
(ride) Le ho! Jihad Jerry... sì, Jihad Jerry è ancora qui per alzare la sua profeticamente brutta testa e proclamare un importante richiamo alla pulizia di questa cultura! Il mio disco di debutto come Jihad Jerry & The Evildoers, uscito nel 2005 col titolo “Mine Is Not A Holy War”, sarà ristampato nel Record Store Day – a giugno 2021 – con bonus track e un singolo nuovo di zecca, “I Am Gonna Pay You Back”.

Fantastico, quindi possiamo decisamente aspettarci un ritorno. Ti esibirai anche dal vivo?
Spero davvero di farcela questa volta, nell’altra occasione ho provato a mettere insieme le cose ma non ce l'ho fatta col personale. Ma ora credo che il momento sia più giusto che mai! (ride)

Come sta andando la tua avventura con la produzione del vino Pinot 50 by 50?
Sai, sono un piccolo produttore: faccio un Pinot Noir e un Pinot Rosé Noir e ora sto producendo un vino bianco. Tutto stava iniziando a crescere, il marchio stava funzionando, stavo riuscendo a far avere il mio vino a più persone, ristoranti e negozi e poi è arrivato il Covid-19. Tutti i miei clienti, i ristoranti e i bar, sono stati costretti a chiudere. Dunque. hanno smesso di comprare vino e hanno cercato di liberarsi di quello che avevano, questi tempi sono davvero terribili ed è dura: la gente sta regalando il vino. Sai cosa intendo? C'è una sovrapproduzione a causa di quanto successo.

I Devo sono sempre molto attivi sui social network per mantenere il contatto coi fan. Nonostante (o alla faccia di) questa bizzarra epoca di emergenza sanitaria, state anche lavorando a nuova musica?
Beh, io di certo ed è così che la nuova canzone di Jihad Jerry è nata. Non ho mai perso lo spirito, ho lavorato con Josh Freese, il famoso batterista che ha suonato con i Devo, i Nine Inch Nails da sempre, Sting... un tipo davvero creativo, ho lavorato con lui e con quello che era il chitarrista degli Oingo Boingo, che poi ha lavorato con Danny Elfman a delle colonne sonore. Il suo nome è Steve Bartek: lui, Josh e io ci siamo trovati in studio per sperimentare e scrivere, così è nata una nuova canzone di Jihad Jerry.

E in ambito Devo?
Beh, sai... non so cosa dire. Dovresti chiedere al signor Mark Mothersbaugh, sai, non sembra essere interessato a collaborare per del nuovo materiale dei Devo.

Ah ok... Ecco che arriva la domanda difficile: la cosa migliore e quella peggiore dell'essere i Devo negli anni Ottanta?
(ride) Bene... voglio dire... la migliore è stata il fatto di venire improvvisamente – per quello che facevamo, molto diverso e originale – accettati dalla cultura dominante, dal giorno alla notte. Siamo passati dall'essere odiati e derisi dalla gente all'essere celebrati e trasmessi in televisione, inseriti in ogni grande festival e tour. Il tutto è esploso una volta che David Bowie e Brian Eno ci hanno “adottato” e allora il mondo ha cominciato a girare a favore dei Devo. Naturalmente la parte orribile di tutto questo è che poi le etichette discografiche e il business si aspettano che tu rimanga semplicemente come sei, senza alcuno sviluppo artistico, alcun cambiamento, alcuna sperimentazione: devi solo fare quello che vogliono, perché in quel momento credono di capirti. Ma era meglio quando non ci capivano (ride)… il successo è davvero un'arma a doppio taglio.

Non vogliono la vostra EVOluzione!
No! Non volevano che i Devo si evolvessero! (ride)

Puoi condividere con noi un ricordo di tuo fratello Bob?
Sai, ogni anno che passa dalla sua scomparsa mi manca sempre di più, diventa sempre più doloroso perché eravamo due squadre di fratelli: i Mothersbaugh e i Casale, una bella collaborazione. Mio fratello e io lavoravamo insieme, a volte per i fatti nostri, avevamo un rapporto molto bello e lui era in grado di fare quello che io non sapevo fare: la noiosa produzione in studio, il lavoro con l'elettronica e gli effetti. Io avevo le idee, ma era lui a renderle reali. Dunque avevamo questo bellissimo rapporto, questa comunicazione e mi manca così tanto... I miei ricordi riguardano noi agli inizi e Bob aveva un grande senso dello humor. Stavamo andando a New York per suonare in questi piccoli club, il Max's Kansas City o il CBGB's, eravamo stipati in questo vecchio furgoncino dato che guidavamo dall'Ohio fino a New York e ci fermavamo lungo l'autostrada per cercare questi autogrill che vendevano qualcosa di economico da mangiare. Ci trovavamo in questi autogrill, in un'area sosta per camion, tutto quello che avevano era robaccia orribile e ordinai una zuppa che arrivò, ne presi un cucchiaio – eravamo tutti e cinque stipati in questa cabina, spalla a spalla – l'assaggiai e dissi: “Mio Dio, questa zuppa sa di merda!”... Mio fratello alzò lo sguardo e disse: “Forse è la tua bocca!”... (ride) dicendolo come se si trattasse di un dato di fatto, per poi tornare a mangiare il sandwich! Questo era Bob: uno stronzo molto nobile, una persona giusta e calma, l'ultima persona ad arrabbiarsi.

