Dopo intelligenti depistaggi a base di bizzarrie creative e ingegnose stravaganze, Aaron Lee Tasjan ha trovato la formula alchemica per poter dare vita al perfetto album pop-rock retrò. E’ bastato gettarsi alle spalle titubanze e inutili divagazioni concettuali, conquistando nello stesso tempo un’abilità tecnica essenziale per poter padroneggiare le tante suggestioni evocate.
Il cantautore di Nashville getta nella pentola magica il pop dei Beatles e dei Kinks, il brio più rock di Tom Petty e dei Cars, ma anche un tocco di glam e di Devo-lution, senza esagerare e senza mai perdere di vista la prestanza armonica delle composizioni.
Con un titolo così imperativo, “Tasjan! Tasjan! Tasjan!”, è probabile confondere il quinto disco del musicista con un greatest hits. Le undici tracce sono multicolori, eppur prive di fronzoli. Sembra quasi che Todd Rundgren e Jeff Lynne abbiano lavorato in segreto dietro le quinte: la perfezione degli arrangiamenti è sorprendente. Anche la voluta ovvietà dei testi è funzionale all’uso del linguaggio come elemento ritmico e melodico (“Don’t Overthink It”).
Sono undici canzoni ottime per una riesumazione di Mtv: c’è spazio per la nostalgia degli anni 60 (il surf-pop di “Sunday Women”), per un omaggio alle tentazioni elettro-pop di Tom Petty (“Up All Night”) o per le sempreverdi grazie del power-pop (“Computer Of Love”).
Alla maniera di Jeff Lynne, Aaron Lee Tasjan regge il gioco della musica pop intelligentemente futile (“Cartoon Music”), senza dimenticare di contrapporre alla solarità delle canzoni un lieve tocco di romantica malinconia in stile Beach Boys (“Dada Bois”), o di colorare di britpop la canzone più Beatles-iana del lotto (“Now You Know”). Le melodie sono così intense e solide da reggere il gioco anche con minimi elementi strumentali (“Another Lonely Day”), spavalde al punto da tenere alta la tensione con flebili accordi di chitarra acustica e un tessuto di voci (“Not That Bad”). Infine, nel continuo gioco di citazioni, la psichedelia e il blues primeggiano nella notevole ”Feminine Walk”, riservando il gran finale di “Got What I Wanted” alla profondità poetica di Harry Nilsson e Randy Newman.
Eclettico, ingannevolmente avvincente, retrò ma ricco di tentazioni moderne, figlio dei tempi nel suo indugiare in tematiche sessuali gender-fluid e in ironici attacchi alla tecnologia e al consumismo, “Tasjan! Tasjan! Tasjan!” è pure pop for now people.
13/12/2021