Tornano i californiani Cold War Kids, dopo un album notevolissimo come “Loyalty To Loyalty”, che forse non ha pienamente raccolto i consensi che pure ben meritava, e lo fanno con un nuovo succinto Ep nel quale confluisce materiale per lo più risalente alle session dell’ultimo lavoro. Messo da parte il gusto neo-gotico intinto di ribollente blues caveano e misticismo carnale in equilibrio sottile tra 16 Horsepower e American Music Club che aveva caratterizzato le ultime incarnazioni della band, i Cold War Kids ritornano a un approccio più solare, aperto e frizzante, per quanto non meno esistenzialista.
Molto intenso il gospel sbilenco di “Sermons” (nuova versione della hidden-track del loro debut album del 2007, “Robbers & Cowards”), ma la forza del gruppo traspare soprattutto nei dialoghi pensosi che si intrecciano tra il monologare ubriaco del cantante Nathan Willet e gli acuminati e vibratili disegni della batteria “parlante” di Matt Aveiro, come ben si può cogliere nelle ottime “Audience” o in “Santa Ana Winds”. Per il resto i Cold War Kids rimangono quello che già sapevamo essere, ovvero dei Radiohead abbarbicati su una carovana di puritani diretti oltre la frontiera simbolica del peccato e della dannazione (si ascolti “Coffee Spoon”). Uscita ad ogni modo interlocutoria, ma immancabile per gli aficionaods del gruppo.
07/02/2010
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