Field Music

Field Music (Measure)

2010 (Memphis Industries) | art-pop

Tornano a far parlare (bene) di sé i fratelli Brewis da Sunderland, dopo aver già calamitato una discreta attenzione sulle proprie rocambolesche imprese con due album succulenti (l'omonimo del 2005 e "Tones Of Town" del 2007, cui va poi sommata la raccolta di rarità e b-side "Write Your Own History"). Dopo una momentanea sospensione a fini sabbatici del progetto maggiore, i fratelli David e Peter hanno nel frattempo, come molti sanno, deciso di separare le proprie strade in favore di due divertissement estemporanei (per quanto dottissimi): le esercitazioni di taglia/incolla collagistico del wittgensteiniano School Of Language e il prog da camera ispirato alla metanarrativa di Paul Auster The Week That Was (entrambi orgogliosamente marchiati Field Music Productions).
Tornano ora nei ranghi con un doppio album, per oltre settanta minuti di musica densissima che potrebbe in effetti rappresentare un momento di irreversibile svolta ideale ed espressiva per la loro carriera.

Cominciamo allora col dire che questo "Field Music (Measure)" somiglia al diario di un entomologo romanticamte bislacco, o, ancor meglio, alla sua varipinta collezione di farfalle. Un lavoro in cui l'intelligenza mirabilmente babelica della band (ormai costituita dai soli due fratelli Brewis, abilissimi polistrumentisti) si riversa e disperde in un labirinto mentale di specchi e paradossi stilistici fatti di segni e immagini araldiche da quarant'anni di cosmologia pop, che incessantemente cadono e si depositano l'una sull'altra, in un gioco di illusioni e somiglianze senza fine, come disegnando un'immensa scacchiera sonora dalle movenze imprevedibili quanto rigorose.

Già a partire dal titolo vagamente burlesco (per un album doppio!) appare d'altra parte chiaro come i Field Music siano essenzialmente e prima di tutto dei raffinatissimi cultori della miniatura: la loro arte (e piccoli capolavori di giardinaggio metafisico come "In The Mirror", la bellissima "Measure" o "Each Time Is A New Time", in fondo ben lo dimostrano) è quella di racchiudere il tanto nel poco, catturando il respiro di un multiverso pulsante nel geroglifico spiraliforme di canzoni-cruciverba che quasi mai varcano la soglia dei quattro minuti. Così, con un piglio sbilenco, in equilibrio indeciso tra la pura fantasticheria e la divagazione erudita, si compone in "Field Music (Measure)" l'architettura vertiginosa di una biblioteca simil-borgesiana composta a sua volta da infinite altre biblioteche, che scorrono incessantemente l'una sull'altra attraverso suoni, storie concentriche e citazioni di citazioni. Dagli Elo ("Let's Write A Book") si arriva a Todd Rundgren ("All You'd Ever Need To Say"), passando per Yes, ma anche Supertramp e sfiorando, in alcuni casi, addirittura certo stralunato sinfonismo zappiano ("Lights Up") o vaghe reminiscenze canterburyane.

In ultima analisi, però, i referenti essenziali della band sono due e anche abbastanza precisi: Genesis e XTC, tanto da far pensare che il duo abbia tentato di intersecare, in questo suo ultimo ardito cimento, i raffinatissimi teoremi pop di "Skylarking" con la grammatica della fantasia di "The Lamb Lies Down On Broadway", riappropriando l'estetica di entrambe alle ragioni di un misura pop rigorosamente contemporanea e al tempo stesso libera di rimbalzare in un rimpallo continuo di suggestive ipotesi di contaminazione, all'incrocio di avant-pop, progressive e psichedelia orchestrale (si segua ad esempio il movimento del dittico di "You And I" e "The Rest Is Noise").

In definitiva, i Field Music scrivono una loro personale e lunatica rivistazione dei "Fiori Blu", in un turbinio cerebrale di calembour, palindromi e sottillisimi rebus formali, confermandosi al giro di boa del terzo album come uno dei migliori e più inventivi gruppi britannici della propria generazione, sullo sfondo di una lezione di stile e intelligenza compositiva che non dimenticheremo troppo presto. Il futuro del rock inglese (o gran parte di esso) risiede anche e soprattutto nelle mani e nei sogni di questi due beffardi scienziati dell'immaginazione.

(13/02/2010)

  • Tracklist

Disc 1

  1. In The Mirror
  2. Them That Do Nothing
  3. Each Time Is A New Time
  4. Measure
  5. Effortlessly
  6. Clear Water
  7. Lights Up
  8. All You'd Ever Need To Say
  9. Let's Write A Book
  10. You And I


Disc 2

  1. The Rest Is Noise
  2. Curves Of The Needle
  3. Cloosing Numbers
  4. The Wheels Are In Place
  5. First Come The Wish
  6. Precious Plans
  7. See You Later
  8. Something Familiar
  9. Share The Words
  10. It's About Time
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