Boris

NO

2020 (Autoproduzione) | rock, heavy

Premere il tasto Play dopo tanti anni sulla prima traccia di un disco degli alfieri del suono estremo nipponico equivale anche a chiedersi: cosa ci aspetterà questa volta? Dopo aver ascoltato le tentacolari aperture del Boris-sound tra drone, shoegaze e post-rock in “Love & Evol” e l'esperimento concettuale con gli Z.O.A. di “Refrain”, cosa ci riserva il nuovo giro? Nel caso di "NO" la risposta arriva subito chiara e devastante.

Rilasciato solo su Bandcamp il 3 luglio (giorno in cui i proventi vanno esclusivamente alle band), "NO" è risposta e reazione agli ultimi delicati mesi, segnati dall'emergenza Covid-19. Autoprodotto, registrato e “disegnato” da Fangsanalsatan (ovvvero il moniker di Atsuo) agli Sound Square 2020, "NO" è pura furia inarrestabile. Da sempre sapienti nel calibrare il loro eclettico talento compositivo e altrettanto impeccabili nel sistemare la migliore della tracklist, i nostri partono con i sei minuti di “Genesis”, dove il suono della chitarre afferra subito l'ascoltatore trascinandolo in un gorgo di riff ruvidi e lenti. Come dichiarato dalla band sui social, la canzone è stata composta avendo come nume tutelare Henry Rollins, che ha avuto l'opportunità di ascoltare il lavoro in anteprima e rivolgere parole d'elogio al gruppo.
Dopo questo inizio tra heavy e doom, i giapponesi piazzano un terzetto di brani che faranno la felicità di chi li rivoleva riascoltare scatenati e diretti. Le cavalcate punk-hardcore cantate in lingua madre di “Anti-Gone”, “Non Blood Lore” e “Temple Of Hatred” devono aver messo a dura prova la stabilità delle pareti dello studio.

Nulla di nuovo per chi conosce i tre, basti pensare a "Pink" di qualche anno fa, ma la nuova attestazione di energia - dopo una carriera discografica e un'attività live di rara intensità - arriva al momento giusto, sia per le loro recenti pubblicazioni, sia per chi attualmente cerca qualcosa di più heavy e fresco. Con lo sludge di “Zerkalo” si rallentano i battiti ma non la cattiveria. Poi, l'arrivo delle altre rapide e letali stilettate: “HxCxHxC - Parforation Line" (appunto), i due minuti martellanti di “Kikinoue”, “Lust” e “Fundamental Error”, rifacimento di un brano dei conterranei Gudon. Per quanto feroce, l'orecchio attento troverà comunque intatta la bravura dei Boris: dalle trame di batteria passando per gli intrecci al fulmicotone tra le chitarre di Takeshi e Wata.
Si chiude con  “Loveless”, il primo singolo, irrefrenabile cavalcata con alle redini la band che Simon Reynolds in "Retromania" battezza come “i mostri del meta-rock”.

Arriva così il finale di “Interlude”, a voler non tanto far riposare i timpani, quanto consolarli per la fine della festa al massimo dei decibel. Una festa a cui speriamo di poter tornare a partecipare live prima possibile.

(11/07/2020)

  • Tracklist
  1. Genesis
  2. Anti-Gone
  3. Non Blood Lore
  4. Temple of Hatred
  5. ZerkaloHxCxHxC -Parforation Line
  6. Kikinoue
  7. Lust
  8. Fundamental Error
  9. Loveless
  10. Interlude


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