CMON

Confusing Mix Of Nations

2020 (Mexican Summer) | indie-pop-dance

Ancora delizie retrò dal fronte newyorkese, ad opera di Josh Da Costa e Jamen Whitelock, due ex-membri della band indie-pysch-pop Regal Degal (Da Costa recentemente al servizio dei Drugdealer), che scendono in campo con un progetto pop dance dai contorni naif e singolari.
Chitarre e drum machine sono i due fronti strumentali creativi dell’esordio dei CMON, anche se non è bizzarro immaginare Josh e Jamen alle prese con giradischi e diavolerie da dj nell’atto di elaborare le gommose e saltellanti pop song, dove si fondono l’estro di Ariel Pink e l’incalzare ballabile degli ultimi Tame Impala.

Il titolo dell’album “Confusing Mix Of Nations” è ricavato da una scritta che compariva in cima a un divisorio posto in un negozio di dischi per indicare un’assortimento di album provenienti da vari parti del mondo, un’illuminazione per Josh Da Costa, cresciuto in Belgio e con la famiglia residente ad Amsterdam, nonché nato a New York da genitori provenienti dai Caraibi, oltretutto lo stesso Jamen, pur vivendo a Miami, ha origini taiwanesi.
Il mix non è solo etnico ma musicale, con i due musicisti che saccheggiano a piene mani nel mondo di Lcd Sodsystem e affini, con un occhio alla new wave, al funk, all’italodisco, con un piglio trasognante e lievemente malinconico, che rende le nuance dance e synth-pop lievemente sobrie, quasi alla Field Mice.
L’esordio dei CMON è un album pop a pieno titolo, ballabile, ricco di melodie rimarchevoli, malleabile e stilisticamente flessibile, moderno e vintage, mai eccessivo nelle citazioni e ricco di personalità e classe, insomma una vera sferzata di energia e una ventata di freschezza che di questi tempi è più che benvoluta.

Il riverbero di synth, percussioni e chitarre è istantaneamente magnetico: con “Coo” la band mette subito in mostra le carte migliori con una melodia rubata ai Charlatans immersa in un groove elettro-dance che lascia senza fiato, ripetendone la magia nel jangle-pop in chiave disco di “Celluloid”, e nel malinconico glam-funky alla Talking Heads di “Mindboggling”, tre brani che da soli valgono l’ascolto.
La drum machine di “Good To Know” è sì decisa e autorevole ma il potenziale lirico è quello dei Pet Shop Boys migliori, “Dreamfucking” non sfigurerebbe nel repertorio dei Trembling Blue Stars, le movenze white-soul di “Peter Pan” sono piacevoli, le ardite sonorità di “Base” indicano sviluppi futuri interessanti, e che dire del refrain alla A Flock Of Seagulls di “Sam”, o del loop da trance-dance della notturna “Zoo”, e del potente disco-rock finale di “Letdown”, tutti potenziali singoli di un album che suona come una chiamata alle armi: è tempo di muovere il corpo per ristorare l’anima e “Confusing Mix Of Nations” è il miglior sottofondo possibile.

(14/06/2020)



  • Tracklist
  1. Coo
  2. Good To Know
  3. Dreamfucking
  4. Celluloid
  5. Mindboggling
  6. Peter Pan
  7. Sam
  8. Zoo
  9. Base
  10. Letdown






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