Chris Wood

Handmade Life

2010 (Ruf Records) | folk

La grande tradizione dei folksinger inglesi è ricca di autori eccellenti, molti non hanno però conosciuto la fama e il rispetto critico che meritano, penso a Nic Jones e  Martin Carthy, la cui grandezza andrebbe celebrata con articoli e retrospettive, ma in verità il folk è un genere che interessa il pubblico rock solo quando deve darsi un aria snob e intellettuale, la conoscenza del grande patrimonio folk inglese è ancora appannaggio di pochi coraggiosi.
 
Non ho mai nascosto il mio amore per le nuove leve del folk puro, la scarsa attenzione che però hanno ricevuto Lisa Knapp, Sharron Krauss, Terry Emm, Mary Hampton e le fantastiche sorelle Unthank non fa ben sperare, e anche il terzo capolavoro di Chris Wood, “Handmade Life”, sembra destinato alla completa ignoranza del pubblico.
Ma io sono testardo, come è testardo ogni buon folksinger: la loro musica difficilmente cerca il plauso del pubblico, è musica che invita alla riflessione e all’impegno, due cose che non interessano nemmeno agli alternativi di sinistra.

Intelligente, densa, elaborata, corrosiva, la musica di Chris Wood diventa magica e ipnotica solo per chi ha la volontà di abbassare le difese verso una musica sacrale e autentica come poche.
Per chi trova noioso il nuovo disco di Joanna Newsom, “Handmade Life” sembrerà anche più ostico e inutile, senza la forza delle soluzioni avantgarde la musica di Chris Wood suona ancora più introspettiva e verbosa, ma per coloro che vogliono approcciare questo immenso nuovo capitolo del musicista bastano solo due parole: eccellente, unico.
Ogni parola, ogni accordo ha una sua forza, ogni elemento esprime stati d’animo complessi che richiedono attenzione, qui, si parla di corruzione sociale, di nazionalismo, di violenza sui deboli, di celebrazione del profitto e degli oppressori.
E’ l’autentico folk inglese che ha retto alle continue ruberie del rock con la dignità di un minatore, ovvero il folk come vera unica rappresentazione della working-class. Le canzoni di Chris Wood sono perle incastonate in un muro di ostracismo culturale, la silente rivincita della musica su anni di logiche produttive.
 
Non è idealismo senza speranza quello di Chris Wood, non sono slogan e luoghi comuni i protagonisti delle sue canzoni, sono resoconti dolorosi di abusi continui su un’umanità ormai priva di forza di ribellione.
“Handmade Life” è album ricco di passione e sensualità, la poesia del quotidiano diventa l’unica via di fuga dalla sofferenza, Chris Wood è vicino al pessimismo decadente di Antony Hegarty più che al folk intellettuale e revisionista di Devendra Banhart; accompagnato da pregevoli strumentisti, veste le sue canzoni di pregevoli accordi cameristici: tromboni, violoncelli, chitarre e ombre ritmiche accompagnano le sue delicate narrazioni.
Per coloro che hanno apprezzato i due album precedenti, la grande novità è l’utilizzo di una vera band, Robert Jarvis al trombone, Barney Morse Brown al violoncello e Andy Gangadeen alla batteria sorreggono le splendide armonie della chitarra di Chris Wood senza mai invadere la forza armonica lineare e minimale delle composizioni.

Ogni brano è come un libro di memorie preziose e inviolabili, punte di lirismo eccelso per “My Darling’s Downsized”, dove poche note di trombone creano un’atmosfera sontuosa e suggestiva.
L’impegno politico emerge con forza in “Hollow Point”, dove Chris Wood racconta con desolato turbamento la storia di Jean Charles De Menezes, il cittadino brasiliano massacrato dai poliziotti inglesi con sette colpi in viso, falsità e prove inesistenti non riuscirono a nascondere l’amara verità che sconvolse il popolo inglese, l’ordine di sparare a vista su ogni sospetto terrorista non riuscì a giustificare tale misfatto, ma nessuno ha pagato per questo crimine e Chris Wood riapre una pagina dolorosa di storia inglese, liberando il dolore che il tempo non riesce a sopire.
 
L’atmosfera di “Handmade Life” è sempre solenne e ispirata, le storie sono ricche di quotidianità sociale, tra chiamate alla rivoluzione (“The Grand Correction”) e feroci attacchi alla classe politica (“Caesar”), Chris Wood assembla uno dei più potenti album di puro folk inglese, senza ignorare piccoli spazi di quotidiano in “No Honey Tongued Sonnet” e nella succitata “”My Darling’s Downsized”; i sentimenti recuperano la loro purezza e il loro orgoglio, celebrando il riscatto culturale del popolo inglese, la consapevolezza e la libertà del pensiero sono ribaditi con una forza lirica e musicale che credevamo sopita. Un album straordinario.

(12/03/2010)

  • Tracklist
 1. No Honey Tongued Sonnet
 2. Two Widows
 3. Spitfires
 4. My Darling's Downsized
 5. Asparagus
 6. Hollow Point
 7. Caesar
 8. Johnny East
 9. Turtle Soup
10. The Grand Correction
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