Gli esordi di Colleen erano un delicato germoglio con radici sparse nelle sinfonie da camera del passato, con la morbida reinterpretazione della musica barocca di “The Golden Morning Breaks” e i cenni schaefferiani di “Colleen et les boites à musique”. A partire da “Les Ondes Silencieuses”, Cecile cominciò a indagare la sua personale visione della musica neo-classica, costruendo un ponte tra i loop “melanconici” di William Basinski e le sinfonie neo-minimaliste di Yann Tiersen, fino a perdersi in una foresta di voci stratificate e ipnosi acustiche contenute in quell’altro capolavoro che fu “The Weighing Of The Heart”.
L’ultimo capitolo del viaggio astrale di Colleen risaliva al 2015, quando, con l’altrettanto interessante “Captain Of None”, la compositrice accolse tra i suoi caroselli sonori, una quantità sempre maggiore di incursioni sintetiche, arpeggi etnici e persino qualche momento dub, dissolto nelle danze minimaliste della title track ed “Eclipse”.
La title track è un’istantanea di luce e aria composta da un Pocket Piano e un recentissimo Septavox, che crea una preziosa operetta di songwriting elettronico (ben al di là dei classici James Blake e Imogen Heap) con tanto di coda ambient memore del migliore Eno.
L’altro elemento fondamentale della svolta elettronica di Colleen è l’arguto utilizzo del tempo degli arpeggi, che tra “Another World” e “One Warm Spark” lambiscono nuovamente i mondi più dinamici dell’elettronica (sfiorando la techno-ambient) pur facendo a meno di bassi e drum machine. Di stampo esplicitamente folk, emergono i sussurri di “Summer Night (Bat Song)”, che intonano dolcemente “You’re hunting so close/ I hear your wings beating”, e la riflessione leopardiana a suon di tintinnii di “The Stars vs Creatures”.
26/11/2017