C’è un’interessante chiave di lettura dietro il quarto album di Nick Waterhouse, ed è racchiusa nell’ostinazione dell’occhialuto musicista di Los Angeles di voler raccontare l’America attraverso i suoni sensuali e rozzi del primo r’n’b, del rock’n’roll, del blues contaminato di jazz e del boogie.
Sono in fondo gli elementi base di quella musica americana che ha fatto da crossover linguistico tra bianchi e neri, contrassegnando indelebilmente la storia del rock statunitense. Il musicista e produttore (c’è il suo zampino dietro alcuni dischi dei Allah Las), ne ripristina i tratti acerbi e naif che hanno ispirato sia Mose Allison che Van Morrison, non a caso ha scelto di registrare tutto – live in studio – con la complicità del co-produttore Paul Butler (Michael Kiwanuka, Devendra Banhart).
Intitolato semplicemente “Nick Waterhouse”, il nuovo album del musicista californiano ne mette definitivamente a fuoco le doti d’autore e arrangiatore, con undici tracce pulsanti e lievemente malinconiche, scandite dal tipico suono twang della Telecaster, dal tono sordo dei tom tom, dalle note languide del sax, dai coretti alla Phil Spector e dall’errabondo e svogliato tocco del basso.
E’ un album potenzialmente perfetto per un viaggio on the road: l’alternanza di swing, ritmi più lenti, e scariche di adrenalina in chiave sixties, tengono costante l’attenzione, tra un r’n’b in stile Amy Winehouse (“By Heart”), deliziosi soul a tempo di surf-beat (“I Feel An Urge Coming On”) e groove contagiosi alla Fats Domino (“Wreck The Rod”).
E’ senza dubbio l’album più vario e completo di Nick Waterhouse, viscerale e grintoso quanto basta per richiamare sia i Them (il delizioso singolo “Song For Winners”) sia i Rolling Stones (la grintosa “Man Leaves Town”), finendo per emulare perfino la vena retrò dei mitici Stray Cats nella scheletrica e pungente “Which Was Writ”.
E’ comunque il soul di New Orleans alla Irma Thomas il vero motore di queste undici tracce: lo puoi sentir vibrare nella sensuale “Undedicated”, lasciarsi contaminare da ritmi r’n’b in “Black Glass”, o farsi cullare da poche note di jazz nella languida “Thoughts & Acts”.
Quarto atto di una carriera in costante ascesa, l’ultimo album di Nick Waterhouse è il più avvincente e maturo, un progetto destinato a rivelarne il talento anche ai non fan del genere, quelli che nell’approcciarne le qualità non riusciranno a resistere al trascinante boogie strumentale di “El Viv”, consapevoli che anche l’animo più intransigente ha bisogno a volte di lasciarsi andare e che questa è senza dubbio l’occasione giusta.
10/03/2019