Elevators To The Grateful Sky

Cloud Eye

2014 (Transubstans Records) | hard-psych, stoner

Gli Elevators To The Grateful Sky non temono di manifestare ai quattro venti le proprie predilezioni musicali. In pochi casi al mondo le radici di una band sono state tanto evidenti sin dalla ragione sociale prescelta, una sintesi fra 13th Floor Elevators e Grateful Dead, tanto per mettere subito in chiaro le cose: siamo nel mondo dell’hard psichedelia.
Poi, dentro, i quattro rocker di Palermo (con alle spalle una robusta gavetta trascorsa in formazioni della scena metal siciliana, più o meno estrema) ci frullano anche porzioni di Led Zeppelin, Kyuss e Black Mountain, per un disco che non potrà non piacere a chi si è infatuato di tutta la scena neo-psych e post-stoner degli anni Zero.

“Cloud Eye” è il loro primo album, che segue il già ben accolto omonimo Ep d’esordio, ma oggi i ragazzi son cresciuti, e le loro composizioni si fanno sempre più mature e consapevoli. C’è tanta elettricità, sin dall’opener “Ridernaut”, traccia che poi evolve in una lenta pinkfloydiana dissolvenza ad alto contenuto lisergico. “Red Mud” è un carro armato lanciato a tutta velocità, e anche la successiva “Turn In My Head” non è certo meno potente.
“Sirocco” mostra tutto l’amore per i Queens Of The Stone Age, “Xander Groove” è una scheggia di appena diciannove secondi, la title track risulta intrisa di avvincente hard blues. Ma gli Elevators sanno affiancare ai riff granitici i giusti cambi di tempo e le opportune pause dinamiche, come avviene nella prima parte della strumentale “Mirador”.

Chiaro che siamo al cospetto di un lavoro largamente derivativo, ma la band siciliana evita il giochetto di spacciare per proprie certe trovate musicali, bensì mostra un’innata capacità nell’elaborare e centrifugare diverse influenze, costruendo un album che, pur non spiccando per personalità, mostra comunque indiscutibili capacità tecniche e di scrittura.
Con “Cloud Eye” gli Elevators To The Grateful Sky confermano di essere in grado di sviluppare un prodotto che possa mostrarsi dichiaratamente internazionale, sdoganandosi dalla provincia cronica italiana, e Sandro Di Girolamo si mette in luce come cantante dotato e credibile, supportato da una chitarra dirompente e da una sezione ritmica roboante: il risultato è garantito.

(13/05/2014)

  • Tracklist
  1. Ridernaut
  2. Sonic Bloom
  3. Red Mud
  4. Turn in my Head
  5. Mirador
  6. Handful of Sand
  7. Upside Up
  8. Sirocco
  9. The Moon Digger
  10. Xander Groove
  11. Cloud Eye
  12. Stonewall
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