29/05/2024

Faye Webster

Trabendo, Parigi


Frugo l'elenco delle date europee e niente, lo Stivale è saltato a piè pari. Nulla a cui non sia abituata, d'altronde. La più vicina è a Parigi, e si dà il caso sia anche la sera del mio compleanno: affare fatto.
C'è da riflettere su questo buco geografico. Le proverbiali incognite poste da una scorribanda italica non bastano a spiegarlo. Dalle nostre parti il dato è passato sotto silenzio, ma Faye Webster è ormai una popstar mondiale. Non esagero, e la serata che sto per raccontarvi non può portare a una conclusione diversa.

Nel guscio avveniristico di Parc de la Villette, il Trabendo è un gioiello di club dal sensuale design Bauhaus. La pioggia scroscia e l'aria punge, ma nella capitale francese il meteo non costituisce un deterrente insormontabile (e il concerto è pur sempre sold-out): poco dopo l'apertura delle porte la sala è già strapiena. Gli orologi scoccano solerti: alle 20 in punto la première partie Benét è già sul palco. Anche lei una southern (in questo caso da Richmond, che per un'afroamericana non dev'essere il luogo più prossimo al paradiso) ma siamo su un'altra galassia: berretto calcato sui cortissimi capelli, una moltitudine di ciondoli a penderle dal collo, il suo è un personaggio romanticamente rude, da beat cafè, tra le Indigo Girls e Tracy Chapman. Anche l'approccio è informale, con i brani inframezzati da ironici botta e risposta con il pubblico, tra cui un'indagine sui nostri brani preferiti di Faye.

Non passa molto tempo che la sala precipita in una luce blu elettrica (pantone "Faye blue", assicura l'ufficio stampa) e una trovata degna dei Flaming Lips ci lascia a bocca aperta: sul proscenio si slarga un gigantesco busto gonfiabile che, con tratti stilizzati alla "Metropolis", emula il profilo di Faye. Lei appare poco dopo dal nulla, avvitandosi in un'elegante piroetta, mentre la band si dispone alle sue spalle. Altro che "Underdressed": il bizzarro outfit, tra un pigiama e una divisa carceraria, sovrappone ben due completi (uno corto e uno lungo), confermandola icona di stile sui generis. Nella giovanissima compagine si fa notare una sagoma fuori dal coro: l'addetto alla pedal steel viaggia sulla sessantina e pare uscito da qualche vecchia orchestra country.

Il boato isterico che accompagna l'entrata in scena dà un primo indizio sul mood della serata: la platea, a trazione femminile e appena maggiorenne, venera un personaggio che smuove una frustrata volontà di identificazione. Dal canto suo, l'ex-bambina prodigio di Atlanta scavalca le cerimonie, attaccando a testa bassa una potentissima "But Not Kiss". "I want to sleep in your arms, but not kiss", che suona un po' come il classico "guardare ma non toccare": il monito di una diva inarrivabile alle fan in adorazione. L'interazione sopra-sotto palco, limitata per tutta la performance alle comunicazioni di servizio, ribadirà una volontà di sano distacco in tempi di prossimità imposta. All'eye contact, d'altro canto, provvede lo sguardo luminescente del soffice busto-golem.

La languida "Wanna Quit All The Time", con la sua sincopata coda lounge, le dà modo di dimostrarsi una provetta chitarrista, ma è presto oscurata da "Thinking About You", chilometrica, estenuante, grondante pathos a ogni sospiro. Su "Right Side Of My Neck" ci vengono elargite le prime sillabe di cortesia, ma bisogna incatenarsi al dito e dimenticare la luna per badare al suo mutismo anziché alle figure di violino intarsiate dalla pianista.
Il tris "Better Distractions"/ "Kind Of"/ "A Dream With A Baseball Player" viene calato dal mazzo di "I Know I'm Funny Haha" e concede sfogo virtuosistico prima al chitarrista, poi al batterista e infine alla pianista, che stavolta imbraccia un sax. La tripletta non passa inosservata: credeteci o no, ma le mie vicine versano lacrime a volontà. Queste candide confessioni di amori adolescenziali, cinguettate da una voce sempre sull'orlo del singhiozzo, trafiggono con mira da cecchino i loro cuori immaturi, facendo di Faye la perfetta anti-Taylor della generazione Z.

Il balbettio alla "Changes" di "Tttttime" non fa in tempo a comporre il resto della frase che viene travolto dall'impetuosa ciclotimia di "Lego Ring", una lezione di atmosfere cangianti, con un assolo di batteria che suona come un rebranding 2.0 di una mai rinnegata classicità rock. L'apice emotivo arriva dritto dritto da "Atlanta Millionaires Club", l'album che cinque anni fa alzò il sipario sul suo talento: "Jonny" ci avvolge nel suo lussureggiante tappeto soul, uno spoken word tra l'erotico e l'implorante che rompe una volta per tutte le dighe lacrimali delle prime file. Assorta dietro la tastiera di uno splendido piano elettrico vintage, Faye si riattesta strumentista competente oltre che interprete magnetica, lasciando spesso e volentieri il microfono all'ormai liquefatta claque.

Il cuscino elettrico di "Lifetime" e la sontuosità bluesy di "In A Good Way" sono gli ultimi confetti prima della torta nuziale avvelenata, ovvero il garage atonale di "He Loves Me Yeah!", concluso da un urlo a squarciagola che spazza via cose e persone dal palco.
I bis si fanno desiderare, col senno di poi a ragione: "Feeling Good Today", con in campo solo la chitarra e la voce di Faye raddoppiata da quella della bassista (che scopriamo essere la sua migliore amica, laddove il roadie è nulla meno che suo fratello) è una buonanotte coi fiocchi e ancora meglio fa "Kingston", il brano che più di ogni altro le ha acceso i riflettori addosso, con annesse presentazioni collettive e siparietto di piano a quattro mani insieme al batterista.

Torniamo al quesito di partenza - non fosse che non ho una risposta. Si potrebbe ipotizzare che una musica così imbevuta di folklore sudista abbia poco appeal sul pubblico italico, ma non mi risulta che questa gremitissima Parigi sia la capitale dell'Alabama. Forse TikTok, di cui questa Rickie Lee Jones digitale è diventata una star (in parte suo malgrado) non ha nel nostro paese una diffusione abbastanza capillare? Sia quel che sia, in questa chiusura trionfale del tour europeo la sensazione è di aver assistito a un evento storico. E che sia solo l'inizio.

Setlist

But Not Kiss
Wanna Quit All The Time
Thinking About You
Right Side Of My Neck
Better Distractions
Kind Of
A Dream With a Baseball Player
Tttttime
Lego Ring
Jonny
Lifetime
In A Good Way
He Loves Me Yeah!

Encore

Feeling Good Today
Kingston

Faye Webster su Ondarock

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