Terzo album di musica microtonale per gli inarrestabili King Gizzard & The Lizard Wizard, compendio dell’ultimo album in studio “K.G:”, completamento della trilogia Microtonal Tuning Trilogy iniziata nel 2017 con “Flying Microtonal Banana”, nonché una delle pagine più leggere e variegate del gruppo australiano.
“L.W.” approfondisce ed espande le già sperimentate assonanze con la psichedelia turca. Come moderni dervisci, Stu Mackenzie e compagni tessono una ricca tela di variazioni sul tema, ingannando il fruitore distratto con una leggerezza timbrica degli strumenti che è in verità frutto della registrazione a distanza dei vari elementi, ma anche del commiato del batterista e manager Eric Moore (ruolo ora assunto da Michael Cavanagh).
Il meccanismo che agita le acque del gruppo psych-rock non si è ancora arrugginito, anzi si arricchisce di sfumature acid-folk-world, amalgamando raga indiani e armonie desert-blues in una delle tracce più oniriche e ipnotiche del proprio repertorio, “Static Electricity”, accennando sonorità prog-rock con tanto di wah-wah e voci mistico/rituali (“Pleura”).
I King Gizzard & The Lizard Wizard non restano ancorati alla natura concettuale della musica microtonale, tant’è vero che la sporcano non solo con riff arabeggianti ma anche con modalità western, funk e synth-pop (“If Not Now, Then When?”), sfiorando un potenziale hit single nella giostra di world music e psychedelic-rock di “O.N.E.” e inciampando appena su improbabili ibridazioni ritmiche in “Supreme Ascendancy”.
Per una band che continua imperterrita nel pubblicare dischi live a sorpresa – l’ultimo, appena uscito è “Live In Melbourne 2021” – la discografia in studio assume sempre di più l’aspetto di un campionario dal quale estrarre meraviglie per i futuri concerti.
Non stupisce dunque che gli album scivolino senza troppe sorprese e innovazioni: molti brani non fanno altro che migliorare alcune intuizioni già elaborate – la virtuosa danza mediterranea di “East West Link” – o anticipare potenziali ambiti creativi ancora inesplorati, come il rock teutonico di “Ataraxia” e il minimalismo Reich-iano di “See Me”.
Ultimo ma non ultimo arriva anche il brano predestinato a rinvigorire l’entusiasmo per una formula comunque rodata e ampiamente digerita, ovvero la lunga “K.G.L.W.”, alla quale non mancano elementi di spicco e un barocchismo hard-rock solido e grintoso. Un brano altresì idoneo ad alimentare la curiosità per le future gesta dei giocolieri della psichedelia contemporanea.
“L.W.” è un passo avanti rispetto a “K.G.”, ma non è un grosso passo avanti rispetto al passato. Come ha dichiarato il chitarrista Joey Walker: “Una parte di me pensa che sia la cosa migliore che abbiamo mai fatto. E una parte di me pensa che sia la cosa peggiore”. Non ditegli che probabilmente ha ragione.
30/03/2021
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