Accantonata la parentesi pastorale di “Paper Mâché Dream Balloon”, i King Gizzard & Lizard Wizard ritornano a celebrare il caos, concretizzando il loro percorso stilistico con uno degli album più intensi e creativi della loro carriera.
Chitarre a raffica, tremolanti influssi blues e vortici di cosmic-rock intrecciano una serie di accordi ripetuti ad libitum, con leggere variazioni strutturali frutto di una maggiore attenzione alle risorse dello studio di registrazione.
Concept album non tanto dal punto di vista delle tematiche quanto per quello sonoro e stilistico, “Nonagon Infinity” è in realtà una suite che beneficia di una potente personalità e di una variegata scrittura, ancor più evidente e percepibile con ascolti ripetuti e approfonditi. Garage, punk, psichedelia, progressive, hard-rock sono di nuovo protagonisti del meltin-pot della band, che, con esuberante spontaneità, mette in gioco l’aspetto più impulsivo della sua musica, affidando al prezioso incrocio delle due batterie il corpo centrale delle composizioni.
Album esemplare e maturo, “Nonagon Infinity” offre una delle migliori rielaborazioni della furia punk nell’incalzante vortice chitarristico di “Big Fig Wasp”, mentre “Road Train” evoca i migliori Motorhead, ma tutto l’album resta fedele a una possente ed elaborata sinfonia space-rock alla Hawkwind.
Le prime note di “Robot Stop” non lasciano comunque spazio a dubbi o incertezze, lo spessore ritmico e chitarristico fa da padrone, conciliando il passato (“Evil Death Roll”) con il presente (“Mr. Beat”) in un pregevole affresco multicolore che certifica lo stato di salute della moderna psichedelia. La vera sorpresa dell’ultimo artefatto della band è quella di approfondire uno stile musicale considerato volubile, attraverso una consistente iniezione di creatività e un tour de force strumentale di rara efficacia.
“Nonagon Infinity” è destinato a consolidare definitivamente il nome della band, con una serie di brani che annunciano live set infuocati e trascinanti. Si va dal quasi dumb-metal di “People-Vulture” all’irriverenza bluesy di “Wah Wah”, passando per le ossessioni punk di “Gamma Knife” giungendo infine nelle braccia del jazz-lounge di “Invisible Face”, una serie di tasselli di un’inattesa e grandiosa suite che rimette definitivamente in moto una delle formazioni più ardite e imprevedibili del panorama contemporaneo.
09/09/2016
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