My Bloody Valentine

EPs 1988-1991

2012 (Sony Music) | shoegaze

I My Bloody Valentine sono uno di quei casi, alquanto rari (tra i quali, per esempio, i Sex Pistols, i Joy Division e gli Stone Roses) di band in grado d'imporre uno standard e un'impronta sonora con un risicatissimo numero di uscite. Due, per la precisione, i loro album sulla lunga durata - entrambi capisaldi di quell'ibrido, crudo e sgraziato prima, elegante e ipnotico poi, di melodia e distorsioni rumoristiche che sarebbe passato alla storia sotto la definizione di shoegaze. Ma oltre a questi lavori la discografia della band vanta anche la presenza di sei extended play: i primi tre ancorati alle radici dark-punk che segnarono l'inizio della loro carriera, i restanti, invece, cronologicamente e stilisticamente contemporanei ai due long-playing.
A ventun anni di distanza dall'uscita del capolavoro "Loveless", apice probabilmente della produzione shoegaze tutta, la Sony pubblica questa raccolta che riunisce i brani inseriti negli ultimi tre (cronologicamente) Ep, assieme a una selezione di rarità e a tre brani inediti, in un'operazione non troppo dissimile da quella attuata per i Cocteau Twins in "Lullabies To Violaine", né per tipologia né per importanza. Se il valore storico dei due album in studio è infatti innegabile, per lo sviluppo, la diffusione e la trattazione dello shoegaze, le tracce "relegate" negli Ep di quello stesso periodo riescono per la gran parte a raggiungere un livello quasi eguale, risentendo di notorietà minore solo per via del formato di pubblicazione.

Il primo dei due compact disc che compongono la raccolta si apre con le track provenienti dall'Ep "You Made Me Realise", di un anno antecedente l'album di debutto "Isn't Anything" e ancora marcatamente pervaso di nevrotiche radici punk, dove a svettare, nonché ad allontanarsi da queste tendendo maggiormente al sound del futuro, sono soprattutto la title track (nell'evidente memoria dei Sonic Youth), il pop-folk della sublime "Cigarette In Your Band" e l'odissea di echi beatlesiani "Slow". Dopo alcune b-side del singolo "Feed Me With Your Love" (uscito come lancio di "Isn't Anything") tocca a un altro Ep, "Glider" - vero e proprio spartiacque per le sonorità della band - proporre quattro dei momenti migliori dell'intera loro produzione, sulla strada che li condurrà un anno più tardi a "Loveless": un ipnotico sentore dream prende il sopravvento, stuprato nuovamente dalle stesse sonorità applicate in precedenza alle oscure trame punk. Così, "Soon" prevede con circa cinque anni di anticipo quel che sarà il sound dei Radiohead, l'alterata visione di "Don't Ask Me Why" va ad applicare scenari psichedelici ai sogni eterei dei Cocteau Twins, "Off Your Face" interpreta inquietudini claustrofobiche con accezione garage e la title track si getta di petto nel mondo del noise puro, sfiorando molto da vicino il caos fonico dei Dead C.

Il secondo cd presenta per primi i componenti dell'Ep "Tremolo", una sorta di "apripista" di "Loveless" e dalla cui magniloquenza dista ben poco. La catarsi eterea di "To Here Knows When" è la quintessenza dello shoegaze, presentata peraltro in una versione registrata su un'audiocassetta del 2006, molto più pura e diretta. "Swallow" riporta di nuovo ad armonie dolci e lugubri al contempo in un incontro tra Xtc e Jesus And Mary Chain. "Honey Power" risucchia in vortici di rumore silenzioso un cabaret à-la-Bauhaus, mentre il dramma caustico di "Moon Song", epico nel suo essere dimesso, affianca ed interseca una languida malinconia decadente con le costellazioni folkedeliche dei Charalambides.
È ora il turno delle rarità e degli inediti: prima due strumentali estratti da un 7'' allegato alla bonus edition di "Isn't Anything", radicalmente opposti fra di loro: delicato, ambientale e quasi "pulito" il "No. 2", schizofrenico e rumoroso il "No. 1"; poi la versione completa di "Glider" dall'Ep omonimo (già presente nella sua versione originale nel primo cd), che dilata per dieci minuti le abnormi distorsioni surrogate nei tre della versione canonica, e "Sugar", una rara ma non eccezionale b-side del singolo "Only Shallow". Infine, i tre inediti per la prima volta disponibili per l'ascolto, quasi tutti probabilmente risalenti alle session di "Isn't Anything": "Angel", una spensierata e melodica psych-pop-song circondata da muri di feedback, "Good For You", un non brillante ritorno alla minimale crudezza di un punk scanzonato, e il conclusivo e trattenuto urlo di "How Do You Do It".

Al di là dell'inequivocabile qualità che ha contraddistinto praticamente ogni uscita della band, il vero cuore di questo doppio sta, molto più che nelle (non)-"sorprese" degli inediti, nella riproposizione di brani di caratura sopraffina, che non avrebbero sfigurato in nessuno dei due album della band e pubblicati invece in un formato non in grado, forse, di donare loro la visibilità che avrebbero meritato, ovvero la stessa riservata ai due long-playing. Questa raccolta mette in risalto, a distanza di due decadi, una collezione di piccoli tesori nascosti dall'enorme ombra dei due fratelli maggiori, figurandosi come una vera e propria guida all'ascolto, un'enciclopedia sonora in grado di descrivere al meglio il breve percorso di una delle band più importanti degli anni 90, e di farlo escludendo dalla tracklist ogni riferimento ai due unici, meravigliosi dischi da essi prodotti, ma servendosi esclusivamente di una serie di gemme fino ad oggi mai così valorizzate.

(24/05/2012)

  • Tracklist

Disc One

  1. You Made Me Realise
  2. Slow
  3. Thorn
  4. Cigarette In Your Bed
  5. Drive It All Over Me
  6. Feed Me With Your Kiss
  7. I Believe
  8. Emptiness Inside
  9. I Need No Trust
  10. Soon
  11. Glider
  12. Don't Ask Me Why
  13. Off Your Face

Disc Two

  1. To Here Knows When
  2. Swallow
  3. Honey Power
  4. Moon Song
  5. Instrumental No. 2
  6. Instrumental No. 1
  7. Glider (Full Length Version)
  8. Sugar
  9. Angel
  10. Good For You
  11. How Do You Do It
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