Bob Mould

The District Line

2008 (Anti) | songwriter, punk-pop

L’onorevole curriculum di Bob Mould (chitarrista e cantante degli Husker Du, ideatore degli Sugar, cantautore intenso e caparbio in "Workbook", "Black Sheets Of Rain" e "Copper Blue") ha trovato il classico punto di incaglio a partire dal 2002, con quell’orrendo "Modulate" inspiegabilmente votato a un asettico spirito electro-dancefloor (presentato con intenti ambiziosi ma decisamente scadente nella pratica) e con "Body Of Song" (2005), con cui tentava goffamente di ripristinare la sua immagine di rocker intransigente, purtroppo finendo per figurare come la controfigura di sé stesso.

Complice la produzione Anti, l’ormai quasi cinquantenne Bob Mould - eccellente e forse unico vero auteur del punk-rock, straordinario cantore delle angosce adolescenziali in "Zen Arcade" - conferma e sottoscrive a chiare lettere la sua caduta, anche se in modo elegante. Forse il senso di "The District Line" sta proprio qui: rifinire il periodo di calma piatta creativa attraverso una produzione ancor più smargiassa e un’aumentata cura progettuale d’immagine e confezione finale. Quel che è certo è che tale senso non risiede nel contenuto musicale, una collezione rimessa a nuovo di stereotipi punk-emocore (o i suoi relitti) immersi in una post-produzione stratificata, che pure pesca dal suo passato prossimo.

Dei dieci brani, si salvano con buona probabilità "Return To Dust" - una melodia flusso di coscienza Springsteen-iano accompagnato da chitarre arroventate -, "Miniature Parade" (power-emo con intrugli d'elettronica ad effetto), la disco atmosferica di "Shelter Me" - quasi un numero di contaminazione -, "Who Needs To Dream?" (un piccolo tributo power-pop alla sua carriera e finanche al padre putativo Richard Thompson), "Very Temporary", uno sfogo emotivo di nuovo vivace per l'attempato signorotto emo-core, e l'altrimenti calma "Return To Dust".

 

Il resto, a partire dalle iniziali "Stupid Now" (una strimpellata emo sciupata dal filtro vocale elettronico) e , per poi arrivare alle ballate post-grunge di "Again And Again" (tra Stone Temple Pilots e Staind) e "Very Temporary" - con il solito vocoder a supportare i cali di voce -, è tanto corredo quanto contraddizione in termini. In pratica, l’intera attenzione dell’opera è focalizzata sulla melodia risaputa, sul frasario banale e sul canto gracile. La chiusa, il classico lentone acustico di commiato, ne è la conferma: a metà tra serenata moralistica e una (riuscita) parodia di Paul Westerberg, nelle snodature di chitarra luccicante e archi ritoccati in sordina, è chiaro che ciò che non va è proprio lui, il cantante Bob Mould, lagnoso e autoindulgente.

Niente da dire, Mould ha raggiunto lo status di capolavoro di sottofondo per locali alternativi. Non fosse per gli artifici iridescenti di produzione e per i guest di corredo (tra gli altri Amy Domingues e Brendan Canty) che sono più tappezzeria che altro, questo sarebbe il suo perfetto disco medio, il fratello maggiore del pessimo "Body Of Song" che era un po' l’esatto contrario di "Zen Arcade". Questo è medio nella sua interezza, fatuo (scarsamente ispirato), borioso, compromissorio. Basato su capacità (vocali, strumentali e compositive) tendenti alla sfioritura, rispolvera occasionalmente la varietà, e in certi momenti ("Old Highs, New Lows", guarda caso la canzone in cui più auto-imita con fare pseudo-adolescente quel punk-core che portò a perfezione) è pimpante da far tenerezza. Si metta ai voti se è un complimento oppure no.

(27/02/2008)

  • Tracklist
  1. Stupid Now
  2. Who Needs To Dream?
  3. Again And Again
  4. Old Highs, New Lows
  5. Return To Dust
  6. The Silence Between Us
  7. Shelter Me
  8. Very Temporary
  9. Miniature Parade
  10. Walls In Time
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