Counting Crows

Butter Miracle, Suite One

2021 (BMG) | roots-rock

Chiedere della nuova musica ai Counting Crows è un po' come fare la carità in mezzo al deserto. In trent'anni di carriera, la band californiana ha infatti pubblicato soltanto sette dischi da studio, uno dei quali è una raccolta di cover. Per non smentire la tradizione, a quasi sette anni dall'ultimo "Somewhere Under Wonderland", i Counting Crows sono tornati con una suite di soli trenta minuti, divisa in quattro brani e accompagnata da una dichiarazione che suona più come un auspicio che come una promessa: "Sto scrivendo la seconda parte", ha dichiarato Adam Duritz, leader del gruppo ed esponente di spicco di quella Generazione X che a metà degli anni Novanta era disposta a lacerarsi i cuori, ma non le vene e neppure i timpani.

Il taglio dei famigerati dreadlocks in tempo di pandemia ha rappresentato la sterzata esistenziale di un Duritz sull'uscio dei sessant'anni, che scopre - parole sue - l'esistenza di altro oltre la musica, tipo vivere una relazione duratura con una donna che ama. Alquanto ironico che questa epifania abbia portato Duritz proprio a scrivere della musica nuova. Si dice che alla impronosticabile gestazione abbia contribuito il prolungato soggiorno nella fattoria inglese di alcuni amici, dove il cantautore ha d'improvviso sentito la necessità di farsi portare una tastiera lasciando che l'ispirazione naufragasse dalla testa alla carta passando per le dita.

Chiunque conosca minimamente la band californiana sa che soffermarsi su Duritz è un atto dovuto, visto che i Counting Crows prima che una band sono sempre stati la propaggine dell'esistenza turbata, romantica e dissociata del proprio cantautore. "August And Everything After", il debutto, con un titolo esplicitamente autobiografico (Duritz è nato nell'agosto del 1964), fu un vero e mai rinnegato manifesto d'intenti: raccontare la propria vita con la compagnia di un pianoforte e di un gruppo di amici.

Nel 2021 a questa compagnia di amici (quasi immutata nel corso degli anni) si è aggiunto Brian Deck, già produttore di Modest Mouse e Iron & Wine. E chissà che non ci sia proprio il suo zampino nell'insolito e leggerissimo anelito di suoni elettronici che soffia su "The Tall Grass", brano d'apertura - nonché episodio migliore - di "Butter Miracle, Suite One", in cui la voce di Duritz - profonda e stranamente roca - si fa strada con incedere incerto e quasi misterioso, su accordi sospesi di settima minore, fino alla sterzata melodica che rievoca l'elettrico e impolverato "Recovering The Satellites" e ricorda a tutti l'abilità di Duritz nel fondere musica e parole in una sostanza sola ("I have one eye open to the rain/ and one pressed to the ground again").

Passare senza soluzione di continuità fra il primo e il secondo brano è un po' come uscire di casa per mettere piede in giardino; "Elevator Boots" canta l'amore per il rock con un suono che si avvicina ai Crows dell'ultimo ciclo, ma sembra la copia peggiore di "Palisades Park". L'irregolare e poetica "Angel Of 14th Street", squarciata da un assolo di tromba e da uno di chitarra (quest'ultimo sul solco delle atmosfere già dipinte dalla bella "Cowboys" di "Saturday Nights & Sunday Mornings") introduce l'ultima frazione della suite, "Bobby And The Rat-Kings", che fa da contrappunto concettuale alla già citata "Elevator Boots" con un'altra accorata lettera d'amore spedita al rock'n'roll, stavolta con opposto mittente: il fan anziché l'artista.
L'ultima canzone di "Butter Miracle, Suite One" strizza l'occhio agli Who e vede Duritz appartarsi dagli altri ciondolando in stile Van Morrison per poi ricongiungersi al resto della band per l'abbraccio finale ("When the Rat-Kings go away/ we'll never be the same again/ again/oh, again/ oh, again/ again", versi che tessono una trama recondita con quelli della vecchia "Einstein On The Beach (For An Eggman)": "No, never be together again/ no no, never never never again").

Al di là delle etichette, è difficile considerare l'ultimo album dei Counting Crows una suite. Ogni canzone mantiene una propria autonomia ed escludendo il formato medley che non lascia spazio a interruzioni tra un brano e l'altro - l'Ep non veicola un messaggio né una trama unitaria (peraltro ogni traccia è stata rilasciata anche in versione single edit). Ad onor del vero, l'uscita del disco è stata accompagnata da un cortometraggio che sviscera la storia di una rockstar piegata in due tra il blocco dello scrittore e i ricordi agrodolci di un passato lontano, ma si tratta di un prodotto sovrapposto a quello musicale, che vive di luce propria.

Chissà che la seconda parte della suite non sveli il senso di un'opera che rimane spuntata e che in definitiva suona come una scarna raccolta di nuovi brani che sembrano la copia di quelli già incisi dai Counting Crows, in un passato più o meno glorioso, più o meno recente.

(20/04/2022)

  • Tracklist
  1. The Tall Grass
  2. Elevator Boots
  3. Angel of 14th Street
  4. Bobby and the Rat-Kings


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