Hold Steady

Heaven Is Whenever

2010 (Rough Trade) | alt-rock

Tra concept-album, citazioni letterarie, melodie graffianti e riff al vetriolo, gli Hold Steady hanno saputo ritagliarsi uno spazio assolutamente degno di nota all'interno del panorama indie-rock a stelle e strisce del decennio appena trascorso. Molto sottovalutata e affrontata forse troppo superficialmente nel nostro continente, probabilmente perché considerata troppo americana per sfondare anche dalle nostre parti, la band di Brooklyn ha invece raccolto, sin dal fulminante esordio di "Almost Killed Me", crescenti consensi in patria, da parte di tutti coloro che invece nutrivano da tempo il bisogno di un gruppo che suonasse un rock'n'roll privo di orpelli e eccessive sovrastrutture ma sempre autentico e genuino in ogni sua manifestazione (dalle tematiche affrontate nelle liriche agli approcci più squisitamente musicali che rimandano alla tradizione americana, dal piano-rock di matrice springsteeniana, al classic-rock degli Ac/Dc fino alla furia punk huskeriana).

Con "Heaven Is Whenever" gli Hold Steady si affacciano al nuovo decennio per la prima volta senza lo "storico" tastierista Franz Nicolay, e, diciamolo subito, privi di quella freschezza genuina e quasi dirompente che aveva caratterizzato i precedenti lavori.
Presentato quasi come il disco della svolta, nella pur ambiziosa ricerca di un sound meno anthemico e più cinematografico, l'album sembra piuttosto porsi come il classico lavoro di transizione di una band ancora divisa tra la riproposizione pedissequa di stilemi del passato e l'ancor abbozzato tentativo di aprirsi a qualcosa di realmente nuovo.
Alle suddette considerazioni vanno ad aggiungersi quelle relative alle ritmiche meno corpose (e qui la latitanza di piano e tastiere si fa sentire notevolmente) e, in generale, a un'attitudine eccessivamente statica se paragonata all'acuta e intensa impetuosità che aveva caratterizzato i vari e più fortunati episodi del passato.

Ma poiché la critica non vuole apparire eccessiva, va tuttavia sottolineata la sempre viva capacità della band di tirare ad ogni modo fuori, con molto mestiere ed esperienza, una manciata di melodie dal forte impatto, accompagnate da strumentazioni più scarne e meno originali ma sempre di apprezzabile pregevolezza, oltre che da testi notoriamente ispirati tra ironia, vita vissuta e citazioni colte. La caratteristica voce di Finn, inoltre, rappresenta ogni volta un valore aggiunto.
E così l'album presenta tratti che non convincono appieno, come l'iniziale "The Sweet Part Of The City", una ballata in stile U2 dall'andamento piuttosto stucchevole, al country quasi swing di "Barely Breathing", e altri addirittura preoccupanti per la pochezza creativa della proposta, come nel rock bolso di "The Smidge", o nell'epicità forzata e overprodotta di pezzi quali "Hurricane J" e "Our Whole Lives".

Per fortuna a salvare le sorti di un disco altrimenti insufficiente, provvedono alcune canzoni che pur non rappresentando degli apici nella produzione complessiva della band, incarnano il volto più fedele e onesto degli Hold Steady così come li conosciamo. Dalla trascinante "Soft In The Center", che si dipana con la notoria sfrontatezza tra stilettate e assoli chitarristici rockeggianti e cori vicini al gospel, al ritmo in crescendo tra accelerazioni e attese di "The Weekenders!", fino al guitar hero di "Rock Problems", tra i riff inarrestabili e gli assoli dirompenti della Gibson di Tad Kubler.
Citazione a parte merita la conclusiva "A Slight Discomfort", un progressive al confine con lo space-rock ricco di atmosfere soffuse e psichedelia, inframmezzato da percussioni regolari che segnano il tempo di una marcia maestosa e avvincente, mentre lentamente la voce di Finn si congeda in dissolvenza.

"Heaven Is Whenever" è pertanto un album di passaggio, che evidenzia notevoli discontinuità e disomogeneità, ma che fortunatamente ha comunque qualcosa da dire perché non passi del tutto inosservato.

(03/05/2010)

  • Tracklist
  1. The Sweet Part Of The City
  2. Soft In The Center
  3. The Weekenders
  4. The Smidge
  5. Rock Problems
  6. We Can Get Together
  7. Hurricane J
  8. Barely Breathing
  9. Our Whole Lives
  10. A Slight Discomfort
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