Modern Nature

How To Live

2019 (Bella Union) | alt-pop, post-rock, psych-folk

E’ sempre più difficile per un artista catturare l’attenzione del pubblico, ma non è raro incrociare progetti discografici che meritano un’attenta valutazione. Inatteso e incantevole, “How To Live” è senza dubbio uno egli esordi più interessanti dell’anno in corso, un disco che mette a dura prova il moderno cinismo critico, un concept-album visionario ed energico. Le premesse sono usuali, un gruppo di musicisti già provati dall’illuminazione dell’ispirazione, in cerca di nuove forme creative: Jack Cooper (Ultimate Painting, Mazes), Will Young (Beak, Moon Gangs), Aaron Neveu (Woods), Jeff Tobias (Sunwatchers) e Rupert Gillett. 

Preceduto dall’ Ep “Nature”, l’esordio della formazione britannica è un progetto dalle trame fosche, ipnotiche, eppur dotate di una motilità inusuale, complessa, che abbraccia jazz-rock, kraut-rock, folk, psichedelia, minimalismo industrial, e post-rock. Abbandonate le prevedibili tenerezze della psichedelia anni 60 e 70, Jack Cooper apre le porte a uno spettro sonoro articolato, la cui natura non è sempre palese. La scelta del nome della band non è casuale, Modern Nature (nome preso dal titolo dei diari del giardino di Derek Jarman) identifica l’intreccio tra passato rurale e moderna realtà urbana, una sinergia abilmente rappresentata nel folk alla Philip Glass di “Nightmares”, o nell’onirica liturgia dream-folk a fil di voce che pian piano fa implodere un corpo lirico a base di archi e percussioni di “Criminals”.

I Modern Nature non hanno l’impellenza di esibire tecnicismi o ambizioni sibilline, tutto viene curato con una lentezza vellutata e sinuosa, le canzoni a volte si reggono su poche note che si riflettono come in una casa di specchi, il minimalismo diventa sontuoso, imponente, tra accordi di sax che graffiano le note fino a modificare una struttura che assomiglia a una versione folk-jazz dei Kraftwerk (“Footsteps”), o al contrario accarezza placide arie psych-folk in “Peradam”.
E’ una musica ricca di spazi apparentemente vuoti, quella del gruppo inglese, disturbata dal convulso stop and go di “Seance”, o dal ritmo robotico che tiene salda la rotta più simil-rock di “Nature”.

E’ evidente che la sequenza di “How To Live” è un percorso, un tragitto dal caos urbano alla pace della natura, ed è nel finale che infatti la band si converte ancor di più alla malinconica dolcezza del folk visionario di Nick Drake e Tim Buckley (“Oracle”, “Devotee”).
Non è rivoluzionaria, la musica dei Modern Nature, i ritmi mai possenti eppur vitali, le chitarre morbidamente psichedeliche e mai virtuose, i crepuscolari e struggenti inserti di violoncello, sax e synth non bramano rivoluzioni estetiche prominenti.
“How To Live” non fa altro che catturare quell’affascinante dicotomia che è stata alla base di “Spirit Of Eden” dei Talk Talk e del susseguente post-rock. La musica della band inglese è però diversa, insolitamente ricca di energia e ottimismo: una fuga dal caos cittadino, frutto di consapevolezza e non di forzature ideologiche. Ed è in questo senso di liberazione e trascendenza emotiva che affonda le radici l’intreccio intensamente spirituale di un album che, per qualità della scrittura e degli arrangiamenti, è destinato a lasciare il segno.

(04/10/2019)



  • Tracklist
  1. Bloom
  2. Footsteps
  3. Turbulence
  4. Criminals
  5. Seance
  6. Nightmares
  7. Peradam
  8. Oracle
  9. Nature
  10. Devotee






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