Duncan Browne

Planet Earth: The Transatlantic/Logo Years 1976-1979

2017 (Cherry Red) | songwriter, glam, prog, pop

Non è facile definire un musicista come Duncan Browne. Il suo profilo artistico appare frammentario, la sua presenza nella storia del rock è vicina al nulla e anche il breve successo della band, che mise su insieme a Peter Godwin agli albori della new wave (i Metro), non ha mai trovato spazio nelle enciclopedie, lasciando nel limbo una discografia interessante e ricca di spunti. 

È il 1968 quando, dopo la poco fortunata esperienza con il duo folk Lorel, Duncan Browne pubblica il suo esordio “Give Me Take You”, un piccolo capolavoro di folk-prog prodotto da Andrew Loog Oldham, ricco di echi del miglior Donovan e anticipatore delle pagine più cristalline di Nick Drake, ma il fallimento dell’etichetta Immediate dà il primo stop alla carriera del musicista inglese.
Non fu più fortunato il suo ritorno discografico del 1973, che passò inosservato nonostante il successo del singolo “Journey”. In verità la dea bendata non ha mai amato il giovane Duncan, che per un attimo d’indecisione si trovò fuori dai progetti di Keith Emerson, proprio quando quest’ultimo era pronto lasciarsi dietro l’esperienza con i Nice per formare gli Emerson, Lake & Palmer.

Da folksinger di belle speranze a sessionman il passo è breve: il musicista resta così nell’ombra, in attesa che si risvegli la sua musa. L’incontro e il sodalizio artistico con Peter Godwin coincide con una svolta pop-glam per una notorietà ancora una volta effimera. Ed è a questo periodo che guarda il doppio cd “Planet Earth”, pubblicato dalla Cherry Red, che ripropone il disco con la band e i due successivi album da solista.
Pur anticipando alcune idee estetiche e musicali del new romantic (in particolare Duran Duran e Japan) l’esordio dei Metro ("7,5") non fa breccia nel pubblico, pur includendo un brano destinato a diventare un piccolo classico del genere, ovvero la scandalosa “Criminal World” che anni dopo David Bowie includerà nel suo “Let’s Dance”, generando l’ennesima riscoperta del talento di Duncan Browne (anni prima era toccato al suo esordio del 1968 diventato oggetto di collezionismo a tre cifre).

Accompagnato da una copertina di dubbio gusto, il successivo album solista “The Wild Places” ("6") è un tentativo in parte maldestro da parte della casa discografica di capitalizzare il successo cult (e tardivo) di “Criminal World”.
Indeciso, spaesato, Duncan non riesce a resistere alle pressioni del mercato, svenduto come una pallida imitazione di Bryan Ferry, il musicista si rifugia nei cliché stilistici della sua ex-band. L’album offre un curioso mix tra le vellutate e ambigue sonorità dei Roxy Music e un prog-rock leggermente addomesticato alle regole del pop; i due eccellenti musicisti John Giblin e Simon Phillips stemperano con classe l’orgia di tastiere di Tony Hymas sottolineando la buona scrittura delle canzoni.
La title track fa una breve comparsa nelle classifiche, entrando perfino nel repertorio di Iain Matthews e di Barry Manilow, ma è nella vena romantica e sognante di brani come “Roman Vecu”, “Planet Earth” e “Kisarazu” che è rintracciabile la nuova dimensione sonora del musicista inglese. Tranne un’estemporanea rock’n’roll (“Crash”) il resto dell’album mostra ambizioni alla King Crimson (“Camino Real – Part 1,2 and 3”, “Samurai”), che rimangono purtroppo intrappolate in digressioni strumentali non molto originali seppur piacevoli.

A un anno esatto di distanza, l’artista pubblica un nuovo album, “Streets Of Fire” ("7"), un progetto che consolida le atmosfere e la formazione di “The Wild Places” con una scrittura più a fuoco e una serie di canzoni degne della sua fama. Alcune forzature sono ancora evidenti, come l’arrangiamento in stile Dire Straits di “Fauvette”, ma l’album è il più maturo e coeso dai tempi dell’esordio. Quello che rende apprezzabile la ristampa della Cherry Red è l’aver reso giustizia al progetto, che nelle innumerevoli versioni in cd è stato amputato e modificato in maniera irresponsabile e criminale.
La versione editata di tre minuti e trenta secondi di “Streets Of Fire”, che ha sostituito in tutte le precedenti edizioni la versione originale di otto minuti e dieci secondi, sacrificava una delle pagine migliori del musicista: un eccellente strumentale alla maniera degli 801 di Phil Manzanera. Le influenze prog fanno ancora capolino in “Things To Come” e nella più evanescente “Cancion De Cuna Steet Echoes”, un altro brano eliminato dalle precedenti ristampe in cd.
Mentre “American Heartbeat” ritorna nei paraggi del raffinato glam di “Criminal World”, la sensuale e raffinata “She’s Just A Fallen Angel” rimette in campo le atmosfere più malinconiche e romantiche, con una ballata resa ancor più intensa dal sax di Dick Morrissey e da un sapiente uso delle tastiere. Una menzione a parte merita “Nina Morena”: un sensuale flamenco intriso di folk e prog dall’intricata struttura armonica e lirica, che senza alcun dubbio si candida come il miglior brano del nuovo corso stilistico.

La raccolta recupera anche due inediti, una delicata “China Girl” (nulla in comune con la canzone di David Bowie e Iggy Pop) e una più vezzosa “The Toys”, ultime incisioni per la Transatlantic/Logo. Anni dopo Duncan ritornerà in classifica grazie al tema principale della colonna sonora della serie tv “Traveling Man”, nel frattempo i primi due album sono sempre più ricercati dai collezionisti e anche alcune ristampe in cd diventano in breve dei veri e propri collector item.
Purtroppo il rinnovato interesse di critica e pubblico non corrisponde a un periodo felice per il musicista, che appena 46enne muore dopo una lunga lotta con un tumore. Pubblicato postumo, “Songs Of Love And War” riporta agli onori della cronaca il nome di Duncan Browne. Nel frattempo arriva anche un leggero, seppur tardivo, successo di vendite dei suoi primi due album, ristampati rispettivamente da Sony ed Emi. Con la pubblicazione di "Planet Earth" si chiude finalmente un cerchio, facendo luce anche sulla produzione dei tardi anni 70, un'interessante riproposta che forse meritava una rimasterizzazione con stardard più elevati.

(26/06/2017)

  • Tracklist
  1. Criminal World
  2. Precious
  3. Overture to Flame
  4. Flame
  5. Mono Messiah
  6. Black Lace Shoulder
  7. Paris
  8. One-Way Night
  9. Jade
  10. Criminal World (Single Edit)
  11. The Wild Places
  12. Roman Vecu
  13. Camino Real (Pts 1, 2 and 3)
  14. Samurai
  15. Kisarazu
  16. The Crash
  17. Planet Earth
  18. Fauvette
  19. American Heartbeat
  20. She's Just a Fallen Angel
  21. Streets of Fire
  22. Nina Morena
  23. Things to Come
  24. (Restless) Child of Change
  25. Cancion De Cuna Street Echoes (for M.)
  26. China Girl
  27. The Toys
  28. The Wild Places (Single Edit)
  29. Camino Real (Pts 2 and 3) (Single Edit)
  30. Streets of Fire (Single Edit)