Louis Philippe & The Night Mail

Thunderclouds

2020 (Tapete) | chamber-pop, songwriter

Anno prodigo per i fan di Louis Philippe: un album di inediti (“Unheard (Rarities, 1991-2009)”), un fantastico gemellaggio con Stuart Moxham (“The Devil Laughs”) e infine un nuovo lavoro, il primo con una band per il musicista francese, nonché ex-chef e commentatore sportivo.

Ad accompagnarlo, il trio dei Night Mail, formato dal chitarrista austriaco Robert Rotifer (già membro degli Electric Eels e collaboratore di Darren Hayman, Judy Dyble e John Howard, nonché amico di vecchia data di Philippe), il bassista Andy Lewis (dei londinesi Spearmint) e il batterista e chitarrista Ian Button (Thrashing Doves, Death in Vegas, Sergeant Buzfuz). Formazione incontrata durante un tour nel quale il trio accompagnava Robert Foster, anche se i nostri lettori li ricorderanno in compagnia di John Howard. Non meno importanti sono le due guest star dell’album, ovvero l’ex-violinista dei Big Big Train Rachel Hall e il trombettista Shanti Jayasinha.

Autore e produttore di molte perle del catalogo El, consigliere della Cherry Red per alcune importanti ristampe, produttore e collaboratore di Clientele, High Llamas, Testbild, Anthony Adverse, Louise Le May, La Buena Vida etc., Louis Philippe viene spesso racchiuso nell’angusta definizione di autore baroque-pop: una semplificazione eccessiva per un artista dal raro talento compositivo.
Dopo tredici anni di assenza, “Thundeclouds” è un progetto pericolosamente sotto osservazione da parte dei fan del musicista, ma le tredici canzoni sono autentiche perle, un campionario tra i più riusciti dell’artista. E’ difficile restare indifferenti: in un solo istante il musicista francese spazza via anni e anni di inutili ricerche del sacro graal del sophisticated-pop, effettuate da ardimentosi ma non altrettanto dotati autori. Basta a certificarlo l’elegante arrangiamento di fiati e la notevole gamma armonica che introducono violino, voce e melodica nelle ricche trame di “Rio Grande”, una canzone che realizza il sogno di chi ha sempre immaginato una collaborazione tra i Left Banke e gli Steely Dan.

Con un simile biglietto da visita, il resto di “Thunderclouds” potrebbe essere anche mediocre e nessuno si lamenterebbe, ma è impossibile tacere di “Living On Borrowed Time”, una girandola di armonie e emozioni pop-jazz che ha il fascino di un film noir anni 60, o della struggente e misteriosa ballad che dà il titolo all’album: uno slow-jazz leggermente dissonante e crepuscolare, un piccolo gioiellino sulla scia di Robert Wyatt che nel finale sfiora l’apoteosi chamber-folk. Sono amabilmente tipiche dello stile di Philippe le due caliginose e avvolgenti ballate da notte parigina, sostenute da un tempo di valzer, agghindate ora di elegante minimalismo (“Once In A Lifetime Of Lies”), ora di sensualità e pudore (“Fall In A Daydream”).
Proposte meno consuete e più coraggiose tengono alta la varietà espressiva di “Thunderclouds”: un insolito e originale gospel-folk, “Love Is The Only Light”, l’evanescente favolistica celtica di “Do I” e l’esotico strumentale in stile Cotton Club di “Willow”. Poco convenzionale anche l’altro strumentale del disco, “Alphaville“, un incrocio di poche note che intercettano strumenti dissonanti creando un gioco di illusioni che introduce la sequenza più intensa e ricca di pathos dell’album.

Arie neoclassicheggianti, dotate della stessa prestanza sonora del Joe Jackson di “Body And Soul”, strutturano l'elegante complessità armonica di "No Sound", prezioso assaggio dell’incredibile gamma lirica e dinamica di “The Man Who Had It All”: una mini-suite che ruba la musa di Brian Wilson e Sean O’Hagan per affidarla al fantasma di Irving Berlin.
In questa atmosfera da moderna "West Side Story", ben si inserisce il folk tropicale e sensuale a tempo di danza di “The Mighty Owl”, mentre le note della conclusiva “When London Burns” catturano quei pochi residui di poesia notturna che ancora animano l’oscurità delle metropoli, tra luci al neon che si spengono e orchestrali che ripongono nelle custodie i loro strumenti, affidando al ricordo e alla sensibilità dell’ascoltatore quell'eco poetica e creativa destinata e tenergli compagnia a lungo.

Un ritorno in gran forma per Louis Philippe, una conferma della genialità di uno degli autori più raffinati e titolati della musica pop più colta.

(09/12/2020)

  • Tracklist
  1. Living On Borrowed Time
  2. Once In A Lifetime Of Lies 
  3. Rio Grande
  4. Willow
  5. Fall In A Daydream
  6. Thunderclouds
  7. Love Is The Only Light 
  8. Alphaville
  9. No Sound
  10. The Man Who Had It All
  11. The Mighty Owl
  12. Do I
  13. When London Burns




Stuart Moxham & Louis Philippe su OndaRock
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