Multistrumentista, ma soprattutto abile batterista, Louis Cole è noto per far parte dei Knower, duo diventato famoso grazie a un’intensa attività su YouTube. Il nome di Cole è familiare anche a chi ha l’abitudine di spulciare le note di copertina di un vinile o di un compact disc (certo su Spotify o con un Mp3 è impossibile farlo), avendo egli collaborato con musicisti famosi come Seal e Thundercat.
La cooperazione quasi decennale con Genevieve Artadi per il progetto Knower e i primi due album da solista sono stati caratterizzati da un piacevole e bizzarro pop, ispirato alla fantascienza e ai videogiochi anni 80, a volte imprevedibile e originale. Per “Time” il musicista rispolvera il proprio passato di studente presso la prestigiosa USC Thornton School of Music ed ex-membro della band di Bob Mintzer, mettendo le sue attitudini jazz al servizio di un funky-pop frizzante e intelligente.
Louis Cole si reinventa novello Quincy Jones, realizzando un disco ambizioso, raffinato, potente ed elaborato, più adatto a un ascolto hi-end che a una fruizione in streaming. Quello che rende differente “Time” è la qualità della scrittura: brani come “Weird Part Of The Night”, “Phone” e “When You’re Ugly” hanno il ritmo giusto per evocare la geniale fusione di black music e pop alla Prince/Michael Jackson. La musica di Cole possiede anche un briciolo di ironia e disincanto, che, centellinato con sapienza, rende l’effetto deja-vu molto stuzzicante.
Non stupisca l’interesse di Flying Lotus, che ha scritturato l’artista per la sua etichetta brainfeeder, la versatilità e la dinamicità della musica di Cole non poteva trovare miglior alloggio.
L’album alterna divertenti brani synth-pop-funky alla Scritti Politti (“Freaky Times” e “Real Life” – quest’ultimo impreziosito da un assolo di Brad Mehldau) a ballate che non sfigurerebbero nel repertorio di Prince (“Everytime”) o in quello degli Earth Wind & Fire (il titolo è tutto un programma: “After The Load Is Blown”), scivolando con la suadente “A Little Bit More Time” verso il moderno soul-jazz di Thundercat, che ricambia l’amicizia con Cole nel pregevole uptempo di “Tunnels In The Air”.
Un tocco di eleganza orchestrale (“Trying Not To Die”, “More Love Less Hate”, “Last Time You Went Away “) completa lo scenario, aggiungendo un briciolo di magia a un album che, pur con qualche citazionismo di troppo, ridà dignità al termine entertainment.
04/10/2018