CHARLIE TWEDDLE - Fantastic Greatest Hits

2004 (Companion records)
country-folk

Fingiamo per un momento di crederci. No perché secondo me

“Fantastic Greatest Hits” non è altro che uno scherzo, magari messo in piedi da

qualche burlone nel 2004 ai danni dei tanti malati di outsider music come il

sottoscritto, che, per inciso, c’ha anche speso dei soldi. Una gran bella spesa

comunque, come direbbe mia nonna, scherzo o meno.

La storia sarebbe

questa: Charlie Tweddle è un cowboy della California meridionale abbastanza

fuori dal mondo da portare un bel cappellaccio ricurvo su due mustacchioni degni

del Lee Van Cliff dei tempi belli. Ma d’altra parte è anche abbastanza

californiano da recepire vibrazioni di hippismo, psichedelia e controcultura al

volgere dei favolosi anni 60. D’un tratto viene colto da sincretiche fantasie e

fascinazioni lisergiche al limite del raelianesimo, tra le quali la malsana idea

di farsi chiamare Eilrahc Elddewt, e il risultato potete constatarlo nella

copertina dell’album, che lo vede ritratto con un bel copricapo mediorientale

mentre sullo sfondo spuntano come i funghi delle specie di Ziggurat marziani. Se

poi vi guardate le foto interne, non potete ancora credere che sia tutto vero.

Infatti dentro c’è un bell’album fotografico che ritrae il gruppo di bovari

complici delle traversie musicali del disco, tra i quali è doveroso segnalare un

“assistente alla produzione” con una barba da far rimpiangere la sobrietà di un

Piero Pelù.

Arriviamo alla musica

? Beh, in poche parole si tratta di ballate country-folk dell’imbrunire, suonate

con piglio psichedelico e continuamente circondate da rumori concreti d’ogni

sorta, ma in prevalenza animaleschi. Ora, che io sappia, il primo autentico

matrimonio tra country western e concrete musique dovrebbe risalire al 1999 coi

Matmos meravigliosi di “The West”, e non mi stupirei che questo “Fantastic

Greatest Hits” non fosse altro che uno scherzaccio del di loro amico Jay Lesser

(dei Matmos intendo), il cui look non dista nemmeno troppo dai personaggi

ritratti sul digipak del disco. Naturalmente il John Fahey di “Requia” è

qualcosa di troppo serio e poco “western” per poter essere un termine di

paragone.

Comunque sia, qualcosa che sta a metà tra Pierre Shaffear, Luc

Ferrari e persino Bernard Gunther (per il gusto nello scavare tra i solchi

cercando a volume alzato meraviglie nascoste) e un ibrido tra Skip Spence e Bill

Monroe. Tweddle non dovrà però apparire necessariamente come un idiot savant,

simili intuizioni e mescolamenti, pur con altri risultati, sono apparse ad

esempio nei migliori lavori dei Microphones e oggi Phil Elvrum

passa per un mezzo genio. La scrittura dei brani non è esattamente compiuta o

memorabile, ma l’ispirazione c’è e si sa che nel rock primitivista, come nel

calcio di terza categoria, l’ispirazione e il cuore sono tutto. Anche una bella

dose di orgoglio redneck è evidente nella musica di Tweddle, che tra i brani, e

pure nel mezzo di questi, crea un continuo brulicare di suoni che filtrano da

ogni dove e fanno acrobazie col pan pot. Te li ritrovi dappertutto fino a

quell’ottava lunghissima traccia che in origine chiudeva l’album, oggi

arricchito con sei inediti, come se le altre tracce di fatto non lo fossero.

Si perché ho astutamente dimenticato di dirvi che questa roba fu messa

su vinile nel 1971 e “distribuita”, in ben 500 copie, nel 1974. Come da

pronostico, i pochi acquirenti riportarono indietro il disco perché “difettoso”,

anticipando l’identico iter di “Upside Down”, primo singolo dei Jesus And Mary Chain, solo che la

parabola dei fratelli Reid era destinata a ben altri esiti, mentre a Tweddle

toccò l’oblio. L’oblio dei grandi, dei grandi incompresi.

“Eilrahc is to

music what Christ is to religion” recitava il retro di copertina originale.

Chissà che, come tutti i profeti, il suo suono, letteralmente con la vita

dentro, è il caso di sottolinearlo, non sconvolgerà il mondo a trent’anni di

distanza e che le prossime notti non ci invii la sua luce mentre ci culliamo con

la fantasia in un ranch della California, tra le rane che gracidano, i treni che

partono e gli invasori alieni.

12/12/2006

Tracklist

  1. 1. 8 Untitled
  2. 2. Untitled
  3. 3. Four Empty Bottles
  4. 4. Untitled
  5. 5. What's Happening
  6. 6. Jesus and the Devil
  7. 7. Untitled

CHARLIE TWEDDLE sul web