Suicide, Jesus & Mary Chain, DNA e Bauhaus così come il primo Blank Dogs o i Soft Moon meno stratificati sono le nuvole dense di radioattività di un cielo a strapiombo su una mente labile.
È carico di paranoie e lisergia il trittico di apertura “Jubilee” -“Seeking Love”–“Dead Inside”, una corsa impazzita verso la fine della strada dove si trova una quiete mortale, una sospensione a mezz’aria fra le voci frammentate di “Liebe Machen” dove le chitarre prima furiose e metalliche penzolano a morto in cielo grigio piombo. La corsa continua nel delirio sintetico di “Sodoma” e in quello ectoplasmico di “Homesick”, che ci preparano al momento di tenue bellezza di “Lizards”. Tutto diviene più sottile e meno grumoso, drum machine e chitarre costruiscono uno sfondo cosmico su cui la voce di Nathalie Bruno (cantante del progetto Phosphor) si costruisce una nicchia, un angolo di opaca luce astratta. È questa un’apparizione sacerdotale che introduce l’ultimo passaggio, quello della salvezza finale, sebbene apparente. “Embraced Forever” infatti sembra la conclusione della ricerca, della dannazione e della inquietudine, lo spazio si dilata e si rarefa, peccato che una morbosa paranoia sembra nascondersi dietro le pieghe della luce.
12/01/2014