American Football

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1999 (Polyvinyl) | midwest emo

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Urbana-Champaign è una cittadina universitaria nel cuore dell’Illinois, situata a qualche ora di distanza a sud di Chicago. Si trasferisce a studiare al college Mike Kinsella, che appena adolescente aveva suonato la batteria nella band del fratello Tim, i seminali Cap’n Jazz. Da quella band così sui generis nel panorama emocore di allora, si sono avviati i percorsi di diversi musicisti e gruppi dell’area di Chicago/Milwaukee, primi fra tutti i Joan of Arc e i Promise Ring, così come di quella che – fino a pochi anni fa, prima dell’inaspettata reunion della band nel 2014 – sarebbe stata considerata solo una splendida meteora: gli American Football. Kinsella imbraccia finalmente la chitarra e, tra corsi ed esami, inizia a suonare con Steve Holmes e Steve Lamos, formando la band nel 1997. Kinsella conosceva Holmes dai tempi delle superiori, mentre con Lamos aveva condiviso la brevissima esperienza in The One Up Downstairs, che produsse nel 1997 un solo Ep di tre tracce per Polyvinyl ma che può considerarsi il progetto più prossimo al sound degli American Football.

Lontano da tutto e da tutti, nel cuore ghiacciato del Midwest, dopo un omonimo Ep di tre tracce (Polyvinyl, 1998), il trio realizza uno dei capolavori dell’indie americano, nonché opera fondamentale della seconda ondata emo degli anni 90: l’omonimo "American Football" (Polyvinyl, 1999). L’album viene registrato da Brendan Gamble in appena 5 giorni ai Private Studios di Urbana semplicemente per immortalare l’esperienza della band prima dello scioglimento, dopo la laurea e la dipartita dalla piccola college town. Burn to shine.
I brani nascono sostanzialmente dai riff di chitarra che Kinsella e Holmes scrivevano insieme nella loro stanza al dormitorio universitario, sviluppati e impreziositi in un secondo momento dal drumming e dalla tromba di Lamos. Nascono sostanzialmente da jam, in cui venivano adoperati vari strumenti che erano messi a disposizione della band da altri compagni di università. L’album rispecchia quindi questa sete: di sperimentare, di comporre, di esplorare timbri e di rendere produttivo quello spleen della provincia e di una college town, come Olympia o Austin, tra le afose estati e i gelidi inverni dell’Illinois. Le influenze degli American Football sono le più disparate: Slint, Red House Painters, Codeine, Tortoise, Can, Steve Reich, Slowdive, Nick Drake, Weather Report e Beach Boys.

Emo nel cuore, math-rock/post-rock nelle intenzioni e jazz nello spirito, le nove tracce che compongono l’album hanno quella caratteristica, che sembra quasi banale citare, di essere estremamente complesse ma allo stesso tempo assai dirette: un lavoro incredibile di tessitura tra fraseggi delle chitarre, note mute, note ribattute e fill di batteria mai scontati (“You Know I Should Be Leaving”), con innesti di basso, piano elettrico e melodie di tromba malinconiche, quasi provenissero da un ottone che ha abbandonato la sua banda o da una voce che canta una separazione (“For Sure”). Le due chitarre dialogano, s’intrecciano e si moltiplicano con uno scheletrico imprinting minimal/kraut e un piglio americana/fingerpicking, mentre la batteria tesse figure jazzy articolate, tra sincopi e controtempi. Emblematici di questa multiforme natura sono brani come “Never Meant”, incipit fulminante del disco, “Honestly?”, con la sua coda strumentale percussiva, e la splendida “Stay Home”, con la sua struttura bipartita.

I fraseggi di chitarra si sviluppano spesso come voci, controcanti e riverberi emozionali del cantato principale. Naviga infatti sopra gli strumentali la voce dolente, e mai sopra le righe, di Kinsella, che rifugge le urla e la foga tipica dell’emocore e sceglie di sussurrare testi intimi ed emotivi, usciti da un diario personale e intrisi di quella quotidianità che sarà esplorata e sublimata nel progetto solista del cantautore di Chicago, Owen, col quale, dopo la breve esperienza American Football, maturerà definitivamente come musicista (uomo, marito e padre). La coda del brano “The One With The Wurlitzer”, senza cantato e con protagonista la batteria, si avvia in fade in e sfuma in fade out come un’istantanea nel mezzo di una jam session, esprimendo al massimo lo spirito di tutto l’album.

Il disco è desiderato e prodotto dalla Polyvinyl Records, etichetta DIY di Urbana-Champaign che, nella migliore tradizione delle etichette indipendenti, parte come fanzine per raccontare la scena musicale locale e si trasforma in etichetta nel momento in cui decide di proporre allegati ai suoi lettori (ricordiamoci anche solo Slash a Los Angeles o Touch & Go a Chicago). La copertina dell’album trattiene tutta l’energia intima e misteriosa del disco: una fotografia di Chris Strong, scattata tra le case del campus della University of Illinois, in cui dalla strada si scorge al secondo piano di una casa bianca una solitaria finestra illuminata, risultando un omaggio implicito alla tradizione metafisica del pittore americano Edward Hopper.

L’album arriva in coda a questo movimento molecolare – che attraversa le due coste dallo stato di New York a quello di Washington, passando per Kansas e Texas – e si staglia tra i capolavori del genere insieme a opere brucianti come “Diary” dei Sunny Day Real Estate (Sub Pop, 1994), “The Power Of Failing” dei Mineral (Crank!, 1995), “Do You Know Who You Are?” dei Texas Is The Reason (Revelation, 1996) e “Four Minute Mile” dei Get Up Kids (Doghouse, 1997). Il sound della band, immortalato dalla registrazione di questo documento, è e rimarrà assolutamente unico e difficilmente imitabile, con quella formula speciale fatta di tecnica, melodia e sperimentazione: nessun’altra band emo suonerà come gli American Football.

"American Football" è stato per anni al centro di un culto al quale pochi riuscivano ad accedere, che aveva tra i suoi adepti anche musicisti italiani come Jukka Reverberi dei Giardini di Mirò. Potevi comprarlo in posti speciali come la Wide Records di Pisa o in negozi che trattavano etichette indipendenti e usato negli Stati Uniti. Fortunatamente, per la ricorrenza dei 15 anni del disco, è stata fatta un’edizione deluxe contenente anche le registrazioni di alcuni rari live d’epoca. Ricordando il percorso di altre band che agli esordi non avevano ricevuto attenzione – un nome tra tutti: (i già citati) Slowdive – oggi gli American Football hanno raggiunto finalmente la notorietà che si sono sempre meritati e sono stati collocati nella storia della musica, soprattutto indipendente americana, nel posto che ogni estimatore della band ha sempre saputo che avrebbero dovuto occupare.

These four years
and how we say goodbye to these four years
A long goodbye with mixed emotions
Just fragments of another life

(22/09/2019)

  • Tracklist
  1. Never Meant
  2. The Summer Ends
  3. Honestly?
  4. For Sure
  5. You Know I Should Be Leaving Soon
  6. But the Regrets Are Killing Me
  7. I’ll See You When We’re Both Not So Emotional
  8. Stay Home
  9. The One With The Wurlitzer
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