Quale musica ti piace ascoltare quando sei libero dai doveri della tua musica?
Mmh... sai, è dura! Davvero difficile, non trovo che la musica di oggi sia davvero buona. Mia moglie è in grado di farmi sentire cose davvero ottime, ma sono band di cui nessuno ha mai sentito parlare. C'è così tanta buona musica là fuori che non viene accolta a livello commerciale, non è in radio e la gente non la conosce. Dovrei chiederle ancora di che gente si tratta perché non li conosco, ma quello che mi piace è che esiste un movimento fatto di gente di vent'anni che riprende il bellissimo sound degli anni Ottanta. Sai, Depeche Mode, Devo, Kraftwerk: tutte queste influenze ri-combinate e trasformate con effetti a basso costo e distorsioni... Ma sono fuori dai radar, non è musica commerciale che chiunque acquista. Però vorrei che esplodessero, che diventassero commerciali (ride) perché questa è la roba più interessante. La musica mainstream è orribile, suona tutta allo stesso modo, come se fosse creata da un computer: le voci e tutto il resto sono tutte uguali: la stessa stanca, stantia, stupida merda! Ascolto tutto questo e poi decido di tornare a sentire il buon vecchio David Bowie, questo mi piace fare, è il mio eroe!

Stai lavorando a qualcosa nell'ambito di regia dei video?
Sai, mi piacerebbe ma è così strano...voglio dire, non ci sono più soldi per i video musicali tranne che per Taylor Swift, in quel caso puoi fare un video da mezzo milione di dollari, oppure Katy... come si chiama la cantante pop? O Dua Lipa. Gente così. che si rivolge agli stessi sei registi. Sono pochissimi i registi a cui è permesso di lavorare e sono tutti molto giovani, tatuati, con piercing. Persone come me sono trascurate, discriminate per l'età, non mi rispettano.

Hai qualche ricordo speciale legato all'Italia, sia coi Devo che per tua esperienza personale?
Mi ricordo ancora tutto a proposito dell'Italia, amo l'Italia e ho cercato di mettere da parte del denaro per comprare una casa lì. Tutto cominciò col primo tour dei Devo in Italia. che è stato indimenticabile, mi ricordo così tante cose! Sono tornato in Italia, dal 1980, probabilmente una dozzina di volte: vengo in Italia ogni volta che posso. L'ultima volta che ci sono stato era il giorno in cui Donald Trump vinse le elezioni: mia moglie e io siamo decollati da Los Angeles per venire in Italia a passare del tempo in Sicilia, dove non ero mai stato. Sono stato ovunque nel centro-nord, tutti i posti più ovvi: Portofino, Milano, Venezia, Firenze, Roma, ma la Sicilia è stata una vera rivelazione, abbiamo passato una settimana a Ortigia, sulla costa di Siracusa. Mi piace l'Italia, potrei vivere là, abituarmi e non tornare più in America. La prima volta che suonammo lì mi ricordo che la Rai ci portò nella piazza del Vaticano, il grande cerchio dove il Papa esce per benedire tutti: noi eravamo lì con la nostra divisa e i cappelli rossi e la Rai ci ha filmato mentre il Papa ci benediva. Quella notte suonammo sulle scale di fronte a Castel Sant'Angelo e l'Italia stava giocando la finale: avevano montato un grande schermo e dovevamo aspettare la fine della partita... l'Italia vinse! E il pubblico era così folle per la vittoria che il concerto diventò una festa per il dopo-partita, qualcosa di surreale per noi, incredibile: eravamo all'aperto in estate, fuori dal castello con le luci accese dietro di noi, è stato fantastico!

Un messaggio e un saluto finali per i fan italiani?
Sì, certo. Da parte dei Devo comunico a voi che avete apprezzato i Devo in Italia: noi stiamo soffrendo qui così come avete sofferto voi lì. Spero che tutto questo finisca presto e che torneremo ai tempi pre-covidiani tutti insieme per incontrarci ancora di persona!

Discografia
 DEVO 
   
Q: Are We Not Men? A: We Are Devo! (Warner, 1978)

 

Duty Now For The Future (Warner, 1979) 
Freedom Of Choice (Warner, 1980) 
 Live (Warner, 1980)

 

 New Traditionalists (Warner, 1981)

 

 Oh, No! It's Devo! (Warner, 1982)

 

 Shout (Warner, 1984)

 

 Total Devo (Enigma, 1988)

 

 Smooth Noodle Maps (Enigma, 1990)

 

 Devo Live: The Mongoloid Years (live, Rykodisc, 1992)

 

 Recombo DNA (Rhino, 2000)

 

 Pioneers Who Got Scalped (doppio cd, antologia, Rhino, 2000)

 

 Something For Everybody (Warner, 2010) 
   
 JIHAD JERRY & THE EVILDOERS 
   
 Army Girls Gone Wild (Ep, Cordless Recordings, 2005)
 
 Mine Is Not A Holy War (Cordless Recordings, 2006)
 
   
 GERALD CASALE 
   
  To Be or Not (with Die Alten Maschinen, X Production, 2008)  
 It's All Devo! (with Phunk Investigation, MVD, 2016)  
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Recensioni

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