Backxwash

God Has Nothing To Do With This Leave Him Out Of It

2020 (autoprodotto) | industrial-hip-hop, experimental-hip-hop, horrorcore

Nel 2019 abbiamo avuto un album angosciante e peculiare come “The Origin Of My Depression”, ma anche il più aggressivo e tagliente “There Existed An Addiction To Blood”: hanno in comune lo spettro della catastrofe, resa da entrambi (anche) attraverso aggressivi e violenti rumori industriali e cacofonie assortite. La titolare del progetto Backxwash è una transgender zambiana trasferitasi in Canada che in "God Has Nothing To Do With This Leave Him Out Of It" parla dei tormenti di trans in una società cisessuale già affrontati da Uboa, ma con un suono vicino all'amalgama industrial-horrorcore del capolavoro dei Clipping. 

Ne scaturisce un disco che allo stile delirante dell’Ep "F.R.E.A.K.S." (2018) unisce l'aggressività e l'inquietudine emerse nel successivo Ep "Black Sailor Moon" e nel mini-album "DEVIANCY" (2019), questa volta organizzato in un, seppur ancora assai breve, formato album: 10 brani per appena 22 minuti. La scarsa quantità lascia un po' delusi, ma l'esperienza d'ascolto è tanto intensa da compensare almeno in parte. Nei brani si concentra, infatti, un'estetica violentemente irrequieta che usa nella title track un lamento dei
Black Sabbath per un violento rap gotico e in "Black Magic" inserisce fendenti di chitarre distorte e desolanti melodie funebri in un trap-metal ansiogeno.

L'industrial-hip-hop di "Spells" sembra trasporre la sfilata di orrori emotivi dei Korn in un nuovo contesto musicale, mentre "Black Sheep" punta sull'ossessivo loop cacofonico accoppiato al rap serrato per distinguersi.
"Hell's Interlude" sfrutta un canovaccio dark-ambient e introduce "Into The Void", probabilmente il momento maggiore: a passo lento il beat meccanico sospinge un rap disperatissimo, che ha qualcosa dell'esasperazione dei
Flipper e di Big Black, ma anche il suono dei Gravediggaz portati alle estreme conseguenze.
Rimane, dopo, il vuoto minaccioso in cui rimbalza la batteria di "Adolescence" e la rabbia bruciante di "Amen", l'hardcore-hip-hop inzuppato di violenza e psicosi e squarciato da cori liturgici. "Heaven's Interlude" è una cartolina di serenità resa irriconoscibile da mostruosi scarabocchi assordanti, che funge da ponte per il finale con "Redemption", meno densa nell'arrangiamento: un attimo di pace dopo un viaggio nell'inferno della mente.

Sempre in bilico sull'orlo dell'abisso, attraversato da tensioni laceranti che riflettono i limiti di una società violentemente intollerante, "God Has Nothing to Do With This Leave Him Out Of It" scansa le ovvietà dell'hip-hop contemporaneo e si afferma come un lavoro personale e creativo. Se solo avessimo avuto un pugno di brani in più, poteva trattarsi di un lavoro eccezionale.
Da ascoltare facendo attenzione ai testi, brevi e pregnanti
flash sulla vita dell'autrice e sull’essere neri e trans nel 2020. Tristemente pubblicato nei giorni seguiti alla morte di George Floyd.

(15/06/2020)



  • Tracklist
  1. God Has Nothing to Do With This Leave Him Out of It
  2. Black Magic feat. Ada Rook
  3. Spells feat. Devi McCallion
  4. Black Sheep
  5. Fatherfake - Hell's Interlude
  6. Into the Void feat. Malldate
  7. Adolescence
  8. Amen
  9. Skin - Heaven's Interlude
  10. Redemption


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