The Carters

Everything Is Love

2018 (Sony / Roc Nation) | pop-soul, rap

E giunse a lieto fine anche la più tormentata saga della telenovela Mr. e Mrs. Carter. Una saga cominciata nel 2016, quando il magnificente “Lemonade” di Beyoncé rivelò al mondo l’infedeltà del marito Jay-Z (Shawn Carter), lo stesso che l’anno seguente ammise il tradimento con l’introspettivo “4:44”, un’opera rap lacerata dai sensi di colpa. Superata la crisi, con questo “Everything Is Love”, ottimista già dal titolo, la più potente (e ricca) coppia del pop mondiale vuole celebrare la rinascita del suo matrimonio a suon di black-music levigata e lussureggiante.

Ci sono ritmiche trap un po’ ovunque, tanto soul, ricchi arrangiamenti per fiati e venature jazzy a fare qua e là da contrappunto. E ovviamente ci sono loro, i due coniugi Carter, con la loro aura da indistruttibili magnati dell’industria musicale. La causa nera, diciamolo, stavolta passa decisamente in secondo piano; “Everything Is Love” è in sostanza un pretesto per mettersi in mostra, per celebrare e farsi celebrare. Un manifesto di potere, in fondo, e poco più.

Poco più, perché al netto della sua imponente grandeur estetica, questo lavoro stringe poco di memorabile. Beyoncé e Jay-Z non sembrano divertirsi troppo; sono felici, ma non abbastanza sciolti da tradurlo in una musica vitale e frizzante. Tutto scorre liscio, gradevole, ma non resta impresso. E sì che l’inizio è promettente, con una “SUMMER” che decanta l’amore in codici non stucchevoli, una raffinata ballata condita di soul e fiati jazz dove brillano sia il virtuosismo melodico di Beyoncé che la scrittura di Jay-Z. Ma non si può dire lo stesso già della successiva “APESHIT”, una noiosa trappata auto-celebrativa che coinvolge pure Pharrell alla produzione e i Migos ai controcanti, prima che la strofa di Jay ammazzi del tutto l’attenzione.

Da qui in avanti il disco scorre piuttosto inoffensivo, con pochi sussulti. Emergono di sicuro “NICE” (sorta di nu-gospel a-là Chance The Rapper), “FRIENDS” (il secondo pezzo puramente trap, più profondo e coinvolgente del primo) e “BOSS” (ancora auto-celebrativa, ma pregevole nel suo arrangiamento neo-soul). I restanti brani hanno nella produzione il loro punto forte, ma a livello di scrittura lasciano poco - da segnalare “713”, che interpola una bizzarra rilettura del beat e del testo di “Still D.R.E.” con la melodia della “Summer Love” di Justin Timberlake. Circondata da tanto sfarzo, “BLACK EFFECT” accenna in maniera stonata e un po’ fuori luogo all’orgoglio di essere neri, poco prima che la conclusiva “LOVEHAPPY” celebri definitivamente la rinata stabilità coniugale, con Beyoncé a cantare le parole definitive: “You did some things to me/ But love is deeper than your pain/ And I believe you can change, baby”.

L’abbiamo già detto e ripetuto: l’album non è dei migliori. Ma un’opera così grossa non può che lasciarci qualcosa, tra impressioni e speranze. Ciò che è lampante è come la forza trainante tra le due sia quella di Beyoncé, superiore su tutta la linea al marito - come artista, performer, icona. La speranza è che, archiviata questa fase narcisistica, la causa black possa tornare ad avere nei Carter i due influenti attivisti di cui ha bisogno, e non quelli che ad oggi, con tanta malizia ma con un fondo di ragione, potrebbero anche apparire come due furbi speculatori.

(21/08/2018)



  • Tracklist
  1. SUMMER
  2. APESHIT
  3. BOSS
  4. NICE
  5. 713
  6. FRIENDS
  7. HEARD ABOUT US
  8. BLACK EFFECT
  9. LOVEHAPPY


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