Sharon Van Etten

Epic

2010 (Ba Da Bing!) | songwriter, alt-folk

In questi anni di sovraesposizione e di bulimia, imbattersi in un pugno di canzoni in grado di fissarsi nella mente è davvero una cosa preziosa. Già l'energica strimpellata dell'iniziale "A Crime" ha da dire la sua sulla forza espressiva di Sharon Van Etten, sulla sua voglia di scacciare lo stereotipo che vede le cantautrici come esempi di stilnovismo moderno, malinconiche e indifese, diafane incarnazioni nascoste timidamente dietro alla chitarra. La voce di Sharon, invece, pare essere sempre in pieno controllo di se stessa e delle proprie emozioni: dolente ma assertiva, piena di rabbia e rimpianti ma catartica come un temporale estivo.
Così la ragazza sforna un disco, questo "Epic", che, pur essendo del tutto tradizionale e tradizionalista - con tanto di azzeccata dedica ai Fleetwood Mac - ha dalla sua un certo groove che ne fa un prodotto godibile e profondamente affascinante.

Un fascino che, a quanto pare, ha colpito nel segno nel mondo musicale statunitense, in particolare quando sue canzoni sono state oggetto di cover da parte di colossi come Bon Iver e National. Tutti, da quel momento, si sono dedicati alla scoperta di questa Sharon, già autrice di un più scarno esordio l'anno scorso ("Because I Was In Love"). È tutta qui, probabilmente, l'"epica" di questo sophomore: l'aggiunta di una band vera e propria (con Cat Martino, Meg Baird e Jessica Larrabee ai backing vocals), lo scorrazzare tra generi e stili nel denso spazio di sette canzoni.
Con colpi sfrontati come la classicissima ballata pop di "Don't Do It" e quella più attuale di "DsharpG", una litania al mellotron tra Bat For Lashes e St. Vincent, Sharon mostra - finalmente! - di non considerare l'ambito del cantautorato folk una nicchia in cui rintanarsi a raccontare il proprio disagio e le proprie traversie sentimentali. Nella semplice raffinatezza, nel sapore confidenziale e leggiadro di "One Day" (eccoli, i Fleetwood Mac) sta tutto il suo approccio sì folk- nella strumentazione e nel candore domestico - ma anche e soprattutto pop. Quello che serve per riportare davvero il genere a ciò a cui dovrebbe naturalmente tendere, ossia allo status riconosciuto di musica popolare.

Tutto qui, insomma: sette canzoni senza fronzoli, prendere o lasciare. Ma non è un caso che Justin Vernon si sia lasciato irretire dall'eterea, dolorosa ballata di "Love More", da quel delicato saluto, da quell'elegia del cuore. Per una volta possiamo dire che non si tratta di pura casualità se Sharon Van Etten sarà un nome da ricordarsi negli anni a venire.

(08/11/2010)

  • Tracklist
1. A Crime
2. Peace Sign
3. Save Yourself
4. DsharpG
5. Don't Do It
6. One Day
7. Love More
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