Makaya McCraven & Gil Scott-Heron

We're New Here - A Reimagining By Makaya McCraven

2020 (XL) | jazz

Con quale sfida complessa si è misurato Makaya McCraven. L'enfant prodige della scena jazz di Chicago e punta di diamante del catalogo International Anthem viene chiamato da Richard Russell della XL Recordings a realizzare e pubblicare, esattamente a dieci anni dall'uscita, una versione "ri-immaginata" di "I'm New Here" (XL, 2010), testamento musicale di Gil Scott-Heron prodotto dallo stesso Russell. Nell'album originale, sofferto e liberatorio, Heron cercò di riprendere in mano la propria carriera - consacrata dal secondo album, "Pieces Of Man" (Flying Dutchman, 1971), caposaldo della cultura afroamericana - e la propria vita - devastata dalla dipendenza dalle droghe e dal carcere - attraverso una narrazione in prima persona con quella capacità unica, da cantore e poeta, di restituire all'ascoltatore il "dentro" e il "fuori" delle vicende narrate, allo stesso tempo.

Operazioni come quella di XL con McCraven sono chirurgiche e per questo molto delicate. Inizialmente l'ascoltatore resta stranito, piuttosto che dall'abitudine all'ascolto dell'originale, dal risentire quella stessa voce in brani con una veste completamente diversa. In questo caso il nuovo immaginario tracciato da McCravem più che definire e presentare la struttura "nuda" delle canzoni - come avevano invece fatto Heron e Russell nelle versioni originali - sorregge e penetra la melodia e il racconto creando un paesaggio musicale in costante mutazione, tra scrittura e feel da presa diretta, disegnato da McCraven con un gruppo di musicisti tra cui Jeff Parker (Tortoise, Chicago Underground Quartet) alla chitarra e Junius Paul al basso.

Possiamo mettere da parte il remake-remix che Jamie XX realizzò di questo album, trovandoci stavolta su coordinate personali e culturali assai diverse, che molto hanno a che vedere col concetto di "posizionamento del soggetto" (subject position), sull'inscrivere la propria esperienza personale, artistica e culturale all'interno di quella di una collettività più ampia, consci di un senso di responsabilità così presente nella comunità afroamericana e jazz di Chicago, così come nelle ricerche culturali e artistiche di Matana Roberts e Camae Ayewa (Moor Mother, Irreversible Entanglements, Black Quantum Futurism).
"On Coming From a Broken Home", brano diviso in due parti che apriva e chiudeva l'album, nel "reimagining" diventa un filo rosso in quattro stazioni con mood e sound differenti, che definisce gli snodi narrativi: "Special Tribute", "The Patch", "Lily Scot" e "Guided".

All'inizio del disco bisogna subito prendere le distanze da quell'incipit in cui le splendide parole di Heron erano accompagnate dal campionamento di "Flashing Lights" di Kanye West. Nell'incipit di McCraven - una breve rincorsa per spiccare il salto - il polistrumentista adopera alcuni nastri pre-esistenti con performance dei genitori, entrambi musicisti professionisti, per sfociare velocemente nel secondo brano. Qui si apre in maniera più chiara lo spartiacque tra i due immaginari di arrangiamento: la "I'm New Here" di Heron - scarna, acustica, folk quasi fosse accompagnata da Nick Drake alla chitarra, più che dal Bill Callahan al quale paga tributo - viene "ri-immaginata" come una fantasmagoria musicale in due tempi, accompagnata da una schiera di strumenti come arpa e kalimba e sostenuta da un coro - "I Did Not Become Someone Different/ That I Did Not Want to Be/ But I'm New Here/ Will You Show Me Around?" - in un gioco costante di reiterazioni e piccole variazioni.

Nell'ultimo disco Heron cercava di mettersi in connessione con vecchi e nuovi generi nella loro essenza ontologica e stilistica (il folk in "I'm New Here", il rap in "Me And The Devil", il soul in "I'll Take Care Of You", l'elettronica in "Running"), sperimentando con lo spoken word e gettando un ponte con gli eredi contemporanei, come Neneh Cherry e Camae Ayewa. McCraven assume l'urgenza espressiva che connotava il disco facendolo assurgere, "a posteriori", allo status di opera sia popolare sia colta. La sua visione fantasmagorica è un viaggio immaginario nei generi che parte proprio dal punto a cui Heron era arrivato. Così il folk di "Running" diventa rap, "Blessed Parents" un interludio free-jazz, il gospel elettronico di "New York Is Killing Me" una danza acid-jazz caraibica, così come "People Of The Light" è guidata da un sax no wave sbilenco à-la James Chance in dialogo coi morbidi fraseggi di Parker, altro protagonista della scena jazz contemporanea di Chicago. La cosa importante è rimanere nel flusso e farsi condurre traccia per traccia dove ti porta il disco, che regala diverse epifanie.

A volte McCraven spinge forse troppo i brani nelle nuove direzioni che delinea, più che altro rischiando di aver costruito una tessitura musicale fin troppo fitta da lasciare impigliate nelle proprie maglie le parole di Heron, che sono invece assolute protagoniste del disco originale. A chiudere "Me And The Devil", che trasforma le atmosfere trip-hop della versione originale in un rap che tributa la memoria familiare - il loop degli ottoni presi da un brano registrato dal padre Stephen, ex-collaboratore anche di Archie Shepp, come in più parti del disco - e quella rap old school dei collagists De La Soul. Il brano si chiude con un infuocato assolo funk-rock di Parker, increspato da passaggi modali dal sapore jazz.

Makaya McCraven si è preso la responsabilità - che gli è stata data - di accostarsi alla figura di Gil Scott-Heron e mettere il suo estro di arrangiatore, produttore e performer al servizio dell'immaginario del poeta-cantautore di Chicago, col giusto sano "egoismo" di chi sa far risaltare le proprie capacità. Il risultato è un dialogo tra mondi che, ascolto dopo ascolto, vanno a sovrapporsi e a coincidere a tratti nella forma e certamente nelle intenzioni esplorative, in un processo di scrittura musicale che ha la propria sostanza nel potere evocativo: ricordando, rinnovando, innovando sia la ricchezza e la complessità della cultura afroamericana tout court, sia quella della musica popolare, in quanto anche folklore delle comunità, sia quella della musica colta.
Al di là delle sensazioni a "pelle", delle impressioni e delle riflessioni, non si può comunque che dire: chapeau.

(15/04/2020)

  • Tracklist
  1. Special Tribute (Broken Home Pt.1)
  2. I'm New Here
  3. Running
  4. Blessed Parents
  5. New York Is Killing Me
  6. The Patch (Broken Home Pt.2)
  7. People Of The Light
  8. Being Blessed
  9. Where Did The Night Go
  10. Lily Scott (Broken Home Pt.3)
  11. I'll Take Care Of You
  12. I've Been Me
  13. This Can't Be Real
  14. Piano Player
  15. The Crutch
  16. Guided (Broken Home Pt.4)
  17. Certain Bad Things
  18. Me And The Devil
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