Gli anni 80 paiono proprio non voler morire mai. Specialmente negli States, paese che, evidentemente, sulla lunga distanza, ha dimostrato di aver cresciuto una gioventù sintetica che ha resistito al passare del tempo molto più di quanto non sia accaduto con l’Inghilterra. Il sottobosco di sintetizzatori e di sonorità glaciali e post-punk pervade la bandiera a stelle e strisce già da anni, e
The Present Moment giunge con “Split” al quarto disco.
Milton Scott, californiano di Los Angeles, voce e polistrumentista, nonché unico e solo titolare del progetto, sembra voler suggerire, col titolo dell’album, la natura di questo disco, spezzato in due tronconi, in due momenti molto diversi tra loro. Il lato A del vinile scritto, suonato e prodotto in Germania con la collaborazione del fedele Philipp Münch (The Rorschach Garden) risponde alle regole del minimalismo sintetico che ormai domina all’interno della foltissima scena.
Il nostro Dottor Scott, però, sembra uno di quei pochi che dagli 80 ha anche raccolto una delle lezioni fondamentali: la struttura melodica. Il
songwriting. Pare perciò privo di quell’approccio nichilista imperante che quasi si vergogna dell’arrangiamento e della melodia, e che preferisce affidarsi al gelo di infiniti riverberi e pochissimi accordi allungati.
No, Milton ha il cuore caldo, e lo dimostrerà all’interno di un disco che va in crescendo, che muta e progredisce traccia dopo traccia. E se il cantato di “Remember You” suona come quello di un
dandy su distese gelate, “New Day (In Another Dimension)” richiama il
Fad Gadget più “addomesticato”. Il pezzo è anche il rifacimento della “A New Day” presente su “Loyal To A Fault
”, il disco del 2011 prodotto dalla italiana Mannequin. Stesso arrangiamento ma un piccolo
revamp dei suoni.
Scritto, registrato e prodotto a Los Angeles, questa volta con l’aiuto di Justin Dunn (The Luxury), è, però, il lato B a riservare le cose migliori e più interessanti. Quando, dunque, il percorso di “Split”, in costante sviluppo, inizia a stratificarsi, a cercare l’arrangiamento elegante. “Running For Miles” percorre i binari dei
Depeche Mode, ma quella chitarra sembra proprio deviare il convoglio verso il muro
Floyd-iano. Il passo felpato di “Looking In” è sorretto da sinuosi arpeggiatori su cui si incastrano un elegante violino, una chitarra funk e una linea melodica sontuosa e determinata e
beat industriali a fare da collegamento tra i reparti, per uno dei pezzi più convincenti del disco.
Ancor di più, sorprende la piccola perla che va a chiudere il disco. Nonostante un’apertura distorta, le chitarre e la linea melodica di “Piece Of You” non possono non riportare alla mente la stagione più malinconica della new wave, attraverso linee melodiche e chitarre che richiamano i Chameleons, fino a un’apertura del refrain in cui aleggia lo spettro dell’epicità Ultravox, per una delle interpretazioni vocali più convincenti mai rilasciate da Milton Scott.
Probabilmente, a oggi, la miglior prova di The Present Moment.
03/04/2019