Francesco De Leo

La Malanoche

2018 (Bomba Dischi) | psych-pop

Ai meno attenti riguardo gli sviluppi della musica italiana contemporanea, il nome di Francesco De Leo, classe 91, potrebbe non dire molto. In proposito, è quindi utile ricordare come egli sia stato dal 2008 al 2017 la voce, la penna e la mente dietro L’Officina della Camomilla, un progetto che a posteriori possiamo definire tra i più infelici a cui l’informe scena indie del nostro paese abbia dato i natali.
Nata come band di bedroom-pop lo-fi, col tempo l’Officina ha cambiato più volte formazione nonché genere di riferimento, passando dapprima a un acerbo guitar-pop di matrice Strokes-iana, quindi a una sorta di avant-rock dagli echi noise e orchestrali, invero pretenziosa e assai poco convincente. In tutto ciò, nel 2014, De Leo ha pure pubblicato un album solista, “Soutine Twist”, caotico e nichilistico, passato totalmente in sordina anche tra le fila del pubblico “alternativo”.

La deriva pop presa dall’indie italiano da circa tre anni a questa parte deve aver convinto De Leo a riprovarci. Ed è bene sottolinearlo subito: “La Malanoche”, il primo album pubblicato dal Nostro sotto Bomba Dischi, è finora la più interessante tra le sue prove discografiche, soliste e non. Prodotto da Giorgio Poi, musicalmente l’album sembra quasi una naturale evoluzione del “Fa Niente” di quest’ultimo, uscito l’anno scorso: “La Malanoche”, infatti, esibisce uno psych-pop avvolgente e sognante, fatto di chitarre melliflue e riverberate, ritmiche lente, tastiere narcotizzanti e sparuti rimandi acid-jazz (il sax del singolo “Muse”). Una formula che tutto sommato fa di questo disco un unicum all’interno della musica italiana, una sintesi tra il dream-pop acido di certe uscite Captured Tracks e la popedelia dei Tame Impala pre-“Currents”. Qualcosa, insomma, che da queste parti non si era ancora ascoltato.

Dove però De Leo punta a eccellere, fallisce rovinosamente: i testi, che l’autore ha probabilmente pensato come poesie a metà tra il simbolismo e la scapigliatura, odorano in realtà di artificiosità. Non c’è dignità letteraria, ma solo tanto manierismo e povertà di contenuti. Nelle liriche de “La Malanoche” ritroviamo proprio tutti i cliché di una poetica che vorrebbe essere definita ermetica e maudit, ma che in realtà appare costruita ad hoc, incollata a un’estetica furba e pensata per fare presa su uno specifico tipo di pubblico. E così incontriamo “gli alcolici portoghesi” e “i bicchieri di Pastis", la droga (ancora?) nelle sue più disparate forme (“eroina/cocaina nella sera verde milonga”, “pillole ad Ibiza”, oltre all’hangover che dà il titolo al brano conclusivo), sogni di evasione di un provincialismo quasi nauseabondo (“andiamo a rischiare la vita/ nella malavita parigina”) e l’autolesionismo delle “ragazze dello zoo di Torino” che “come una lametta nelle vene fanno un buco nella gabbia”, utile solo a ricordarci, ancora una volta, che esiste un confine netto tra l’ermetismo e il nonsense più povero.

E c’è pure “Lucy”, quella che nel ritornello scopriamo essere “nel cielo coi diamanti” (sigh!) e quindi solo l’ennesimo prodotto di un citazionismo fine a se stesso. Inoltre, il continuo shift linguistico che permea questi testi, fluidi nel passare dall’italiano allo spagnolo all’inglese (e altre lingue ancora), appare in realtà come un mero esercizio di stile, stucchevole e lontano dalla raffinatezza della "Mademoiselle Boyfriend" di Bianconi, a cui una canzone come “Heroin Chic” vorrebbe rifarsi.
C’è poco da fare: De Leo è ancora un pessimo paroliere, uno che ha ingurgitato quantità industriali di Baustelle, De Gregori e Ciampi senza però assimilarne un minimo dell'essenza poetica. Peccato che un disco così interessante sul piano musicale crolli su quello letterario, dove un po’ più di onestà e molta meno presunzione sarebbero bastate per fornire un accompagnamento lirico di livello. Invece, ciò che ci troviamo ad ascoltare è un'opera che non riesce a stare in piedi, pretenziosa fino all’ultimo, snob anche nei confronti dei suoi stessi pregi. E il dubbio che questi ultimi siano solo merito del produttore d’eccezione si fa pericolosamente certezza.

(23/04/2018)

  • Tracklist
  1. Mylena
  2. Muse
  3. Heroin Chic
  4. Andiamo a Rischiare La Vita (La Malanoche)
  5. Lucy
  6. Lo Zoo di Torino
  7. Ammazzati
  8. Hangover


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