Rina Sawayama

SAWAYAMA

2020 (Dirty Hit) | pop-rock, dance-pop, pop-metal

Non stupisce l'ascesa agli onori di cronaca che ha interessato Rina Sawayama. Il chiacchiericcio sorto attorno al suo Ep di debutto, quel “RINA” che faceva propria una rilettura in chiave electro/noise del mainstream a cavallo del millennio, aveva fatto drizzare le antenne di tantissimi, in cerca di una nuova figura che potesse incanalare con successo le istanze di un pop accessibile e allo stesso tempo fuori dagli schemi consueti, capace di tenere i piedi ben saldi sia nei circuiti alternativi che negli ambienti più à-la page. E finora l'autrice, giapponese di nascita ma britannica di estrazione, ha giocato le sue carte alla grande, proponendosi brillantemente come popstar eclettica e cosmopolita, tanto vicina al contesto urban-pop del suo paese di origine quanto interprete convinta dell'emo/punk di quindici anni fa, senza disdegnare una più contemporanea sensibilità electro. In un certo senso, “SAWAYAMA” arriva con tutti i crismi dell'evento, con le aspettative degne di un volto-manifesto, di un'icona che sintetizza le direttrici, queer, eclettiche e culturalmente spigliate, di un'intera generazione pop. L'ambizione è sicuramente lodevole, si arresta però a metà del guado, evidenziando i limiti di una personalità ancora non pienamente definita.

Col fido Clarence Clarity nuovamente in cabina di regia, a co-gestire pressoché in solitaria con Sawayama l'elaborato quadro sonoro da questa immaginato, l'album prova a offrire uno spaccato ancora più ampio della complessa sensibilità sonora dell'autrice, del tentativo di fornire un nuovo contesto all'intera impalcatura pop di vent'anni fa. La prospettiva autobiografica, legata alle insidie del crescere con l'influsso di due culture diametralmente opposte, come a un concetto di famiglia più fluido dei legami sanguigni, personalizza la ricchissima palette sonora, ne adatta le forme al tessuto narrativo, provando a donarle ulteriore slancio. A giudicare dai primi tre singoli distribuiti, l'obiettivo è centrato.
Va in scia pop-metal “STFU!”, in un approccio che collega le Babymetal a Grimes e Poppy, con chitarroni rabbiosi su un'agile melodia r&b, pronta a schiantarsi sul razzismo casual nei confronti degli asiatici. Se “XS” ha invece tradotto i riferimenti r&b anche dal punto di vista sonoro, ponendosi in un crocevia sul quale convergono Hikaru Utada, MISIA e il primo Pharrell Williams (sembra di sentirlo, negli staccati quasi glitch di chitarra), “Comme des garçons” volge invece nella direzione di una house tutta bassi e luccichii, sfacciatamente gaia, pronta a trasportare il “girl power” negli Anni Venti.

È da qui in poi che cominciano però i dolori: dissipato molto del fascino urbano dell'Ep, l'album gioca le sue carte piegandosi da un lato verso un electro-rock dai sovratoni nu-metal (“Who's Gonna Save You Now”, “Dynasty”, col suo dramma enfatizzato, potrebbe essere uscita dalla penna di una Amy Lee), dall'altro verso tiepidi midtempo all'acqua di rose, ora strutturati su lucide cornici synth-funk (“Love Me 4 Me”), ora su terse aperture indietroniche alla Imogen Heap (“Bad Friend”).
L'eclettismo che aveva graziato la prima raccolta qui mette in risalto i limiti di una scrittura spesso povera, che quando sostituisce al sarcasmo una maggiore sincerità cade nei cliché della ballata confessionale (una “Chosen Family” che sfrutta l'appoggio di Danny L Harle per un momento “volemose bbene” non tanto lontano dalla prima Katy Perry) oppure in stranezze assortite che non portano a casa il risultato (le geometrie frammentate di “Akasaka Sad”).
Giusto “Snakeskin”, con l'intro da cantata gotica e la sua produzione sospesa, capace di riadattare la fanfara di Final Fantasy e calarla in un drop di matrice post-dubstep, dà esiti conformi agli obiettivi di partenza: troppo poco, però, per colmare il vuoto lasciato da una mezza dozzina di pezzi tutt'altro che all'altezza.

Rina Sawayama è un grande talento e gli alti contenuti nell'album dimostrano che le capacità non mancano. La trasformazione da crisalide a farfalla è tutt'altro che completa: l'album non mancherà di accattivarsi le grazie di molti, ma non ci si può accontentare di un progetto così pasticciato, specie da parte di chi è stato capace di scrivere brani come “Cyber Stockholm Syndrome” e “Alterlife”.

(23/04/2020)

  • Tracklist
  1. Dynasty
  2. XS
  3. STFU!
  4. Comme des garçons (Like The Boys)
  5. Akasaka Sad
  6. Paradisin'
  7. Love Me 4 Me
  8. Bad Friend
  9. Fuck This World (Interlude)
  10. Who's Gonna Save U Now?
  11. Tokyo Love Hotel
  12. Chosen Family
  13. Snakeskin






Rina Sawayama on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.