Gary Wilson

The King Of Endicott

2019 (Cleopatra) | art-pop, outsider music

Si fa sinceramente fatica a seguire il nuovo corso discografico di Gary Wilson, ormai incontrastato sovrano dell'outsider music statunitense, preda di una botta creativa che non stenta a calare: tra lavori in proprio o cointestati, dal 2015 a oggi ben 12 album presentano il suo nome in copertina, con sommo godimento dei fan e frustrata dannazione dei critici. Una carriera weird da manuale, in fin dei conti, con tutti i crismi della cult-beatificazione: 1. Disco stralunato, preveggente e ignorato al momento dell'uscita ("You Think You Really Know Me", 1977, bizzarra raccolta di proto-electro-wave a bassa fedeltà registrata in casa e distribuita autonomamente), con contorno di oltraggiosi concerti e puntuali attestati di stima da parte dei Residents; 2. Sparizione ventennale dalle scene, scoraggiato dall'incomprensione del pubblico; 3. Amore incondizionato di un collega famoso (Beck, in questo caso) che ne riporta a galla il nome; 4. Riscoperta tardiva in pompa magna, con riesumazione dell'uomo dalle tenebre (addirittura assoldando un investigatore privato!), ristampa autorizzata del disco e inevitabile documentario d'accompagnamento ("You Think You Really Know Me: The Gary Wilson Story", 2005); 5. Seconda giovinezza artistica, tanto iperattiva quanto parca era stata la precedente, con annesse collaborazioni più o meno improbabili (R Stevie Moore, RootsEarl Sweatshirt).

Chi è oggi Gary Wilson? Un consumato stregone del bubblegum pop, un po' George Clinton un po' Arthur Brown, che con "The King Of Endicott" torna fisicamente e mentalmente nella propria città natale per snocciolare l'ennesimo saggio di idiosincratica stravaganza, ancora una volta in bilico tra melodia cristallina e follia latente. Una dicotomia che poggia sulle due, antitetiche esperienze alla base della sua formazione musicale: lo storico concerto dei Beatles allo Shea Stadium nel '65, cui assistette, e una serie di chiacchierate con John Cage in persona, che invitò un appena quattordicenne Wilson a casa sua dopo essere stato contattato dall'estroso ragazzino.
Quindici brani per trentacinque minuti che non fanno una grinza (particolarmente deliziose "The Town Of A Thousand Lights", "I Think I'm Falling In Love" e la title track), mettendo in fila noci di burro glam, grattugiate funky-soul e allacci psichedelici in un'amabile zuppa retro a base di frizzanti tastierine d'annata, senza trascurare inserti di nonsense rumoristico ("Lugene Lived In Johnson City", "Another Dimension") e trucchi da rock opera (l'introduzione e il finale). Da Ariel Pink ai MGMT, da Connan Mockasin a MacDeMarco, in tanti farebbero carte false per accaparrarsi queste sciroppose pepite glitter.

Nella consapevolezza che potremmo ritrovarci un nuovo lavoro tra le mani prima della fine dell'anno, non resta che godersi ancora una volta l'irresistibile talento di questo pittoresco sessantacinquenne, personaggio che non potremo mai "pensare di conoscere davvero".

(16/02/2019)



  • Tracklist
  1. The King Of Endicott (intro)
  2. The Town Of A Thousand Lights
  3. The Lonely Park
  4. Walking In The Rain Tonight
  5. I Think I'm Falling In Love
  6. The King Of Endicott
  7. I Don't Want To Be Alone
  8. Lugene Lived In Johnson City
  9. I Dream Of My Secret Girl
  10. Midnight In Endicott
  11. A Perfect Day In Endicott
  12. May Walked Away
  13. Another Dimension
  14. It's Summer Time
  15. Hail To The King


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